L’altra faccia delle baby squillo

di Andrea Rocchi e Giorgio Ruta

L’altra faccia del fenomeno delle baby prostitute non è fatta di cocaina e abiti firmati, avviene sulla strada tra ricatti e violenza. La maggior parte delle minorenni che vendono il loro corpo sono straniere. Le chiamano “bamboline”. A Torino la situazione è allarmante. Sono soprattutto nigeriane e romene secondo il rapporto “I piccoli schiavi invisibili” elaborato da Save the Children. Hanno spesso appena 14 anni.

Una di queste è Abby, 16 anni, romena. Dopo la morte dei genitori e della nonna che si curava di lei ha deciso di partire per l’Italia sognando di fare la parrucchiera. In tasca un indirizzo di una scuola di formazione e la certezza di un posto di lavoro assicurato. Trova casa con sue due connazionali, ma Abby non sa che sono due prostitute, e quelli che crede essere i loro fidanzati invece sono due protettori. Da qui inizia il calvario di Abby: segregata in casa, sotto lo stretto controllo delle sue coinquiline, senza soldi e documenti, è costretta a vendere il suo corpo nell’appartamento di Torino.

Le ragazze vengono per la maggioranza da contesti familiari problematici. Arrivano in Italia o volontariamente o a volte sono vittima di tratta, spesso vendute dalle loro stesse famiglie.

Le loro storie suonano tutte drammaticamente simili: anche Catarina è arrivata in Italia dalla Romania con il sogno di aprire un bar con quello che credeva essere il suo grande amore. Ma una volta giunti a Torino il suo fidanzato si trasforma in aguzzino e la costringe a prostituirsi. Giovani vite che fruttano tanti soldi a individui senza scrupoli che si approfittano dei sogni e delle difficoltà di ragazze ancora bambine.

“Sono storie drammatiche come ce ne capitano tante – racconta Ornella Obert, del gruppo Abele – sono troppe le ragazze minorenni sfruttate da reti internazionali”. Li puoi trovare nei viali, ma non solo. “Sono tutte controllate da colleghe adulte. Spesso sono queste stesse a proporle ai clienti – continua Obert – ci si scorda spesso che chi va con le piccole prostitute si macchia di un reato gravissimo”. (continua-1)

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