Le scuole pubbliche motore dell’integrazione, ma mancano le risorse

“Nella mia scuola gli alunni stranieri sono più del 90%”. La primaria di via Fiocchetto, parte dell’Istituto Comprensivo Regio Parco, da molto tempo ospita numerosi bambini immigrati o figli di immigrati. “Qui sperimentiamo ogni giorno l’integrazione e abbiamo pensato attività e laboratori artistici per incentivare il dialogo tra i nostri studenti”. La preside Concetta Mascali descrive con soddisfazione il lavoro quotidiano di docenti e personale scolastico nelle sue aule. Una scuola multietnica, aperta all’accoglienza e alla partecipazione.

Tra le iniziative più interessanti a cui partecipa l’istituto, l’orchestra multiculturale “pequeñas huellas”, composta da tanti giovanissimi di diverse nazionalità ognuno con il proprio strumento. “Proprio grazie a uno dei corsi di musica – prosegue Mascali – un bambino cinese riusciva a cantare perfettamente da solista in italiano”. Inoltre si tengono corsi di arabo e di lingue asiatiche, perché gli studenti non dimentichino le proprie la propria cultura di provenienza, “patrimonio da tutelare”.

Una realtà importante, ma come fa notare la stessa preside, “nonostante tutto il nostro lavoro, proprio a causa della multiculturalità le famiglie italiane iscrivono altrove i propri figli. Verrebbe da chiedersi <<chi è straniero?>>”.

Quella di via Fiocchetto non è l’unica scuola ‘multietnica’. Non lontano da Regio Parco, in corso Novara, c’è l’Istituto Benedetto Croce, parte dei tre plessi “Croce – Morelli – Verga”. Qui la percentuale di studenti stranieri si aggira complessivamente attorno all’85%. “Ma non perché gli italiani non vogliono iscriversi da noi, semplicemente perché quest’area di Torino è abitata prevalentemente da immigrati, in quanto gli affitti sono bassi”, afferma la professoressa Laura Manassero.

In questa scuola l’integrazione si respira già dall’ingresso. Per la maggior parte dei ragazzi l’italiano non è la lingua madre, eppure comunicano tra loro come se si conoscessero da sempre. Merito certamente del lavoro di tutto l’apparato scolastico. “Questa era la scuola dell’accoglienza per eccellenza, siamo stati anche intervistati in tv, ospiti di Michele Santoro e della BBC” ricorda Manassero .

Scuola dell’accoglienza sotto due aspetti: quello linguistico e quello sociale. Oltre alle lezioni d’italiano, nell’Istituto Croce hanno anche offerto supporto alle famiglie più disagiate.

All’interno della scuola hanno inventato la “valigia dei sogni”, una stanzetta dove sono stati messi a disposizione vestiti e accessori usati, come i passeggini, per aiutare le famiglie povere. “Abbiamo scoperto che alcuni genitori frugavano nei cassonetti, così abbiamo deciso di dargli una mano come potevamo”, spiega Donatella Claut, vice-preside e docente di lettere.

Ma dalla riforma Moratti in poi questa scuola, come tante altre, ha fatto i conti con i tagli alle risorse: niente più “scuola flessibile”, che consentiva di svolgere laboratori e numerose attività, tanto che per organizzare i corsi d’italiano sono stati chiamati borsisti dell’Università di Torino. Purtroppo capita che i ragazzi che arrivano in Italia e vengono inseriti a lezioni già iniziate, fanno avanti e dietro dai loro paesi con la famiglia, e ciò non consente ai docenti di dargli continuità nell’insegnamento.

Ad ogni modo gli studenti “sono diventati una famiglia, si aiutano a vicenda, anche nelle difficoltà”, ribadisce Manassero. Tempo fa era arrivato un bambino da una scuola del centro città,  “faceva il bulletto con i compagni che insieme gli hanno spiegato che stava sbagliando. Molto più maturi di tanti ragazzi italiani, ma spesso ci dicono <<prof però fuori da scuola è tutto più difficile>> e hanno ragione”.

Un’altra scuola con alte percentuali di immigrati è la Bay di via Principe Tommaso a San Salvario. A cavallo tra gli anni ’90 e l’inzio del 2000, quando il quartiere era fortemente multietnico, la scuola d’infanzia Bay è stata  il motore dell’integrazione per il resto degli abitanti. Era stato istituito un patto territoriale con l’Agenzia per l’immigrazione del Comune e le associazioni per favorire l’incontro tra culture diverse.  Poi gli affitti sono aumentati e le famiglie straniere si sono spostate.

“All’inizio si temeva l’effetto ghettizzazione – spiega la preside, Marica Marcellino – e forse alcuni hanno preferito iscrivere i propri figli altrove, ma noi abbiamo dimostrato di essere un’ottima scuola e negli anni abbiamo ricevuto numerose domande di iscrizione, più dei posti disponibili e sono gli stessi italiani a voler iscriversi qui”. Oggi seppur non in percentuali meno consistenti la scuola conta il 10% di bambini egiziani del Maghreb, l’8% dell’America Latina, il 5% dall’Africa Nera.

La caratteristica di questo istituto sono i colori: è un edificio allegro e variopinto sia all’esterno che all’interno. “Per noi l’arte è stata  da sempre un elemento dominante”, ci spiega la dirigente, Marica Marcellino.  “Grazie a un progetto internazionale a cui abbiamo partecipato qualche tempo fa, alcuni manager Unicredit sono venuti per colorare la scuola insieme ai bambini, è stata un’iniziativa molto bella, all’insegna dell’interculturalità”.

Tra le iniziative messe in campo, una delle più importanti, sempre nell’ottica dell’apertura al quartiere, il “Tappeto volante” cha coinvolto la cittadinanza: i bambini hanno realizzato disegni su dei cartelloni con il tema della multiculturalità, dello stare insieme e tutte le opere sono state esposte alla fine di ogni anno scolastico nella festa conclusiva in Largo Saluzzo.  “Negli anni abbiamo consolidato il nostro ruolo – ribadisce la dirigente – e continueremo a impegnarci nell’integrazione”.

È così che, nonostante i tagli e le diffidenze, le scuole danno un fondamentale contributo nell’accoglienza e nella crescita dei ‘nuovi’ cittadini.

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