L’esecutivo sblocca i fondi per pagare le imprese. Il glossario del provvedimento

Sono 150 mila le aziende italiane che hanno vantano crediti con la Pubblica amministrazione

Ieri il governo ha presentato quattro decreti per smobilizzare i crediti di quasi 70 miliardi di euro che 150 mila imprese italiane vantano con la Pubblica amministrazione. Per rendere possibile l’operazione le banche hanno messo a disposizione dell’esecutivo tra i 20 e i 30 miliardi di euro da sommare ai 5,7 miliardi già stanziati con il decreto Salvaitalia.

Ma che cosa prevedono esattamente i decreti? Di seguito un piccolo glossario per capirci qualcosa di più.

Certificazione

Le imprese che vantano crediti nei confronti dello Stato dovranno certificarli legalmente compilando un apposito modulo scaricabile da Internet. Il documento dovrà poi essere inoltrato all’ente pubblico debitore (Comune, Provincia, Regione, Asl).

Anticipazione bancaria

E’ una delle opzioni attuabili dall’ente pubblico per ripagare il debito certificato all’impresa creditrice. L’anticipazione va chiesta al Fondo di garanzia che può coprire fino al 70% dell’operazione fino a un tetto di 2 milioni e mezzo di euro per impresa.

Compensazione

E’ una delle alternative all’anticipazione bancaria. In questo caso le aziende creditrici potranno chiedere che la somma da ricevere venga utilizzata per compensare eventuali debiti per tributi nazionali, regionali e locali, nonché contributi assistenziali e previdenziali Inps e Inail o premi di assicurazione su infortuni e malattie professionali il cui pagamento sia stato certificato al 30 aprile 2012.

Cessione pro-soluto o pro-solvendo

Indica la terza via possibile per l’azienda una volta ottenuta la certificazione. Nel caso della cessione pro-soluto l’imprenditore va in banca e cede il credito all’istituto (che si assume così il rischio dell’inadempimento). In quello del pro-solvendo la solvibilità del credito resta in capo all’imprenditore.

Tempistiche

Una volta ricevuto il modulo dall’impresa creditrice, l’ente debitore ha sessanta giorni di tempo per rispondere riconoscendo il debito o argomentandone l’inesigibilità totale o parziale. Se la Pubblica amministrazione non risponde nei tempi stabiliti l’imprenditore può chiedere l’intervento della Ragioneria generale dello Stato che, entro sessanta giorni, nomina un commissario ad acta. Nel caso di esigibilità, il pagamento dovrà essere effettuato entro 12 mesi dalla presentazione del modulo.

This entry was posted in Futura, Notizie and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink. Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Scrivi un Commento

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

You may use these HTML tags and attributes <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>