La “manita” del Milan non spegne l’orgoglio dell’Alessandria

Nel calcio non esistono sconti. Dogma da appuntare e da ricordare.  Il pubblico (numeroso) potrebbe reagire malamente. Il cammino dell’Alessandria in Coppa Italia, incominciato una sera d’agosto davanti a duecento spettatori contro i dilettanti dello sconosciuto Altovicentino si interrompe a San Siro contro il Milan.
Invalicabili le due categorie di differenza, diversissime le motivazioni in campo. Da una parte un treno che non deraglia nemmeno a volerlo, dall’altra un gruppo che ha fatto dell’orgoglio il suo punto di forza.
Non sempre le favole hanno un lieto fine: nonostante l’affetto e la passione di una città intera abbia sperato di arrivare fino in fondo all’avventura, ovvero alla finale del 21 maggio di Roma.
E ieri Alessandria si è svuotata, come per la partita d’andata all’Olimpico di Torino. Allora c’erano 20 mila tifosi grigi, ieri un po’ meno. Ma i 15 mila accorsi a San Siro fanno sempre un certo effetto, soprattutto se si rapportano a una città di 90 mila abitanti.
Un esodo che è stato un salto nel passato, perché la “Scala del calcio” fa parte del dna grigio. Per lo spareggio vinto nel 1957 con il Brescia per salire in Serie A e per lo spareggio perso contro la Reggina vent’anni dopo per retrocedere in C.
Il Meazza di sponda rossonera ha per altro consacrato un calciatore che ha fatto la storia del pallone in Italia: Gianni Rivera. Nato ad Alessandria e proiettato nel calcio che conta proprio dai grigi.
Il Milan ha quindi vinto si sul campo e la cinquina di ieri sera parla da sé ma fuori non c’è stata partita. Il tifo incessante dei tifosi grigi è stato l’elemento che ha reso indimenticabile un match che un giorno Manuel Fischnaller e Simone Iocolano racconteranno ai loro nipoti.
C’era una volta l’Alessandria che dalla Lega Pro volò in semifinale per riscrivere la storia. Comunque sia andata è stato bello crederci.

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