Mirafiori: prima giornata di lavoro. Giovedì e venerdì il referendum

Sono tornati al lavoro oggi gli operai di Mirafiori: i primi a rientrare, sono stati i lavoratori dell’Alfa Mito. Dopo tre settimane di cassa integrazione, mercoledì saranno nello stabilimento tutti i 5.550 lavoratori. Giovedì 13 e venerdì 14 gli operai di Mirafiori dovranno rispondere “sì” o “no” al referendum sull’accordo siglato tra azienda e Fim, Uilm, Ugl e Fismic, ma non dalla Fiom, dal quale potrebbe dipendere il futuro dello stabilimento. Per questo, i lavoratori al rientro in fabbrica hanno trovato ai cancelli di Mirafiori tre diversi volantini: quello del fronte del sì all’accordo del 23 dicembre di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, quello della Fiom, che ha distribuito l’intero testo dell’accordo (70 pagine) e quello dei Cobas.

“La Fiom ha deciso di distribuire l’intero accordo, perché noi, a differenza degli altri sindacati, abbiamo deciso di fare le assemblee e quindi abbiamo deciso di privilegiare l’aspetto informativo”, ha spiegato Federico Bellono, segretario generale delle tute blu torinesi della Cgil. Le assemblee della Fiom sono in programma per domani e mercoledì e saranno chiuse al pubblico.

“I lavoratori sono consapevoli di come votare il 13 e il 14: sceglieranno il sì per tutelare l’investimento, l’occupazione, i diritti”, ha commentato Vincenzo Aragona, segretario della Fismic Piemonte.

Ieri è stato anche il giorno della lunga discussione tra Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, e il leader della Fiom Maurizio Landini. L’accordo tra i due è mancato proprio sul referendum e sul suo esito. Susanna Camusso ha ripetuto che i lavoratori dovrebbero votare no, ma che la Cgil accetterà il risultato del referendum e rimarrà a fianco degli operai.

Landini ha invece dichiarato: “Quel referendum è illegittimo. Scaricare tutte le responsabilità sui lavoratori di Mirafiori è un errore: sono lavoratori sotto ricatto. Qui siamo di fronte a un cambio epocale delle relazioni industriali. Qui sono in gioco il ruolo e il futuro stesso del sindacato confederale e della sua attività principale: la contrattazione. La Fiom non firmerà l’accordo indipendentemente dal risultato del referendum del 13-14 gennaio”.

Bonanni, leader della Cisl, ha risposto che l’accordo ha salvato Mirafiori: “L’azienda non ha chiuso grazie a Marchionne che ha saputo ricostruire le condizioni di base dell’azienda e ha avuto la capacità di allearsi con la Chrysler. L’accordo non prevede meno salario, nessun taglio ai diritti, ma solo di permettere un’organizzazione del lavoro in grado di sfruttare al 100 per cento gli impianti. I dipendenti lavoreranno 8 ore come prima ma in tre turni giornalieri, è tutto lì”.

Il clima caldo e le tensioni sono esasperati da episodi come quelli verificatisi ieri pomeriggio e questa mattina, quando sono comparse a Torino scritte contro Marchionne: tra queste una stella rossa a cinque punte, simbolo usato dalle brigate rosse, e la scritta “Marchionne fottiti”.

Mercoledì 12, a partire dalle 17,30, con partenza da piazza Statuto, si svolgerà una fiaccolata a cui parteciperanno Maurizio Landini, segretario generale Fiom-Cgil, e Paolo Flores D’Arcais, direttore della rivista Micomega, che in questi giorni ha raccolto oltre 43.000 firme di adesione alla Fiom-Cgil. E’ previsto anche l’arrivo di Nichi Vendola, a fianco dalla Fiom.

Fim, Uilm, Fismic, Ugl hanno, invece, organizzato sempre per mercoledì un’assemblea aperta al Gam, mentre i metalmeccanici della Cgil sfileranno in via Garibaldi e Piazza Castello.

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