Morire per Palmira, al Mao la storia di Khaled al-Asaad

“Preferiamo morire piuttosto che arrenderci. Palmira è simbolo del dialogo e quindi della pace”. Sono le parole che Zenobia, prima e unica regina di Palmira, rivolse all’imperatore romano Aureliano nel 271 d.C. A raccontare l’aneddoto, circa dieci anni fa, davanti alle telecamere della Rai, fu il direttore del sito archeologico della città siriana, Khaled al-Asaad, decapitato e appeso a un palo della luce dai jihadisti dello Stato islamico il 18 agosto 2015.

In omaggio allo studioso, alle 18, il Museo d’arte orientale di Torino proietterà il documentario di Federico Fazzuoli ed Elisa Greco, trasmesso su Rai5 lo scorso 25 ottobre. Una testimonianza sui tesori perduti della città, come il tempio di Baal, distrutto a picconate nell’agosto 2015, e la vita dell’archeologo. È, infatti, ai microfoni della tv italiana che Al-Assad ha rilasciato una delle sue ultime interviste, narrando la storia di uno tra siti archeologici meglio conservati al mondo, almeno fino alle devastazioni messe in atto dalle milizie dell’Isis.

Dal teatro romano, all’interminabile serpentina di colonne romane, dai templi arabo-bizantini ai sepolcri a torre: non è difficile immaginare perché l’ottantaduenne professore siriano abbia legato il destino della sua vita a queste rovine, accettando le sofferenze della morte più atroce pur di non rivelare i luoghi in cui si trovavano nascosti importanti reperti di età romana.

“Palmira era sua figlia – racconta Federico Fazzuoli -. E come farebbe ciascun padre per la propria bambina, si è lasciato morire insieme a lei. Nel 2006 – prosegue – la situazione internazionale era decisamente diversa.  Per questo, alla nostra domanda sul ruolo di Palmira nel futuro, Asaad rispose: Palmira è parte dell’Europa. Come Roma, Antiochia e Alessandria è stata una grande capitale antica e, come queste, è stata e sarà il simbolo dell’incontro e del dialogo tra i popoli”.

Nelle immagini, emerge l’amore dell’archeologo per la città in cui era vissuto per tutta la vita e di cui sembrava custodirne a memoria la storia di ogni singola colonna, ogni statua, ogni centimetro di quello che fu, un tempo, il crocevia dei traffici commerciali tra Oriente e Occidente.

Oggi, Palmira è una città fantasma, devastata dai saccheggi e dai bombardamenti condotti dal sedicente Stato islamico. Come per una fatale coincidenza, di quella capitale d’arte e di cultura costruita tra le dune del deserto, il documentario di Greco e Mazzuoli restituisce un’ultima organica testimonianza. “Oggi come non mai – dichiara Elisa Greco – possiamo comprendere l’attualità e il significato profondo delle parole di Al Assad. La proiezione del documentario sull’attacco e la distruzione di Palmira, a dieci anni dalle riprese fatte insieme a Federico Mazzuoli, costituisce un omaggio al professore e a una città per lui simbolo di pace e cultura. A questo e a quel che rimane di uno dei più prestigiosi siti Unesco è dedicato l’omaggio del Mao. All’incontro saranno presenti, oltre agli autori Federico Fazzuoli e Elisa Greco, la presidente della fondazione Patrizia Sproni e il direttore del museo Marco Biscione.

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