No di Unito all’assemblea anti Technion: “manca una controparte”

Il Campus Einaudi dell’Università di Torino

Era prevista da 10 giorni, ma, da ultimo, l’Università ha deciso di negare l’aula e, quindi, di impedire l’assemblea degli studenti contro il Technion israeliano di Haifa. Il motivo ufficiale è l’assenza di contraddittorio. All’incontro, organizzato dal Collettivo Palestina, avrebbero, infatti, dovuto partecipare l’antropologo Roberto Beneduce, tra i 300 docenti italiani firmatari della petizione anti-Technion, e Ronnie Barkan, israeliano attivista per i diritti dei palestinesi. Nessun relatore avrebbe, invece, preso le parti del Technion. “Riteniamo che la concessione revocata dell’aula sia avvenuta per motivi pretestuosi – commenta la studentessa Charlotte del Collettivo Palestina -. Non abbiamo mai detto che avremmo avuto una controparte né la riteniamo necessaria per un’assemblea universitaria. Probabilmente l’ateneo, leggendo il nome di Barkan tra gli ospiti, ha dato per scontato che fosse una voce pro Israele. Quando si sono resi conto dell’errore hanno deciso di negarci l’aula”.

Il Technion di Haifa

Intanto uno dei relatori, il professor Beneduce, ha, però, preso le distanze dall’assemblea: “L’iniziativa è utile e io sono pro boicottaggio. Ma, dal momento che non è stata cercata una controparte, riconsidero la mia partecipazione. In un ateneo ha senso fare incontri dove tutti la pensano allo stesso modo?”. Anche per il vicerettore alla ricerca Federico Bussolino “l’Università deve essere un luogo di discussione, dove si può anche esprimere il dissenso”.

Gli studenti vogliono, però, tenere ugualmente l’incontro nella main hall dell’ateneo, oppure in cortile, in caso di bel tempo, all’orario previsto, le 17. “Da un anno organizziamo dibattiti, invitiamo professori ed esperti per discutere le questioni palestinesi e sensibilizzare i nostri compagni sull’argomento”, ha detto Charlotte. “In passato il Technion ha sviluppato sistemi di controllo e repressione della popolazione palestinese, per questo temiamo che gli accordi di ricerca con l’Università e il Politecnico di Torino possano avere risvolti militari”.

Di diverso avviso Peppino Ortoleva, docente di Comunicazione e Culture dei Media all’Università di Torino, che ritiene sbagliato boicottare un luogo di cultura israeliano in cui si formano anche pensieri ostili al regime di Benjamin Netanyahu. “Non si fanno assemblee su un tema tanto delicato senza permettere o, meglio, promuovere la discussione con persone che la pensano diversamente – ha sostenuto il professore –. In realtà c’è una campagna internazionale molto vasta per il boicottaggio di tutte le università israeliane, ma è sbagliato combattere proprio gli intellettuali, che generalmente sono i più critici”. Secondo Ortoleva, infatti, più si colpiscono le università israeliane più si corre il rischio che il senso di isolamento su cui il governo di Netanyahu specula acquisti credibilità presso l’opinione pubblica ebraica di tutto il mondo.

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