Nudo femminile: ne parla un seminario

nudo di donna (fonte www.quonda.it)

Ragazze svestite in prima pagina o vergini sotto una tonaca? Forse c’è una via di mezzo. É quello che suggerisce e propone “Corpi di donne: né veline né vestali”, un seminario organizzato oggi dal Comitato Pari Opportunità dell’Università di Torino (ore 16, via Verdi 25). I relatori dell’incontro indagheranno il modo in cui negli ultimi anni il corpo delle donne è stato svilito ed umiliato con un uso improprio favorito dalla pubblicità e dal mondo dello spettacolo.

All’iniziativa parteciperanno la docente Silvia Giorcelli, l’avvocatessa Paola Spanò, la dottoranda in semiotica Federica Turco, il ricercatore di diritto costituzionale Marco Orofino e il presidente uscente del CRPO (Commissione regionale per le pari opportunità) Sabrina Gambino.

Paola Deiana, membro del Comitato organizzatore, non nasconde la sua soddisfazione per il seminario: “Come ogni anno organizziamo dei momenti di riflessione. Oggi riflettiamo su come il corpo femminile perda valore quando è trattato come un oggetto”.

Lei ritiene possibile che si possano applicare alla pubblicità dei criteri di moralità?

“Si può fare una segnalazione ad un Osservatorio specifico, anche se non è facile reagire al sistema”.

Nel ’68 i movimenti di emancipazione femminile gridavano uno slogan:”Il corpo è mio e lo gestisco io”. Lei non crede che le donne debbano essere lasciate libere di mostrare il loro corpo, se lo vogliono?

Negli anni Sessanta alle donne erano vietate o precluse tante cose, quindi per reazione si mostravano nude e disinvolte alle manifestazioni.

Ma come si può distinguere un uso volgare o positivo del nudo femminile? Cosa distingue una statua di donna di Canova dal calendario di una velina?

“Nel caso delle statue artistiche il corpo della donna è associato a qualcosa di bello, di gratuito; nel caso dei calendari il corpo della donna è assoggettato alla visione della donna come oggetto, quindi tutto viene svilito”.

Però le donne che accettano di fare i calendari non si prestano a questo gioco?

“Ci sono alcune donne che per necessità di fama e immagine si offrono facilmente. Il problema è che utilizzano una scorciatoia magari facendo venir meno quelle reali potenzialità che potrebbero portare agli stessi risultati anche se con maggior fatica”.

Un problema aperto, che oggi sarà affrontato nel seminario organizzato dal Comitato Pari Opportunità

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