Oppure.me la chat random per universitari creata dagli Zuckerberg italiani

Chiedere aiuto per un esame impossibile, o semplicemente fare due chiacchiere e, certo, perché no, trovare l’anima gemella. E’ cioè che si può fare su oppure.me (www.oppure.me), un “random social network” sbarcato anche a Torino dal mare della rete. Per iscriversi occorre essere studenti universitari e loggarsi con la mail fornita dall’ateneo. Alla community della Mole l’idea è piaciuta: è una delle piazze fisico/virtuali dove si sono iscritti il maggior numero di utenti.

Una piattaforma quindi dove ritrovarsi e parlare con chi capita. Come Chatroulette, è un portale di video chat casuale, ma con una differenza fondamentale. Ha un target ben specifico: gli studenti universitari. E, assicurano gli sviluppatori, non si rischiano brutte sorprese. Chi si registra ha un nome e un cognome (desumibili dalla mail universitaria), difficile lasciarsi andare a bassi istinti.

Oppure.me è stato sviluppato da alcuni giovanissimi studenti o neolaureati, provenienti da diverse parti d’Italia. Tra loro c’è Vittorio Bava, un ragazzo di 25 anni di Palma di Montechiaro, provincia di Agrigento, una laurea in economia aziendale alla Bocconi e una specializzazione alla business school “Esade” di Barcellona. La sua è una storia nella storia. Appena laureato trova lavoro. E’ assunto da Google, a Dublino. Ha lavorato lì sino al mese scorso. Poi molla tutto e decide di co-fondare oppure.me .

 Vittorio, come mai ha lasciato un posto del genere, in un contesto di crisi economica mondiale come questo?

 Google era la migliore azienda al mondo. Ciononostante, era pur sempre un lavoro da impiegato. Per gli studi che ho fatto e per le esperienze che ho vissuto, penso di avere una certa propensione al rischio. In Europa e in Asia l’autorealizzazione è nella stabilità del posto fisso, mentre in America è nella leadership, improntata a realizzare qualcosa. Questa propensione al rischio che hanno in America è anche uno degli ingredienti segreti della formula vincente della Silicon Valley. In Italia bisognerebbe insegnare la cultura del rischio ai giovani.

 Com’è nata l’idea della piattaforma?

 E’ venuta al mio socio, Domenico Gravagno  verso la fine del 2011. L’ha sviluppata con un Flavio De Stefano, studente a Parma. Mi ha chiesto che cosa ne pensavo, mentre lavoravo per Google. Gli ho dato dei suggerimenti, e abbiamo deciso di farne qualcosa di concreto. Ad aprile ho deciso di dedicarmi al 100% a questo progetto. Abbiamo fatto diversi test; appena ci siamo sentiti pronti abbiamo lanciato il sito, meno di due settimane fa.

 Veniamo alla start-up. Perché limitare l’accesso solo agli studenti universitari? 

Io stesso ero già un utente di siti simili che però, non restringendo l’accesso, hanno la piaga degli esibizionisti. Gli studenti hanno la caratteristica unica di avere delle mail con il dominio dell’Università, quindi abbiamo deciso di restringere l’accesso solo a chi ne possiede una. Il risultato? Niente brutte sorprese, un pubblico abbastanza omogeneo e con istruzione elevata. Abbiamo osservato tempi di conversazione molto più lunghi rispetto ai servizi simili con accesso non ristretto. Questo vuol dire che le persone si fermano a parlare, per conoscersi. Che è esattamente il motivo per il quale abbiamo messo a punto questo sito.

 Si possono ricontattare utenti con i quali si è già entrati in chat?

Non esattamente: si può aggiungere nella lista dei preferiti, a mo’ di promemoria. Se anche l’altra persona ti inserisce fra i preferiti, aumenta la possibilità di essere associati. Non vogliamo che i “creepers” abbiano vita facile, se si preme il tasto “oppure” si passa al prossimo utente.

Come vi finanziate?

Vittorio Bava, co-fondatore di oppure.me

Per ora siamo autofinanziati: crediamo veramente in quest’idea e abbiamo messo dentro buona parte dei nostri risparmi. Riguardo al futuro, abbiamo elaborato un business model innovativo, ma è ancora top-secret. Lo presenteremo nei prossimi mesi…

Quali sono le vostre prossime mosse?

Nei prossimi mesi ci concentreremo sul servizio, raccogliendo il feedback degli utenti e cercando di capire come migliorarlo ulteriormente. Puntiamo a un’espansione internazionale: immagini se uno studente di un paese potesse parlare con studenti di altri paesi per esercitarsi nelle lingue straniere, o per capire dove andare in Erasmus.

Chiudiamo con una battuta. Ma non c’è il rischio che finisca, come si dice qui a Torino, in “baccaglio duro”?

Beh, noi ci proponiamo come piattaforma: gli utenti possono fare quello che vogliono sul sito. Se due persone si piacciono, buon per loro!

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Un Commento

  1. Posted 20/05/2014 at 16:19 | Permalink

    Mi spiace dirlo ma è una brutta copia di ciao amigos.

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