Il Piemonte malato d’azzardo

I numeri parlano chiaro. Torino è la terza provincia d’Italia nella classifica della spesa pro capite per le slot machine: nel 2010 era di 578 euro a testa. Nel resto della regione la situazione non migliora, secondo i dati diffusi da Libera Piemonte. A Verbania, nel 2010, la spesa complessiva per i giochi è stata di 639 milioni, 1.159 euro a testa. Ad Alessandria, invece, la spesa pro capite, soltanto per i gratta e vinci, è stata di 172 euro. Tutto questo ha un costo per la sanità: vengono spesi  630 mila euro per 50 settimane di cura per un malato di gioco d’azzardo.

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“Le slot machine sono spesso un business nelle mani della criminalità, così come le bische clandestine – spiega Maria Josè Fava di Libera Piemonte – noi abbiamo uno sportello per il gioco patologico, molti vengono a raccontarci le loro storie. Capita frequentemente che queste persone siano anche vittime di usura”. Il nesso gioco-usura è forte: il 74% dei giocatori è arrivato a richiedere un prestito per il vizio.

L’occasione per discutere di questi dati è stata la relazione finale del progetto “Io non gioco, Vinco”, organizzato da Acmos, Libera, Consiglio Regionale del Piemonte e Osservatorio regionale sul fenomeno dell’usura. Palazzo Lascaris, stamattina, era piena di studenti delle scuole medie: sono stati coinvolti 32 classi e 640 ragazzi.

“Abbiamo trasformato i dati in contenuti didattici, in argomento di dibattito – ha detto Elisa Ferrero, una delle educatrici – e alla fine ogni classe ha fatto un manifesto sul gioco d’azzardo. È importante andare nelle scuole, non è troppo presto per parlare con loro di questi problemi, hanno voglia di capire. E poi è un seme buttato, qualcosa crescerà”.

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