Processo Eternit: l’azienda non evitò la contaminazione

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L’Eternit sapeva benissimo che l’amianto provoca i tumori e, nonostante ciò, non ha impedito la contaminazioni dei suoi dipendenti. È l’accusa fatta dal testimone François Felix Iselin, ex professore al Politecnico di Losanna, consulente del Comitato svizzero di aiuto e orientamento delle vittime dell’Amianto (Caova), alla dodicesima udienza del processo contro la multinazionale svizzera per le morti provocate negli stabilimenti italiani. “Nel ’62 – ha detto davanti al giudice Giuseppe Casalbore – era universalmente riconosciuto che l’amianto causava il cancro alla pleura e al peritoneo. Anche se l’uso fu vietato nel ’90 in Svizzera, Schmideiny (Stephan, proprietario dell’azienda dagli anni Ottanta e imputato insieme al barone belga Jean Louis de Cartier de Marchienne, ndr) riuscì ad avere una proroga fino al ’94 per le fabbriche di Payerne e Niederurnen (in Svizzera, ndr)”.

Negli anni successivi i dirigenti dell’azienda, sempre consapevoli della pericolosità dell’amianto, si raccomandarono di adottare misure di controllo ma non fecero nulla di più: “In Eternit – ha raccontato Iselin – si disse nel 1975 che l’amianto era potenzialmente pericoloso ma che si potevano evitare problemi adottando misure di controllo. Il punto è che non si può mai evitare la contaminazione”.”Io ho trovato un documento del ’75 della Eternit Payerne-Niederurnen in cui c’era scritto che l’amianto poteva essere pericoloso e che poteva provocare il cancro e il mesotelioma e che si doveva fare attenzione”, ha proseguito il testimone. Secondo lui, Schmideiny era per la “convivenza” con il problema in quanto, secondo il dirigente, “l’amianto può essere usato senza rischi, prendendo delle misure per evitare la contaminazione nei luoghi di lavoro”. Iselin ha raccontato che “in un documento del ’76 di ‘Tutela del lavoro e ambiente’, un organismo dell’Amiantus (l’attuale holding Anova, ndr), Stephan Schimeiny dice: ‘noi dobbiamo convivere con questo problema, riconosciamo che il cemento-amianto può essere potenzialmente pericoloso se non viene maneggiato in maniera corretta’”.

Il teste ha anche reso conto di una lettere di Schmideiny ai rappresentanti dell’azienda in Italia “in cui dice che si deve controllare la situazione perché c’è un sindacalista che vuole spiegare i rischi dell’amianto ai lavoratori”.

La testimonianza di Iselin non ha convinto le difese. Secondo l’avvocato Giovanni Lageard, il testimone non conosce la composizione societaria di Eternit e “il teste, nonostante sostenga di aver seguito la questione per tanti anni non è informato su un sacco di situazioni, e non ha nemmeno fatto una semplice visura camerale”, ha detto in una pausa. I difensori hanno anche osservato che il verbale della testimonianza resa da Iselin durante le indagini, non è stato depositato agli atti eppure lo si può trovare sul sito internet dell’avvocato di parte civile Sergio Bonetto. Anche per questo la difesa non ha controinterrogato lo svizzero.

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