Processo Thyssen: per i consulenti della difesa gli operai non notarono l’incendio

La strategia difensiva si basa sui tempi, i minuti, i secondi che possono essere decisivi in urgenze come quella del 6 dicembre 2007, quando allo stabilimento ThyssenKrupp di Torino morirono sette operai. È una strategia che la difesa degli imputati, Harald Espenhanh, Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni, Cosimo Cafueri, ha adottato oggi nell’udienza mercoledì 30 giugno con la deposizione di un loro consulente, l’ingegner Vittorio Betta.

Secondo lui passarono diversi minuti prima che gli operai avvistassero il principio di incendio che provocò l’esplosione mortale. I nuovi calcoli dei tempi effettuati dagli esperti consultati dai difensori forniscono una nuova ricostruzione dell’accaduto, diversa da quella dell’accusa, una ricostruzione che sminuisce le responsabilità dell’azienda facendola ricadere sui lavoratori.

“Oggi possiamo effettuare una ricostruzione rigorosa e minuziosa di quella sera riguardo sia all’istante di intervento della squadra sia al momento del flash fire – ha detto Betta – Il momento esatto dell’avvistamento dell’incendio fu alle 0.46 e 40 secondi, ovvero undici minuti dopo l’avvio della linea”.

Gli operai avrebbero potuto dare l’allarme e mettersi al riparo, ma non si sarebbero accorti di nulla, come dimostrerebbe una riparazione effettuata in quegli attimi. Risulta che alle ore 00.45 sia stata effettuata un’operazione da parte di un collaudatore che stava lavorando sulla linea 5 per provvedere a un danno su una lamiera posta sopra il nastro trasportatore. Per provvedere al guasto ha abbassato la velocità di scorrimento per limitare il più possibile la parte compromessa. Ma già almeno un minuto e mezzo prima, secondo Betta, c’era stato un guasto elettrico provocato dalle fiamme di cui nessuno, evidentemente, si era ancora reso conto. A prendere fuoco – secondo l’ipotesi del consulente della difesa – fu una chiazza d’olio (la procura invece è sempre stata di avviso diverso) e quel tipo di olio, per le sue caratteristiche, si incendia lentamente. La temperatura ha surriscaldato l’estremità di un tubo flessibile che, sganciandosi dal macchinario, ha prodotto un’esplosione. Per tutto questo ci sono voluti ”parecchi minuti”. Dal momento in cui gli operai hanno visto per la prima volta le fiamme al momento dello scoppio sarebbero passati 75 secondi.

Per questo motivo le operazioni sarebbero “incompatibili con l’ipotesi che la squadra avesse già avvistato l’incendio a quell’ora – ha spiegato -. Se lo avessero visto, sicuramente avrebbero dato la precedenza all’incendio”. Secondo l’ingegnere, negli ultimi anni di attività “l’impegno della società per quanto riguarda manutenzione e pulizia non era cambiato”.

Il procuratore Raffaele Guariniello ha affermato di trovare “non convincenti” le conclusioni del consulente della difesa.

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2 Commenti

  1. Michele
    Posted 30/06/2010 at 14:19 | Permalink

    L’argomento trattato richiederebbe un po’ più di attenzione. Come è possibile scrivere uno strafalcione (nel titolo poi!) come Processo Eternit se si sta parlando del processo per i morti alla ThyssenKrupp?

  2. Andrea Giambartolomei
    Posted 05/07/2010 at 18:28 | Permalink

    Caro Michele, le cose si possono dire con pacatezza.
    Siccome mi occupo spesso di Eternit, mi è sfuggito. è un lapsus e può capitare quando ci sono mille altre cose da fare e a cui fare attenzione.

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