Prodi: “Cina, una grande opportunità per Italia ed Europa”

“Tra noi e la Cina c’è stato un lungo fidanzamento, ma mai un matrimonio”. Sono le parole dell’ex premier Romano Prodi intervenuto oggi, lunedì 4 aprile, all’incontro “Le Nuove Vie della Seta e l’Italia” alla Fondazione CRT a Torino. L’evento, a cui hanno partecipato l’ambasciatore cinese in Italia, Li Ruiyu, il segretario generale della Fondazione CRT, Massimo Lapucci, il coordinatore del sistema TOChina, Giovanni Andornino e il rettore dell’Università di Torino, Gianmaria Ajani, arriva nel 45° anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina.

“I rapporti sino-europei dal punto di vista economico e commerciale sono aumentati – ha detto Prodi –, ma le speranze espresse negli incontri politici a cui ho partecipato 12 anni fa non si sono realizzate. L’Europa ha perso tante occasioni per entrare nel gioco dei destini del mondo. Il futuro, però, può essere diverso perché la Cina non è più quella che si opponeva al protocollo di Kyoto”.

Una posizione condivisa da tutti i partecipanti all’incontro: sarebbe un errore guardare Pechino con gli occhi di venti anni fa e la Nuova Via della Seta, il mega progetto per il transito di merci tra Cina e Vecchio Continente via mare e via terra, è un’opportunità cruciale per la nostra economia. “Ci saranno investimenti in nuove tecnologie e comunicazioni – ha proseguito Prodi –, ma dobbiamo essere pronti. La Cina ha acquistato metà porto del Pireo, abbandonando quelli di Gioia Tauro e Taranto, a causa delle nostre inadempienze. In questo contesto globale, mi auguro che l’Europa possa giocare un ruolo nello sviluppo dell’industria digitale; un settore, al momento, appannaggio esclusivo di Cina e Usa”.

L’ambasciatore Li Ruiyu ha illustrato le cinque priorità del 13° piano quinquennale recentemente approvato dall’Assemblea Nazionale del Popolo a Pechino: innovazione, coordinazione nello sviluppo, energia verde, apertura al mondo, condivisione di buone pratiche. “La Cina guarda con ammirazione ai processi di sviluppo piemontesi e alle sue eccellenze come la Juventus, i vini, la Fiat, Ferrero Martini – ha detto Li Ruiyu –. Il prossimo anno il nostro Paese importerà beni per 10 miliardi di dollari e l’Italia ha la capacità di soddisfare la domanda cinese”.

“Da Pechino vedono un’Europa divisa – ha detto Ajani – e un’Italia non sempre preparata a cogliere le occasioni strategiche che si presentano nel rapporto con questo Paese. La nostra università, assieme a quella di Bologna, è uno dei principali centri di studio della Cina contemporanea, specie con il sistema TOChina. Non c’è bisogno solo di traduttori, ma anche di economisti, ingegneri, avvocati, sociologi, politologi che parlino il cinese. Vogliamo formare i futuri protagonisti della cooperazione sino-italiana”.

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