Prostituzione, la Lega lancia il referendum antiproibizionista

Se la proposta non è nuova, il tema lo è ancor meno: si parla infatti della “professione più antica del mondo”. Proprio mentre la Francia approva nuove sanzioni contro i clienti delle prostitute, nonostante le polemiche e gli appelli contrari, la Lega Nord torna a chiedere a gran voce l’abolizione della legge Merlin, che dal 1958 ha reso di fatto illegale il sesso a pagamento nel nostro Paese.

Per il Carroccio la via maestra è quella del referendum abrogativo: in Lombardia la proposta ha già raccolto il favore della maggioranza di centrodestra. Il Piemonte potrebbe seguire a ruota: “Valuteremo nei prossimi giorni come portare avanti la proposta con gli altri partiti della maggioranza” dichiara Mario Carossa a nome del gruppo regionale. Perché l’iter referendario vada a buon fine serve una richiesta avallata da cinque consigli regionali o, in alternativa, da 500mila cittadini elettori: la prima procedura, spiegano i leghisti, dovrebbe essere la più breve.

La campagna contro la Merlin è un tema storico per il Carroccio: dai consiglieri comunali ai massimi vertici padani, in oltre vent’anni si sono susseguite innumerevoli proposte fino a quella avanzata dal capogruppo in Senato Massimo Bitonci, nel giugno scorso, che puntava a bloccare l’aumento dell’Iva proprio con il contributo fiscale delle belle di notte. Già, perché con la crisi galoppante l’argomento forte sembra essere quello economico, più ancora dei tradizionali appelli sulla lotta al degrado e alla criminalità organizzata. Quantificare il giro d’affari è impossibile, ma è indubitabile che l’emersione della prostituzione porterebbe somme enormi alle casse dello Stato: “Almeno 4 miliardi, abbastanza per non parlare più di Imu” azzarda il deputato vercellese Gianluca Buonanno.

Se sui numeri i leghisti sono d’accordo, è più complicato capire come intendano superare l’attuale modello “proibizionista”: sull’ipotesi dell’istituzione di quartieri a luci rosse o della riapertura delle case chiuse c’è prudenza, anche in considerazione delle possibili ricadute sull’ordine pubblico. Ciò a cui si pensa sembra essere soprattutto una regolamentazione delle squillo in appartamento.

In Europa le soluzioni legislative sono molte, dato che la maggior parte dei Paesi delega agli enti locali la concreta definizione delle norme: in Austria, ad esempio, il länd di Vienna e la Stiria tollerano anche il meretricio in strada entro aree delimitate, mentre in Tirolo è consentita solo l’attività dei bordelli ed è espressamente vietata la prostituzione omosessuale. Da segnalare come in Svezia, dove la legge punisce il cliente equiparando la prostituzione a una violenza sessuale, i gigolò sarebbero ormai divenuti più numerosi delle lucciole: uno studio governativo pubblicato in questi giorni rivela infatti che nel 2012 il 2,1% degli uomini tra i 16 e i 25 anni ha dichiarato di aver fornito prestazioni sessuali in cambio di denaro, contro lo 0,8% delle donne nella stessa fascia d’età.

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