Quote rosa, Piemonte peggio del Parlamento

Abbiamo assistito alle deputate vestite di bianco abbandonare l’aula dopo la bocciatura – con voto segreto – della proposta di riservare la metà dei seggi a parlamentari di sesso femminile. Ma il grado di indignazione dimostrata in questi giorni a Montecitorio dovrebbe essere maggiore fra le colleghe – e i colleghi – che occupano i palazzi della politica piemontese. Sì, perché in Piemonte – se si considera Regione, Provincia e Comune di Torino – la percentuale di donne elette risulta inferiore rispetto a quella del Parlamento. Camera e Senato, infatti, sono “rosa” per il 31%, mentre la somma delle consigliere dei tre enti presi come riferimento tocca quota 32, ovvero il 22% su un totale di 145 consiglieri.

Tanto più l’istituzione è grande, tanto più la rappresentanza femminile scende. A Palazzo Lascaris il rapporto è quattro a uno: su 60 inquilini solo 12 sono donne (20%). Sono i partiti di centrodestra quelli in cui la presenza maschile è dominante e che, di conseguenza, abbassano la media. Con solo sei donne su 35 consiglieri (17%), vanificano la buona ripartizione del centrosinistra (in cui la bilancia dice 67% uomini e 33% donne). L’attuale legge elettorale regionale, naturalmente, non prevede né le quote rosa nella composizione delle liste né la doppia preferenza. È indicativo, poi, il destino di una proposta di legge – partita tre anni fa su iniziativa di Monica Cerutti di Sel – che doveva assicurare il 40% di rappresentanza femminile nelle nomine delle società partecipate dalla Regione. L’accordo era bipartisan, tanto che la norma aveva passato senza patemi il vaglio delle Commissioni Bilancio e Pari opportunità. Ma, neanche a dirlo, si è arenata chissà dove e alla fine non se n’è fatto niente.

Se ci si sposta a Palazzo Cisterna è il centrodestra a fare un pochino meglio dei colleghi della maggioranza: per entrambi i gruppi le donne elette sono cinque, ma il centrosinistra vanta 19 consiglieri contro i 13 della minoranza. Con il risultato che la proporzione tra i sessi cambia. È Palazzo di Città che il rapporto di genere si riduce maggiormente, con una consigliera ogni tre colleghi in cravatta. Anche qui è il centrosinistra a garantire più equilibrio (72% vs 28%).

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