Referendum anti-trivelle: gli studenti fuori sede chiedono di votare

Gli studenti fuori sede si mobilitano per il voto del prossimo 17 aprile quando ci sarà il referendum anti-trivelle. A Torino è infatti nato un comitato che punta a fare informazione in vista del voto, concentrandosi anche sulla possibilità di far partecipare anche chi studia lontano da casa.

“E’ importante andare al referendum anche perché in questo momento c’è molta disaffezione verso la politica; in questo modo, invece, le persone si mettono in gioco e possono dare il proprio parere, soprattutto su una questione così importante come le risorse energetiche – afferma Sebastiano Ferrero, portavoce di Studenti Indipendenti, che insieme ad altre associazioni stanno cercando di informare i cittadini sul perché sia importante partecipare, a prescindere dalla declinazione politica -. Per quanto riguarda gli studenti fuori sede ci sono due piani diversi per farli votare: il primo è che il governo permetta di andare alle urne dove si ha il domicilio e non la residenza, ma è molto improbabile che succeda; il secondo è diventando un rappresentante di lista o attraverso i partiti, oppure attraverso i comitati referendari che si stanno costituendo e, in questo caso, sarebbe possibile perché cambierebbe la residenza”. Gli Studenti Indipendenti e Studenti per l’ambiente hanno quindi creato un form online con il quale si possono ricevere informazioni per votare nella città in cui si studia: “Al terzo giorno dal lancio dell’iniziativa avevano partecipato oltre cinquemila persone a livello nazionale, delle quali cinquecento soltanto da Torino. Secondo me dal capoluogo piemontese arriveranno circa settecento-ottocento richieste”, dice Ferrero.

Nel referendum abrogativo sarà chiesto agli elettori se vogliono che, una volta scadute le concessioni, le società smettano di estrarre petrolio e metano dai giacimenti nei mari italiani. Il quesito riguarda soltanto le attività entro i 22 chilometri dalla costa, non quelle sulla terraferma né in acque internazionali. Le zone interessate sono il Canale di Sicilia, il Mar Adriatico e il Mar Ionio dove operano dieci aziende diverse che, se vincessero i sì, non potrebbero più continuare a estrarre risorse dai giacimenti. Sulla data sono nate già delle polemiche, in primis perché il referendum sarebbe potuto essere accorpato alle elezioni amministrative di giugno, ammortizzando così i costi, e poi perché se ne sarebbe sentito parlare molto di più.

Per giovedì 17 marzo, a un mese dal referendum, inizieranno anche degli incontri informativi: il primo sarà alle 17 al Campus Einaudi.

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