Le regole fondamentali per una corretta informazione sulla sicurezza

di Martina Tartaglino e Maria Teresa Giannini

Apertura, trasparenza, indipendenza e tempestività: sono queste, secondo l’Efsa (l’autorità europea sulla sicurezza alimentare) le regole fondamentali per una corretta informazione in ambito di sicurezza.

I cittadini sono diventati sempre più esigenti e chiedono chiarezza su provenienze, lavorazione e distribuzione degli alimenti. Ne hanno discusso, al Festival del Giornalismo Alimentare, Franca Braga, responsabile alimentazione e salute Altroconsumo, Silvia Gallina dell’Istituto zooprofilattico Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Clelia Lombardi del laboratorio sicurezza alimentare della Camera di Commercio di Torino, Arnaldo Tinarelli, direttore affari generali Cast Soc. Coop  e Pietro Noè, direttore Ufficio VIII Allerte del Ministero della Salute, moderati da Mimmo Vita dell’Unione nazionale giornalisti agroalimentari.

Rappresentanti dei consumatori, enti locali, istituzioni e grandi aziende, dunque.

Per Franca Braga di Altroconsumo, l’associazione nata a Milano nel 1973 e che oggi conta circa 377mila soci, la sicurezza alimentare è un diritto ma anche una priorità per gli italiani. “Secondo Eurobarometro – ha sottolineato – la percezione di rischio da parte del consumatore italiano è molto elevata rispetto alla media europea, una percezione accresciuta dal fatto che, molto spesso, in Italia le grosse crisi in ambito alimentare si trasformano in scandali” e quindi in psicosi che vanno a incidere sul mercato degli alimenti.

“Per evitare l’allarmismo occorre circoscrivere il problema e dare le informazioni fondamentali in modo chiaro, sapendo distinguere tra rischio reale e percepito”, ha concluso Braga.

A proposito di buona informazione Silvia Gallina dell’Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, ha raccontato di come il laboratorio abbia promosso due canali a disposizione dei consumatori. Si tratta del portale web IZSalimentTO, con sezioni, schede specifiche, informazioni, ad esempio, su batteri, virus e agenti patogeni, zone e prodotti a rischio. Di particolare utilità una sezione dedicata a domande e chiarimenti agli esperti. L’altro strumento messo a punto è l’app Ubo – Una buona occasione, per dispositivi iOs e Android che consiglia come riutilizzare il cibo o conservarlo in modo corretto (sono stati valutati più di 500 alimenti).

Clelia Lombardi del laboratorio sicurezza alimentare della Camera di Commercio di Torino, si occupa, tra l’altro, di gestire l’informazione verso i genitori per quanto riguarda le mense scolastiche: “E’ un ambito critico perché i genitori sono molto attenti e preoccupati all’alimentazione dei figli”. Lombardi ha sottolineato la differenza tra pericolo e rischio: il livello di gravità e di probabilità di evento nocivo è molto diverse nei due casi. E quando si parla di rischio è molto forte la componente emotiva.

Anche Arnaldo Tinarelli, direttore affari generali di Camst Soc. Coop, concorda sul forte peso dell’emotività nel comunicare temi di questo genere. “Il senso comune individuerebbe nella cucina casalinga il minimo rischio possibile rispetto alla grande ristorazione. In realtà non è sempre vero. Ad esempio nella nostra azienda, in Piemonte e Valle d’Aosta, riceviamo in media 1,2 reclami per un corpo estraneo nel cibo ogni milione di pasti serviti. E questo dovrebbe farci riflettere”. La Camst è un gruppo da 90 milioni di pasti l’anno.

Ha chiuso il dibattito Pietro Noè, direttore Ufficio VIII Allerte Ministero della Salute. Prima come ispettore e poi come dirigente, Noè si è occupato di sicurezza e ha raccontato al pubblico intervenuto alla Cavallerizza i retroscena della gestione delle recenti emergenze alimentari e delle reti esistenti a livello locale, nazionale e soprattutto Comunitario.

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