Rogo allo Statuto trent’anni dopo

di Domenico Agasso e Caterina Grignani

L’incendio del cinema Statuto è stata la tragedia torinese più grande del dopoguerra, ma non solo, da quel momento nulla è stato più come prima nei locali pubblici del Paese intero. Di questo dramma, delle 64 vittime e delle relative vicende giudiziarie parlano tre giovani cineasti torinesi. Fabrizio Dividi, Marta Evangelisti e Vincenzo Greco, con delicatezza e intelligenza e per dovere di memoria, restituiscono a Torino e all’Italia una parte della sua storia attraverso il documentario “Sale per la Capra” (2012).

 13 febbraio 1983, la domenica di carnevale, nevica. In cartellone, allo Statuto, c’è La Capra,  film comico con Gérard Depardieu che interpreta un francese di origini italiane. In sala ci sono circa cento persone, distribuite tra la platea e la galleria. All’improvviso brucia qualcosa, forse a causa di un corto circuito, e la sala è avvolta dalle fiamme. Il fuoco si sviluppa nella parte posteriore della platea, è subito alimentato dalla moquette e dagli arredi. Gli spettatori vicini alle fiamme scappano aprendo le porte di sicurezza. Entra l’aria, il fumo sale. Non è un fumo qualunque, è oleoso e letale. Chi è in galleria, ancora al buio, ignaro e divertito dal film, viene investito senza scampo.

Il sindaco Diego Novelli si precipita in Via Cibrario. “La prima immagine – racconterà – fu quella di tre corpi senza vita sul marciapiede, coperti da un telo bianco. Il fumo e l’acre odore provenienti dalla platea impedì di entrare subito nel cinema”. Le vittime, ritrovate sole ore dopo quando il fumo si è diradato, sono ovunque; in bagno addossate ad una finestra sbarrata, sedute, ancora abbracciate, per le scale o a pochi metri dall’uscita. “Intere famiglie cancellate. Madri, padri e bambini senza via di scampo”, ricorda il proprietario del cinema Raimondo Cappella. Sessantaquattro vittime in tutto: la più piccola aveva 7 anni, la più grande 55.

Il rogo del cinema Statuto porta ad un processo per individuare i responsabili e alla riscrittura della legge sulla sicurezza nei locali pubblici. Dalle leggi e dai procedimenti giudiziari resta però esclusa la storia, quella più umana e così tragica che sarebbe più facile dimenticare.

“L’obiettivo che abbiamo cercato di raggiungere – spiegano i registi – è stato la ricollocazione temporale dei fatti e l’ordinamento finale della memoria dello Statuto per fissare nel tempo un unicum testimoniale il più possibile esaustivo e fedele riscoprendone il senso “storico” per gli anni a venire”.

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Un Commento

  1. Posted 14/02/2013 at 22:40 | Permalink

    Semplicemente grazie da tutti noi per il vostro bel commento.

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