Sconfiggere il cancro con la radioterapia mobile

L'acceleratore mobile è l'ultimo ritrovato tecnologico nella cura del cancro. La macchina sfrutta la Iort, una tecnica radioterapica che negli ultimi dieci anni ha ridotto in modo drastico le recidive dei tumori solidi

Bombardare il tumore: è così che gli oncologi hanno spiegato a Paola la funzione della radioterapia. Romana, 36 anni, fa parte di quel campione di 37 mila donne che ogni anno si ammalano di cancro al seno e che, per curarsi, ricorrono alla somministrazione di raggi gamma, ad elettroni o ioni (le tipologie più utilizzate). “Dopo l’intervento, i medici del Gemelli di Roma mi hanno sottoposta ad un ciclo di radiazioni per colpire i tessuti malati”.

Una procedura diffusa per il trattamento dei tumori solidi (ma non per i tumori del sangue, come la leucemia, per cui invece c’è la chemioterapia). Secondo l’Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica, in Italia sono 260 mila i casi di tumore solido diagnosticati ogni anno. Circa la metà è curato con la radioterapia. “Posso però assicurare che non sia il
massimo attraversare un ospedale giorni dopo un intervento per andare in un bunker – spiega Paola – I punti dell’operazione tirano, ti senti debole e c’è il rischio di passare in zone contaminate, poco pulite, per non parlare degli effetti collaterali della terapia”.

Conosciuta sin dagli inizi del Novecento, questa tecnica per la distruzione delle cellule cancerogene è da sempre somministrata in modo “fisso”. I grandi centri oncologici sono dotati di sale in cemento armato per schermare le radiazioni. Qui vengono collocate enormi macchine, gli acceleratori lineari, che possono trattare un paziente per
volta, dopo un primo intervento chirurgico. Esistono però controindicazioni. “Le radiazioni, per quanto localizzate, colpiscono anche i tessuti sani”, spiega Alessandro Boidi Trotti responsabile del
reparto di Radioterapia 2 dell’Ospedale le Molinette di Torino.

“La distruzione del tumore di basa sul principio di interazione tra gli ioni e l’ossigeno contenuto nelle cellule cancerogene – continua – Purtroppo le masse tumorali, specie se di grandi dimensioni, contengono cellule ossigeno-deficienti, molto resistenti alle radiazioni”. Di conseguenza, il paziente non solo deve aspettare di riprendersi dall’intervento prima
di iniziare la terapia, ma è costretto a subire più cicli, con il rischio che anche i tessuti non malati, ricchi di ossigeno, siano esposti a eventuali danni. Difetti che però una nuova tecnica radioterapica è riuscita ad eliminare.

Il tutto grazie a un dispositivo mobile, un robot di medie dimensioni, che interviene direttamente in sala operatoria,

Gli acceleratori fissi sono le macchine più utilizzate in Italia per il trattamento radioterapico. Il paziente si stende sul lettino e il robot irradia la zona tumorale.

prima che i tessuti operati siano richiusi. La metodologia è conosciuta come Iort – Intra Operative Radio Therapy, cioè radioterapia intraoperatoria – e permette di circoscrivere le zone da trattare in modo molto più preciso rispetto agli acceleratori lineari fissi.

In 5 anni di sperimentazione, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano ha registrato un solo caso di recidiva su 2 mila pazienti trattati (dati 2005 IEO), contro il 4% su circa 5 mila 500 casi sottoposti a radioterapia classica (dati 2010 pubblicati dal British Medical Journal). Non tutte le forme tumorali possono curarsi con la Iort mobile perché ogni tumore ha una particolare sensibilità all’irradiazione.

A Torino nel 2011, 1240 persone sono entrate in una sala bunker. Circa un terzo era malato di cancro al seno e secondo i dati forniti dalle Molinette, la recidiva è stata uguale a quella dei casi sottoposti a Iort. Centri di eccellenza oncologica uniscono le due forme di terapia proprio per consentire ai pazienti di ridurre i tempi di ricovero e curarsi in modo più efficace. E, si spera, definitivo.

Radioterapia mobile vs Radioterapia fissa: i costi

La Iort non è solo efficace, ma anche economica. “In Italia questa tecnica era destinata a rimanere lettera morta se non avessimo progettato un dispositivo mobile capace di entrare in sala chirurgica”, spiega Pompilio Gatto, ideatore nel 1966 del primo robot italiano per la radioterapia intraoperatoria. Nonostante i comprovati effetti positivi, la Iort fatica ad affermarsi. Crescono i centri che la sfruttano ma anche realtà ospedaliere e cliniche che continuano ad investire solo
in costose sale bunker e acceleratori lineari fissi, gravando sul sistema
sanitario nazionale.

Nel 2011 il nosocomio di Felettino ha ottenuto dalla Regione Liguria 4 milioni di euro per nuove sale radioterapiche
con bunker. L’Ospedale di Siena, 5 milioni di euro mentre quello di Massa-Carrara 2 milioni e mezzo solo per gli acceleratori fissi (ma gli apparecchi classici possono arrivare anche a 4 milioni).

Il costo medio per la vecchia radioterapia non può essere quindi inferiore ai 2 milioni. Un macchinario mobile costa invece circa 900 mila euro e non comporta altre spese se non quelle di manutenzione. Secondo l’Associazione Italiana Malati di Cancro “c’è ritrosia ad adottare nuove tecniche, in parte per abitudine in parte perché molti ospedali hanno investito anni fa in vecchie strutture radioterapiche e non
possono permettersi nuovi acquisti”.

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