Imparare una lingua all’estero: i giovani italiani dicono sì

Se il sistema scolastico italiano ha vissuto giorni migliori – è di pochi giorni fa la notizia che il 60% delle classi rinuncerà alla gita per ragioni di budget – c’è un settore che sembra non conoscere crisi: quello dei corsi di lingua all’estero. Studenti di tutte le età, ma anche professionisti, scelgono sempre più spesso di investire sulla formazione linguistica all’estero, accrescendo le proprie competenze per rendersi più appetibili sul mercato del lavoro.

“Le famiglie italiane hanno ormai capito l’importanza della conoscenza di una seconda lingua e del confronto con una cultura diversa dalla nostra – spiega Lorenzo Agati, presidente della Ialca, l’Associazione Nazionale Italiana degli Agenti e dei Consulenti Linguistici – Per questo sono sempre di più quelli che si rivolgono alle agenzie e ai consulenti specializzati nel settore per poter effettuare la scelta migliore per i figli con un corso di lingua all’estero”.

È da una ricerca dell’Associazione stessa, svolta dal socio Paolo Barilari, che emerge la portata del fenomeno. Dal 2011 al 2013 le persone che hanno deciso di partire per perfezionare una lingua straniera, nella maggior parte dei casi l’inglese, sono aumentate in maniera

esponenziale. Stando ai dati raccolti dalle principali associazioni di scuole di lingua nel mondo – la EnglishUK per il Regno Unito, la MEI per l’Irlanda, la English Australia, la Languages Canada, l’Education Southafrica e molte altre – la crescita è del 30%. A questi numeri è necessario aggiungere gli oltre 3.500 studenti che hanno trascorso parte della loro carriera scolastica all’estero, i 20.000 giovani che hanno richiesto il visto per una vacanza lavoro in Australia, Canada e Nuova Zelanda, e gli studenti che completano gli studi universitari in un paese diverso da quello di origine.

L’Italia, in questo campo, tiene il passo degli altri paesi europei e non solo. “Nel 2013 si sono recati all’estero per studiare o effettuare una vacanza-lavoro quasi 220.000 giovani italiani, un numero importante – commenta Lorenzo Agati –. Grazie a questi numeri l’Italia si colloca ai primi posti in Europa, mentre nel mondo, da alcuni anni primeggiano paesi asiatici, primo fra tutti la Cina”.

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