Sicurezza e difesa, anche questo è Erasmus

La mobilità come opportunità di formazione su temi che riguardano indistintamente tutti i giovani europei. Si tratta del Military Erasmus, organizzato dal Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito e dalla Struttura Universitaria Interdipartimentale di Scienze Strategiche dell’Università di Torino. “È un concetto simile a quello di un tradizionale programma di formazione all’estero – spiega Marina Marchisio, presidente dei corsi di laurea in Scienze strategiche -, ma è un modulo più breve e intenso che dura solo una settimana, in cui si affrontano temi specifici della politica di sicurezza europea”.

La quarta edizione si tiene a Torino a Palazzo Arsenale, sede del Comando della Scuola di Applicazione dell’Esercito, dal 14 al 18 marzo e vede protagonisti 42 studenti universitari militari e civili provenienti da nove differenti Paesi: Italia, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Polonia e Romania.

La settimana di attività è diretta dal Centro Studi Post Conflict Operations e prevede forme di partecipazione interattive da parte degli studenti quali, ad esempio, il syndicate work e il working group. “Queste giornate sono la prosecuzione di una fase di apprendimento a distanza di tre settimane sul tema che gli studenti hanno fatto in autonomia attraverso una piattaforma di learning online – esplica Marchisio -. I giovani devono superare dei test e un esame, al termine del quale ricevono un attestato firmato dalla ministra degli Esteri Federica Mogherini”.

L’“European initiative for the exchange of young officers” è nato nel novembre 2008 con la dichiarazione dei ministri europei della Difesa, riuniti nel Consiglio dell’Unione sulla politica europea di sicurezza. “Il Military Erasmus si inserisce in un processo di innovazione dei percorsi universitari – conclude la docente – che ha come obiettivi principali l’intenazionalizzazione degli studi, l’interattività dell’apprendimento e l’utilizzo delle nuove tecnologie come alternativa ai metodi di insegnamento tradizionali”.

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