Sospendere Schengen? Un incontro al Cle sul rischio europeo

Schengen scricchiola. La notizia, che già rimbalza sui giornali italiani e internazionali, è il tema centrale dell’incontro della rassegna “Spazi Pubblici” che si terrà 18 febbraio al Campus Luigi Einaudi, organizzata dal Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università e in particolare dalla professoressa Franca Roncarolo. Un dibattito, moderato da Francesco Antonioli del Sole24Ore, a cui parteciperanno l’Europarlamentare Mercedes Bresso, Umberto Morelli, presidente del centro Torino-Europa, e i docenti del dipartimento.

In quello stesso giorno il Consiglio Europeo ha annunciato di voler discutere delle politiche sull’immigrazione e della gestione dei flussi migratori.

Ma le restrizioni agli accordi di libera circolazione, in vigore dal marzo 1995, sono una possibilità concreta? “Il rischio è reale – afferma convinta Marinella Belluati, coordinatrice del Communicating Europe Lab – in questo momento la debolezza della leadership europea tocca minimi storici, ed è esposta al sopravvento di alcuni Stati che, trincerandosi dietro il bisogno di sicurezza o ragioni umanitarie, decidono per tutti sulla base del proprio tornaconto invece di cercare una soluzione condivisa.”.

Ogni Stato evoca ragioni diverse, ma cosa succederà se davvero Schengen verrà limitato o sospeso?

Se ad ogni sintomo di crisi l’Europa non è in grado di dare una risposta congiunta, il progetto europeo è fortemente in pericolo nella sostanza come nella percezione dei cittadini: pensiamo soltanto all’idea di dover rifare i passaporti.” aggiunge Belluati.

Ad ogni modo, come sostiene Belluati, lo spauracchio è sventolato più sulla dimensione simbolica, tutto si gioca sul “dobbiamo difenderci”. Ma i costi da sostenere sarebbero alti, specie per paesi come l’Italia. “Chiudere le frontiere a Nord costituirebbe un grave danno per l’economia”. Le maggiori incertezze riguarderebbero soprattutto la durata della sospensione degli Accordi (stabilita da Lisbona a 6 mesi, ma estensibile qualora si decida di modificare i trattati costitutivi) e la volontà di creare due Schengen, una del nord e una del sud: questo legittimerebbe infatti l’idea che i paesi non sono in grado di mantenere l’ordine e il controllo, con conseguenti discriminazioni.

Non è ancora chiaro se la chiusura di Schengen o la sua riduzione produca effetti retroattivi sui documenti. Quel che è certo è che la circolazione sarebbe rallentata e che le ultime generazioni, abituate a comprendere il concetto di “confine” solo dai libri di scuola, vivrebbero come un autogol politico e culturale il ritorno alle vecchie logiche.

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