Futura

31/05/2016

I musei di Torino tra i cimeli di Marilyn Monroe e i viaggi dei Beatles

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , , , , , — Azzurra Giorgi @ 11:32

Due viaggi attraverso vite, opere, paesi. Il primo giugno a Torino si inaugurano due mostre che, per quanto diverse, hanno dei punti in comune. Al Mao, Museo di arte orientale, inizia “Nothing is real. Quando i Beatles incontrarono l’Oriente”, che durerà fino al 2 ottobre, mentre a Palazzo Madama c’è “Marilyn Monroe. La donna oltre il mito”, aperta fino al 19 settembre.

Quello che le avvicina non è soltanto una svolta pop dei musei torinesi, che già precedentemente avevano proposto esibizioni come “Bushi”, sull’estetica del guerriero giapponese dal manga alle guerre stellari e “Fashion”, sulla moda dell’ultimo secolo attraverso le fotografie del National Geographic.

Il punto in comune è proprio quello del viaggio. Nel caso del Mao, si ripercorre il legame tra i Beatles e l’Oriente: un rapporto che inizia nel 1967 quando Paul, John, George e Ringo incontrano a Londra il guru Maharishi Mahesh Yogi. Qualche mese dopo, lo raggiungono nel suo ashram alle pendici dell’Himalaya per un corso di meditazione, al quale partecipano anche familiari e amici, tra i quali l’attrice Mia Farrow. In questo periodo scriveranno alcune delle canzoni contenute nel successivo album “The Beatles”. Il titolo della mostra, curata da Luca Beatrice, è, invece, un verso di “Strawberry fields forever”, e indica il diverso, qualcosa che va al di là delle apparenze e mescola diversi mondi e culture. Per questo, nell’esibizione, si passa dalle fotografie del viaggio di Pattie Boyd, moglie di George Harrison e amante di Eric Clapton (che le dedicò “Layla” e “Wonderful tonight”) alle opere degli artisti contemporanei Alighiero Boetti e Francesco Clemente. Ma anche cartine, LP, video originali, locandine e cimeli beatlesiani, oltre che la grande attenzione dedicata all’India. Declinata soprattutto in chiave psichedelica, con le copertine degli album di Jimi Hendrix, Santana, The Fool e Joni Mitchell, il film di Joe Massot con musiche di Harrison del 1968 e il reportage televisivo di Furio Colombo che si trovava a Rishikesh negli stessi giorni dei Beatles.

Dall’India si passa, invece, al viaggio nella vita di una donna, che da Norma Jeane Mortenson diventa Marilyn Monroe. A Palazzo Madama, centocinquanta oggetti ne ripercorrono la storia in ordine cronologico: dalla nascita, con una tazza d’argento dalla quale beveva il latte, ai suoi esordi come modella nella metà degli anni ’40, passando per la consacrazione come grande diva fino al suo ultimo servizio fotografico insieme a Bert Stern per Vogue nel 1962.

“La mostra era già stata decisa dalla scorsa amministrazione, che aveva creato un filone di esibizioni al femminile. Non dimentichiamoci che il Palazzo è stato creato da due madame – afferma Guido Curto, direttore di Palazzo Madama -. Il nostro museo è anche di arti decorative, sulla scia del Victoria & Albert Museum di Londra, per questo è stato scelto di mettere in esposizione anche abiti, scelti dalla conservatrice e storica di moda Paola Ruffino – che ha dovuto districarsi tra oltre quattrocento cimeli custoditi dal collezionista tedesco Ted Stampfer – e celebrano una donna che si è costruita da sola e con la sua volontà e determinazione è diventata una star”.

L’allestimento, creato da Diego Giachello, “è proposto in chiave museale, con grandi vetrine suddivise in un percorso cronologico in otto tappe”, dice Curto, che preannuncia un’altra mostra dedicata alle donne. “A settembre, dopo questa, ci sarà un’esibizione su quattordici donne fotoreporter di guerra che durerà fino a gennaio. Per ogni reporter saranno in mostra cinque foto e si delineeranno così i profili di donne coraggiosamente impegnate” afferma Curto.

Palazzo Madama, comunque, continuerà anche a offrire la sua storica sezione di arte antica. Dal 29 settembre, infatti, sarà allestita una mostra su Emanuele d’Azeglio, grande collezionista e direttore del Museo Civico fino al 1890, mentre a novembre sarà il turno dell’arte medievale con una collaborazione con il museo di Cluny di Parigi, al quale Palazzo Madama ha prestato, nell’aprile scorso, lo scrigno di Guala Bicchieri.

24/05/2016

Dalla GAM all’Egizio, il boom delle mostre

Filed under: Cronaca,Futura,Notizie — Tag:, , — Tommaso Spotti @ 11:06

Oltre mille visitatori al giorno per “Il Nilo a Pompei”. Dopo il grande successo alla GAM con la msotra su Claude Monet, chiusasi il 14 febbraio e che ha vinto la palma di esposizione più visitata nel Paese, è tempo di successo per il Museo Egizio. “Il Nilo a Pompei”, infatti, sta facendo registrare oltre mille visitatori al giorno, con il picco di 3393 raggiunto il 24 aprile. A due mesi dall’apertura, sono già sono già oltre 78mila i biglietti venduti per vedere le sale di via Accademia delle Scienze.

Un record figlio della collaborazione tra l’istituto torinese e il Museo Archeologico Nazionale della città partenopea, che ha permesso l’esposizione di 330 opere per indagare i rapporti tra la cultura egizia e quella romana. E la simbiosi con altri enti continua: dopo la chiusura di “Cleopatra”, avvenuta l’8 maggio a Madrid, arriveranno a Torino una scultura del dio Anubi risalente all’età Giulio-Claudia e un affresco di età Augustea raffigurante una coppia di sfingi.

Cultura antica, ma non solo: il capoluogo piemontese ospita in questi giorni altre tre mostre di grande spessore culturale. La prima, “Van Gogh Alive – The experience” in scena alla Società Promotrice delle Belle Arti, permette di vivere i capolavori del pittore olandese con la tecnologia Sensory4, che proietta 3000 opere su diverse superfici. Alla Reggia di Venaria, invece, sono in esposizione alcune delle più famose fotografie di Steve McCurry, maestro del fotogiornalismo contemporaneo. Infine “Da Poussin agli impressionisti” porta a Torino tre secoli di dipinti francesi provenienti dall’Hermitage di San Pietroburgo, con Monet, Matisse, Cezanne e Pissaro tra gli artisti più famosi. Torino si conferma così uno dei più importanti centri culturali in Italia.

19/05/2016

Riparte l’undicesima edizione dello Share Festival

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , , — Emiliano Tolu @ 11:01

“Cosa succede quando la net.art, l’arte digitale, abbandona gli schermi dei nostri computer e diventa arte domestica? Come può questo ospite uscire dallo cyberspazio ed entrare a far parte della famiglia, dell’ambiente domestico?” Sono le domande a cui tenta di dare una risposta l’undicesima edizione dello Share Festival di Torino. Dal 19 al 28 maggio torna in città l’evento che esplora le conseguenze date dall’interazione tra arte e tecnologia. Al centro del festival di quest’anno, dal titolo “House Guests”, il rapporto tra i nuovi media e gli ambienti in cui si sviluppano. Come di consueto, la manifestazione prevede incontri, workshop e performance. Si sposta, invece, la location. Quest’anno, infatti, ad ospitare lo “Share” sarà Casa Jasmina, in via Egeo 16, all’interno del contesto post-industriale di Toolbox Coworking, l’hub creativo in cui hanno sede il FabLab Torino e le Officine Arduino. Resta inalterato lo “Share Prize”: il concorso, presentato in occasione di Contemporary Art e di Artissima, che espone le sei opere finaliste, selezionate da una giuria internazionale composta da Paola Antonelli, Samantha Cristoforetti, Chiara Garibaldi, Jasmina Tesanovic e dallo stesso Bruce Sterling. Allo spazio Toolbox Coworking, mercoledì 25 maggio, si terrà il workshop «loWT» a cura di Jasmina Tesanovic, mentre gli incontri “Do.it”, organizzati in questa stessa sede, saranno aperti venerdì 20 e martedì 24 maggio, dalle 17.30 alle 19.30. Infine le performance di Arduino Band nel quartier generale dell’evento, la Casa Jasmina, giovedì 19 maggio, alle 19.30, e di Alessandro Sciaraffa, sabato 21 maggio, dalle 18 alle 22, all’Osservatorio di Luserna San Giovanni. Tutti giorni, dalle 15 alle 19, esclusa la domenica, sarà possibile visitare la mostra sulle produzioni digitali di Marion Tampon Lajarriette, Ryan Whittier Hale, Claudia Hart, Lia, Nicolas Sassoon&Rick Silva, Yann Novak, Katie Torn, Shu Lea Cheang.

10/05/2016

Domani riapre CAMERA con Francesco Jodice e i ritratti di Edward Weston

Filed under: Cultura,Futura,Notizie — Tag:, , , — Federico Gervasoni @ 13:25

Con l’esposizione del fotografo Francesco Jodice e, in contemporanea, la mostra dedicata all’artista Edward Weston, Torino CAMERA, il Centro italiano per la Fotografia in via delle Rosine inaugurato lo scorso ottobre, riapre domani al pubblico.
“La mostra di Francesco Jodice si intitola <<Panorama>> e abbraccia un obiettivo grande vent’anni di carriera – spiega Francesco Zanot che ha curato l’esposizione dell’artista napoletano – durante i quali il fotografo si è fatto testimone delle trasformazioni geopolitiche contemporanee” -.
“La rassegna ha un suo elemento costituente: la partecipazione – commenta Jodice -.  Mi piace lavorare condividendo con altri colleghi le mie opere e mi auguro che anche i visitatori torinesi apprezzino il mio lavoro”.
Della sua vasta produzione sono stati raccolti sei progetti paradigmatici che scandiscono la carriera dagli esordi, vent’anni fa, sino oggi, evidenziando i nuclei tematici come il networking, lo storytelling e l’investigazione.
Tra gli scatti presenti l’atlante fotografico “What We Want”, l’archivio di pedinamenti urbani “Secret Traces” e “The Room”, l’installazione realizzata con le pagine cancellate dei quotidiani.
L’esposizione è accompagnata da una pubblicazione edita da Mousse: un volume di sole immagini e didascalie con cui si vuole innescare una riflessione sul percorso dell’autore.
“Ritratti di Edward Weston e disegni minimalisti americani”, raccoglie, invece, ventidue istantanee proveniente dalla collezione Philip e Rosella Rolla. La rassegna accosta, così, le fotografie di Weston ai disegni di alcuni tra i più importanti esponenti del Minimalismo americano, tra i quali Richard Serra e Donald Judd” – prosegue Zanot.
Tra i principali protagonisti della storia della fotografia mondiale, Edward Weston inizia la sua carriera in California nella prima metà del Novecento. Il suo stile inizialmente è molto diverso da quello che lo renderà celebre e si rifà ai canoni del pittorialismo classico: atmosfere sognanti e contorni sfocati. Proprio da queste rare immagini di tono familiare parte la mostra presentata da CAMERA.

05/05/2016

In mostra “Orizzonti a parte”, Torino-Milano come ‘correre in un tubo’

Paolo Peroni, 31 anni, di Cuggiano (Milano) è un artista emergente, vincitore del Premio Cramum nel 2014. Laureato all’Accademia Albertina di Torino, città in cui vive e lavora, e dove ha esposto le sue opere in tre personali presso la galleria Raffaella De Chirico, Peroni incentra la sua ricerca formale e concettuale sul rapporto tra uomo e città, tra l’individuo e l’habitat urbano in cui si muove.

Da mercoledì 11 e ancora fino a domenica 29 maggio, sarà possibile visitare la sua ultima personale, intitolata “Orizzonti a parte”, presso l’ex chiesa di San Sisto, oggi Studio Museo Francesco Messina di Milano. La mostra, curata da Sabino Maria Frassà, conferma la volontà degli enti promotori, la Fondazione Giorgio Pardi e l’associazione Cramum, di sostenere gli artisti emergenti in Italia. “Orizzonti a parte” è un tassello del Premio Cramum 2016, tuttora in corso di svolgimento. Al termine di ogni edizione viene, infatti, concessa al vincitore la possibilità di allestire, nell’arco dei due anni successivi, una mostra site-specific presso lo Studio Messina.

“Orizzonti a parte consta di 12 grandi installazioni, che dialogano con l’ambiente barocco e con l’arte figurativa del Messina”, spiega l’artista. Al primo piano del museo saranno esposte alcune sculture intitolate ‘Figure’. “Ogni artista interpreta l’essere umano con gli occhi del suo tempo – dice Peroni -. Così, accanto alle ballerine di Messina, i miei uomini, ricreati partendo da un modulo, declinato in proporzioni differenti, sono fatti di cemento e catrame. Oggi l’uomo è ancora fatto dal 75% di acqua o è fatto del catrame su cui cammina?”, si chiede Peroni.

Colonna sonora di “Orizzonti a parte” sarà il rumore dell’autostrada A4, proveniente dai tubi metallici esposti al piano terra dello spazio Messina, un’opera che Peroni ha intitolato “Correre come merda nei tubi”. “Da Torino a Milano ci sono 138 chilometri di strade e cemento, di periferie, di territorio che non è né città né campagna – spiega l’artista -. Attraverso un sistema di amplificazione, farò fuoriuscire dai tubi l’assolo che ho registrato percorrendo in auto la tratta Torino-Milano, come tante altre persone fanno ogni giorno per motivi di lavoro. Mi interessava dare il senso di questo ‘scorrimento’”.

Sui tubi, come se fossero una sorta di stendibiancheria, Peroni ha poggiato strisce di pelle e forme di cemento. Quest’ultimo materiale riprende quegli oggetti della vita quotidiana, come gli elementi divisori delle corsie autostradali, che “agiscono su di noi in modo silente” e su cui non siamo soliti soffermare lo sguardo. Visitando “Orizzonti a parte” sarà possibile farlo, lasciarsi trasportare dalla riflessione sui modelli di città esistenti e su quelli possibili.

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