Futura

02/05/2016

Torino e lo studio: un incontro per pensare a oggi e a domani

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , — Maria Teresa Giannini @ 11:33

Capitale reale, poi polo industriale e oggi città di cultura e ricerca, che accoglie studenti e accademici. Torino ha cambiato veste e oggi più che mai si riflette su quali siano le politiche adatte a renderla un hub per la formazione e la ricerca: sarà questo il tema al centro dell’incontro “Torino città degli studi”, previsto alle 21 presso la Fabbrica delle E di Corso Trapani.

La serata è organizzata dalla scuola di politica “Renata Fonte”, della Fondazione Benvenuti in Italia, giunta ora al suo nono anno di attività.

Ogni due settimane, nella sede del gruppo Abele, la nostra scuola organizza una serata di approfondimento – spiega Francesca Rispoli, presidente della “Renata Fonte” – si tratta di occasioni aperte non solo ai nostri studenti, ragazzi dai 19 ai 35 anni dalle esperienze formative eterogenee, ma per tutti coloro che desiderano ragionare con noi di come stia evolvendo la città e come potrà ancora cambiare”.

In tutto questo, l’Università è un attore fondamentale: durante l’incontro, infatti, il Rettore Gianmaria Ajani, rifletterà sul legame tra l’Università e la città, individuandone elementi di valore e di criticità.

Si partirà infatti dalla convinzione che la scuola e l’università siano un nodo di una rete più ampia, formata dal tessuto cittadino, dalle famiglie, dalle istituzioni che concorrono all’educazione dei giovani, alla costruzione di una società inclusiva e alla formazione di cittadini di domani. “Non si parla tanto di ciò che succede dentro la scuola o dentro le università, ma delle occasioni in cui questi enti hanno saputo organizzare momenti d’incontro con il territorio, facendo nascere patti educativi, sperimentazioni e prospettive.” dicono dalla Fondazione.

A portare il loro contributo saranno Domenico Chiesa del CIDI (Il centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti), che tratterà del ruolo catalizzatore dei docenti; Elisa Ferrero, che proporrà invece l’esperienza di ACMOS e di come le associazioni giovanili possano essere un valore aggiunto nella formazione alla cittadinanza; con Riziero Zucchi, promotore della metodologia Pedagogia dei Genitori, siparlerà invece di come le competenze educative delle famiglie possano integrarsi nell’attività scolastica e far nascere patti educativi tra scuola, famiglia e territorio.

14/04/2016

La psicologia delle mafie: un seminario alla “fabbrica delle E”

Chiunque immagini il mafioso come un pistolero anni ’20 dei film americani, è sulla strada sbagliata. E’ questo il messaggio lanciato oggi, ancora una volta, dal palco del seminario “mafia e dintorni”, organizzato dall’ordine degli psicologi del Piemonte. L’incontro, diretto sia agli esperti del settore sia alla cittadinanza, si è svolto nella “Fabbrica delle E”, gestita dall’associazione “Libera” e dal “Gruppo Abele”, un edificio noto a Torino per essere un attivo laboratorio di legalità.

A confrontarsi sulla “mentalità mafiosa” e sull’impatto che le organizzazioni hanno nei confronti delle vittime e della cittadinanza, sono intervenuti accademici da molte parti d’Italia.

“Questi studi sono nati dal dipartimento di Psicologia dell’Università di Palermo, che si è interessato alla psiche mafiosa sin dal ’92, subito dopo le stragi, grazie al lavoro del prof. Lo Verso – ricorda Luciana Calvarese – Negli ultimi 7 anni, però, sono approdati anche anche all’università di Brescia e stiamo lavorando affinché si allarghi sempre di più la conoscenza sui nuovi strumenti di pervasività psicologica e sociale delle mafie.”

“Le recenti operazioni della polizia e della magistratura, da ultimo il processo Minotauro – sostiene Antonino Giorgi – hanno messo in evidenza le nuove caratteristiche e il successo delle organizzazioni mafiose al Nord, soprattutto della ‘ndrangheta che, accanto ad una struttura verticistica, ne affianca una orizzontale e familistica nei vari settori economici e geografici del Paese.”. Un’organizzazione, la ‘ndragheta, che non solo ha imparato dagli errori delle sue “malvage sorelle”, Cosa Nostra e Camorra, ma che interpreta i territori in cui si radica al di fuori della terra d’origine come vere e proprie “colonie”, pezzi di altra-Calabria.

La Stato, secondo gli studiosi, ha compreso troppo tardi l’importanza di analizzare la psicologia criminale e l’evoluzione storica del fenomeno mafioso, tralasciando spesso di comprendere che anche al Nord vi sia un’omertà dovuta alla mancata conoscenza e alla paura.”

Ciò che davvero importa è come la “cultura” del silenzio e della gestualità, dell’accondiscendenza e dell’ospitalità, che hanno contribuito allo sviluppo della società mediterranea, sia stata corrotta dalle organizzazioni criminali, che l’hanno utilizzata per i propri fini.” Anche la strategia del confino, adottata dallo Stato, non ha condotto a risultati soddisfacenti.

Tuttavia, a parere di Giorgi “negli ultimi tempi non mancano casi virtuosi e lungimiranti. In Lombardia, ad esempio, è stata scritta una buona legge regionale, la 17/2015. Tutto sta nel renderla effettiva e nel coinvolgere sempre più psicologi e altre figure collaterali, per un contrasto efficace al fenomeno mafioso”.

16/04/2015

Libera e i beni sequestrati alle mafie: e ora?

Filed under: Cultura,Futura,Notizie — Tag:, , , — Sara Iacomussi @ 11:12

La mafia uccide solo d’estate ma Libera confisca beni tutto l’anno. Sono 284 i terreni e le attività tolte dalle mani della malavita a partire da novembre 2014 solamente sul suolo piemontese.

La domanda, dopo l’avvenuto sequestro, è: che farsene una volta sequestrati? Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie è il tema della conferenza che si tiene questa mattina, giovedì 16 aprile, alla Fabbrica delle E.

“Le mafie restituiscano il maltolto” è il titolo dell’incontro che ha visto l’intervento di personaggi di spicco nella battaglia contro le mafie: da Pietro Capello, presidente della sezione misure prevenzione del tribunale di Torino, a Don Ciotti, presidente di Libera. Una risposta arriva proprio da Luigi Ciotti “Quello che speriamo è che i beni confiscati diventino beni per la comunità. Sequestrare le proprietà delle mafie è un grande schiaffo alla criminalità, perché si toglie una parte del loro dominio sul territorio e si da speranza a chi vive in quelle zone, mostrando che un’alternativa è possibile”.

Dei 284 beni sequestrati in Piemonte 106 non hanno ancora ricevuto una nuova destinazione, 39 hanno un nuovo proprietario ma per mancanza di fondi o altri problemi tecnici non sono ancora attivi e 53 sono al momento riutilizzati, come la Cascina Caccia o la Rosa di Jerico.

“Libera ha inventato le cooperative -spiega Don Ciotti – e ne ha fatto un uso sociale. In questo modo quelle che prima erano proprietà delle mafie diventano imprese sociali autonome. Molti giovani hanno trovato lavoro presso i nostri centri, e insieme a un lavoro ora hanno anche uno sfogo. Liberiamo le persone, oltre che i territori”.

Non tutto è rose e fiori, ovviamente. Pietro Capello evidenzia i problemi del riassegnamento dei luoghi una volta appartenuti alle mafie, dicendo che “c’è ancora molto lavoro da fare. Siamo solo all’inizio”. Don Ciotti resta però fiducioso: “Se si vuole è possibile”.

06/06/2011

Caso Giovine, se ne discute alla Fabbrica delle E

Filed under: Futura,Notizie — Tag:, , , — vivianamonastero @ 14:01

TORINO – Alla Fabbrica delle E si fa il punto sul caso di Michele Giovine, consigliere regionale accusato, assieme al padre Carlo, di aver falsificato alcune firme a sostegno dei candidati della sua lista “Pensionati per Cota” nelle elezioni dello scorso marzo. (continua…)

Powered by WordPress