Futura

09/02/2016

Torino firma un ‘patto di condivisione’ con la comunità islamica

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , , , , — Andrea Lavalle @ 12:01

Da Torino un messaggio di integrazione e apertura. Oggi pomeriggio, a Palazzo Civico, la Città di Torino e i rappresentanti della comunità islamica locale firmeranno il ‘Patto di condivisione’, per promuovere l’affermazione dei valori di convivenza, il rispetto reciproco e la comune conoscenza.
Dopo Firenze, dove il sindaco Dario Nardella ha firmato ieri con l’imam Izzedin Elzir un accordo simile, anche il capoluogo piemontese compie un passo significativo sulla strada dell’integrazione, nella speranza che l’esempio venga seguito negli altri comuni d’Italia.

L’accordo, proposto dai centri islamici torinesi all’indomani degli attentati di Parigi, prevede: la costituzione di un coordinamento permanente con i centri islamici cittadini; la realizzazione di un magazine, una bacheca in tutte le moschee torinesi, in italiano e arabo, con comunicazioni sulla vita della città, realizzato da una redazione di ragazzi e ragazze di seconda generazione che sono già al lavoro su articoli e interviste; una giornata di ‘Moschee aperte’, in cui la comunità musulmana possa raccontarsi al territorio e fare entrare la città dentro i propri luoghi di preghiera.

“Il valore del patto è da un lato riconoscere che la comunità musulmana è pienamente inserita nella città – ha dichiarato l’assessora alle Politiche per la multiculturalità Ilda Curti –  dall’altro nasce dall’esigenza della comunità di comunicare per non essere schiacciata dalla cattiva informazione. È una risposta visibile e concreta al terrorismo, un atto di condanna e un impegno a riconoscersi nelle norme che regolano la convivenza civile”.

Lunedì 1 febbraio l’accordo è stato oggetto di una serrata discussione in Sala Rossa, con i consiglieri del gruppo Lega Nord che hanno criticato l’iniziativa definendola “un programma privilegiato nei confronti della comunità islamica”.
Il sindaco Piero Fassino ha risposto alle critiche dichiarando che il patto non rappresenta un privilegio o una concessione, ma ha “l’obiettivo di liberare la vita dei cittadini dalle paure, ribadendo valori di libertà, democrazia e rispetto della vita umana”.

“È un investimento per il futuro – ha concluso Ilda Curti – senza mai smarrire i principi di laicità delle istituzioni, tenendo insieme tutte le diverse componenti della nostra comunità”.

02/02/2016

Unito non cambia idea: l’accordo con il Technion di Haifa si farà

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , , , , , , , , , — Sabrina Colandrea @ 14:21

In risposta al gruppo di docenti che si è schierato contro l’intesa tra Unito, PolitecnicoTechnion di Haifa, temendo che l’ateneo israeliano possa utilizzare le scoperte a fini diversi da quelli scientifici, l’Università di Torino ha ribattuto: l’accordo non ha nulla a che vedere con la sperimentazione militare. Ciò nonostante, 30 professori hanno lanciato una petizione per bocciarlo. Secondo il ricercatore di Unito Alessandro Ferretti, “il Technion sviluppa sistemi di controllo e repressione della popolazione civile. Sul sito dell’ateneo israeliano si possono trovare ricerche effettuate su dispositivi, controllati da remoto, che servono a demolire le abitazioni palestinesi”. I 30 firmatari sono compatti nel ritenere che non dovrebbero esserci accordi con chi progetta armi, ma l’Università non cambia idea.

Per il prorettore Elisabetta Barberis, “ricerca e politica non possono essere confuse”. Un’opinione simile a quella del vicerettore per la ricerca Federico Bussolino: “Alle scuole elementari ci dicevano che non si possono addizionare le patate con le carote: quello palestinese è un problema enorme, che non si risolve di certo boicottando il progresso della scienza”. L’accordo con il Technion deve essere inquadrato in un’ottica culturale. “Non si tratta di un’intesa ‘sionista’ – ha aggiunto Bussolino – Non ci sarà scambio a livello industriale e non sono previsti stage per i ricercatori italiani in aziende israeliane. Questo dovrebbe dimostrare lo spirito esclusivamente scientifico dell’accordo”.

L’argomento ha coinvolto anche il mondo politico. Sulla questione, infatti, è intervenuto il sindaco Piero Fassino, al termine di un dibattito fra maggioranza e opposizione incentrato sui rapporti da tenere con la comunità islamica. Al primo cittadino non è piaciuta la presa di posizione dei 30 docenti contro il proprio ateneo: “Non vogliamo fornire sostegno all’occupazione militare e alla colonizzazione della Palestina – ha spiegato Fassino -. Il nostro obiettivo è far sì che Torino diventi sempre più una città aperta, tollerante, capace di riconoscere ogni identità”. E ha aggiunto: “Stigmatizzo chi propone di boicottare l’accordo”.

14/12/2015

Regione Piemonte: la “Fraternità” nuovo principio dello Statuto

Filed under: Cronaca,Cultura,Notizie — Tag:, , , , — Federica Frola @ 15:23

La Regione Piemonte vuole modificare il primo articolo dello Statuto per inserire la fraternità come principio fondamentale. Lo ha annunciato il presidente regionale Mauro Laus nella sala rossa di Palazzo Civico durante l’incontro “Islam: Radici, fondamenti e radicalizzazioni violente, le parole e le immagini per dirlo”.

“Fraternità e laicità sono la più alta protezione contro gli estremismi perché permettono la libera diffusione della pluralità religiosa – ha detto Laus –. I politici devono credere in questi valori prima di difendere la propria appartenenza ad un determinato gruppo”. Il comune di Torino, rappresentato dal presidente Silvio Magliano, ha risposto positivamente alla proposta, confermando anche la modifica del proprio statuto.

“La lotta al terrorismo si vince con iniziative comunitarie che isolino qualsiasi forma di infiltrazione dell’illegalità”. Così il sindaco di Torino Piero Fassino ha presentato il progetto didattico promosso dalla commissione Legalità del capoluogo piemontese in collaborazione con il Ce.Se.Di (il centro servizi didattici della città metropolitana). “Il fenomeno di terrore matura se trova spazi e luoghi nella società – sottolinea Fassino -. Insieme all’assessora alle Pari opportunità Ilda Curti ho incontrato la scorsa settimana i capi delle comunità islamiche, che contano circa 30-40 mila persone, di cui 4 mila cittadini italiani di fede musulmana. In quell’occasione abbiamo stretto un patto di condivisione tra i centri islamici e la nostra città”.

L’assessora ha evidenziato come l’iniziativa partita oggi sarà un primo passo verso la sistematizzazione di questo accordo: “Torino assumerà princìpi comuni per coordinare le attività religiose e non”.

Questo percorso didattico si sviluppa durante tutto l’anno scolastico con incontri di due ore, in cui uno o più relatori presentano alle scuole richiedenti temi che ruotano attorno a concetti come “Terrore e Terrorismo”, “Religione e fondamentalismo” “Migrante e spazio” e così via. L’obiettivo è quello di creare un’opportunità di dialogo tra studenti e docenti di diverse fedi religiose.

“Partiamo da un contesto scolastico – ha spiegato il sindaco – per mettere in campo un’azione che promuova e radichi la cultura della convivenza e del riconoscimento dei diritti e dei doveri”.

03/12/2015

A Torino una marcia per guardarsi con occhi diversi

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , , — Federica Frola @ 10:42

“La mamme islamiche della nostra comunità, all’indomani degli attentati a Parigi, si sentivano a disagio e maggiormente ‘osservate’ dalle altre famiglie quando portavano i figli a scuola. – spiega la presidente della circoscrizione 6 Nadia Conticelli – Per questo motivo hanno chiesto alla Federazione generale islamica italiana di organizzare una manifestazione che aiutasse a guardarsi con occhi diversi, non condizionati dagli eventi internazionali”.

Domani sera in Barriera di Milano cattolici e islamici cammineranno insieme contro il terrorismo: in mano solo le bandiere della pace. La partenza sarà alle 18.30 nel cortile della chiesa Speranza Nostra in via Chatillon, dove l’imam e il parroco pregheranno in ricordo delle vittime di Parigi del 13 novembre, poi lungo corso Vercelli si percorreranno poche centinaia di metri per raggiungere la moschea della Città in via Sesia.

“Non potevano che essere i cittadini della circoscrizione 6 a promuovere questo momento di unione – racconta Conticelli – Barriera di Milano ha da sempre affrontato in prima persona le difficoltà che emergono dalla compresenza di comunità diverse. Il mondo è mescolanza: la nostra realtà cerca di costruire un futuro insieme a prescindere dalle differenze”.

Da anni la circoscrizione 6 lavora per il consolidamento di un tavolo interreligioso e l’evento di domani è un segnale concreto, che individua come unico discrimine tra i cittadini la violenza.

Hanno aderito oltre alla circoscrizione, alla parrocchia e alla moschea, anche il centro culturale arabo Dar al Hirkma, l’associazione Choros, l’associazione Marchese, il tavolo sociale Marco Bertolla, il Sermig, le Chiese Battiste, Alma Terra, il circolo Arci e la Cgil Piemonte e il Circolo Banfo di via Cervino, che a conclusione dell’evento organizzerà un apericena della fratellanza.

A Torino sono tanti i progetti che aiutano a vedere le diversità come un valore aggiunto: la scuola elementare Regio Parco di via Fiochetto, ha instaurato un rapporto con le moschee Taiba e della Pace. Ieri proprio al centro italo-arabo Dar al Hikma si è tenuto un concerto dei bambini, che hanno dedicato un canto in francese ai morti di Parigi. Poi le giovanissime coriste delle moschee hanno intonato con i bimbi l’inno nazionale. Un vero inno della Pace.

30/11/2015

“Isis, la religione è un pretesto”

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , , , — Fabio Grandinetti @ 14:41

Nessuno scontro di civiltà, nessuna guerra santa. L’Isis e il conflitto siriano sono il frutto dell’uso politico della religione. Non ha dubbi Manlio Graziano, docente di Geopolitica delle religioni alla Sorbonne e all’American Graduate School di Parigi. Lo studioso ha incontrato oggi, lunedì 30 novembre, gli studenti di Relazioni internazionali al Campus Einaudi.

“La guerra in Siria non è una conseguenza dello scontro tra sunnismo e sciismo, come si sente spesso dire in giro – ha spiegato –. Come è sempre accaduto nella storia, il potere politico fa della religione un uso strumentale. In questo momento nell’area mediorientale l’Arabia Saudita e la Turchia lottano per impedire il controllo iraniano della Mesopotamia, e l’Isis nasce proprio da questo scontro”.

Secondo Graziano, gli stati e i movimenti nazionalisti nel corso del ‘900 hanno aspirato al controllo della cosiddetta ‘Grande Siria’, ma la religione musulmana non c’entra niente. Una tesi opposta a quella di chi sostiene uno stretto legame tra Islam e fondamentalismo.

“L’origine del conflitto non va ricercata nel Corano – ha proseguito –, ma nello scontro politico. I contenuti e i divieti delle religioni cambiano a seconda delle contingenze e delle necessità, nonostante i libri sacri rimangano immutati. Nell’Islam ognuno interpreta la Sharia come vuole perché non è un corpo di leggi: la Sharia è quello che il potere politico vuole che sia”.

Ma allora perché i conflitti contemporanei si fondano sulla fede? “Negli anni 70 – ha concluso Graziano – la crisi del mondo postcoloniale, quella dello stato nazione e la massiccia urbanizzazione nei paesi in via di sviluppo hanno agito come detonatore di una desecolarizzazione ancora latente: il ritorno prepotente della religione sulla scena politica. L’orientalista Bernard Lewis diceva che non c’è ideale migliore della religione per fare la guerra”.

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