Futura

01/06/2016

Libera Piemonte: “Fenomeno delle mafie sottovalutato nei programmi elettorali”

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , — Gianluca Palma @ 14:27

Diciassette candidati a sindaco, 34 liste con altrettanti programmi elettorali e un dato allarmante: solo uno tra i competitor per lo scranno più alto di Palazzo di Città, parla esplicitamente di lotta alle mafie nella sua agenda di governo, il sindaco uscente Piero Fassino.

È quanto emerge da una ricerca presentata dall’associazione antimafia Libera Piemonte che ha passato sotto la lente di ingrandimento i programmi degli schieramenti in corsa per amministrare la città di Torino. “Abbiamo approfondito tutti i documenti con cui i candidati si presentano alla cittadinanza, per capire chi è consapevole dell’infiltrazione delle mafie nel nostro territorio”, ha spiegato Maria José Fava, referente dell’associazione.

L’Analisi dei Programmi Elettorali Torino 2016, questo il titolo del report, è stata svolta seguendo un criterio specifico, scandagliando, cioè, tutti i programmi pubblicati nell’albo pretorio, alla ricerca di parole chiave come ‘mafia’, ‘corruzione’, ‘trasparenza’, ‘appalti’, ‘legalità’, ‘sicurezza urbana’, oltre ai cosiddetti ‘reati sentinella’ dei fenomeni criminali che Libera individua nello spaccio di droghe e nella prostituzione.

Dal risultato è emerso che solo Piero Fassino fa riferimento esplicito al termine “mafie” e annuncia l’istituzione di un Fondo per il sostegno alle vittime di racket e usura e l’obbligo del Comune di costituirsi parte civile nei processi contro i clan.

Per quanto riguarda la lotta alla corruzione e gestione degli appalti, se ne fa riferimento nei documenti di alcune liste collegate a Mario Levi, Giorgio Airaudo e Vito Colucci, mentre il candidato Marco Rizzo ne parla riferendosi alla privatizzazione dei servizi pubblici e alla lotta agli sprechi.

La trasparenza, invece, si ritrova come questione di principio nella maggior parte dei programmi elettorali. Per Chiara Appendino rappresenta un valore alla base della sua agenda, individuando nello strumento Open Data una garanzia di buona amministrazione. Anche Giorgio Airaudo ha dedicato un capitolo al tema, mentre Mario Levi, Alberto Morano, Vito Colucci, Marco Racca, Guglielmo Del Pero e Roberto Rosso, secondo Libera “affrontano la questione in maniera meno approfondita. Nel programma di Fassino, invece, è trattata in continuità rispetto al lavoro svolto dall’amministrazione uscente, nel rispetto della normativa nazionale”.

Il concetto di “legalità”, che tanto sta a cuore all’associazione fondata da Don Luigi Ciotti, è presente in tutti i programmi elettorali come principio guida, “ma segnaliamo che Appendino, Levi e Morano affermano di voler istituire percorsi di educazione alla legalità nelle scuole, progetti che noi portiamo avanti durante tutto l’anno in molte scuole d’Italia”, precisa Fava.

Anche per quanto riguarda la tutela della sicurezza urbana, secondo Libera Piemonte mancano proposte efficienti: la maggior parte dei candidati, infatti, ritiene di garantirla contrastando la criminalità comune, cioè i furti, gli scippi e lo spaccio di droghe.

15/03/2016

“A Torino la mafia c’è, mancano le denunce”, il dibattito di Libera verso il 21 marzo

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , — Gianluca Palma @ 11:36

A Torino i reati di mafia non vengono denunciati. “Ormai è un fatto noto che le mafie siano forti e attive anche in Piemonte, eppure al nostro sportello Sos Giustizia, istituito cinque anni fa e dedicato a testimoni di giustizia, familiari delle vittime delle mafie, vittime di estorsione e di usura, abbiamo ricevuto finora circa 230 denunce, di cui solo il 15% era legato questo tipo di reati”. È quanto ha affermato Maria Josè Fava, referente dell’associazione Libera Piemonte, durante l’iniziativa svoltasi ieri sera presso la Fabbrica delle E in corso Trapani: ‘Dal soggiorno alla residenza: le mafie sul nostro territorio’.

L’evento, al quale hanno preso parte anche il sostituto procuratore del Tribunale di Torino, Roberto Sparagna, il sociologo e docente di Unito, Rocco Sciarrone e Giuseppe Legato, giornalista de La Stampa, è stato l’occasione per discutere dell’infiltrazione delle mafie in Piemonte, in vista della 21^ Giornata della Memoria e dell’Impegno che si terrà in tutta Italia il 21 marzo. Sotto la “Mole” l’appuntamento è al corteo che partirà alle 9 da piazza Vittorio Veneto e si concluderà in piazza Carignano, dove dal palco verranno ricordati tutti i nomi delle vittime innocenti delle mafie.

I processi Crimine, Minotauro, San Michele, Pioneer per citarne alcuni, e la più recente maxi-operazione Big Bang, che ha scoperchiato l’infiltrazione della ‘ndrangheta nel centro di Torino, sono la prova dell’espansione a nord della mafia calabrese. “In questo territorio le ‘ndrine sono molto forti, hanno cannibalizzato tutto il sistema criminale italiano – ha detto Giuseppe Legato – il problema è che ancora si ritiene che i traffici del clan non riguardino questi territori, spesso sono stati liquidati come ‘locridate’, fenomeni che riguardano solo la Calabria”.

Proprio nel caso della ‘ndrangheta, invece, è emerso come le famiglie calabresi abbiano esportato al nord gli stessi rituali di affiliazione e di controllo del territorio. A confermarlo è lo stesso Sparagna. “Dalle intercettazioni del processo Minotauro – ha spiegato il magistrato – abbiamo letto che i capibastone si davano appuntamento per mangiare insieme il capretto, occasione per riunirsi e prendere decisioni importanti”.

Secondo il professor Sciarrone, membro della Commissione Legalità del Consiglio comunale di  Torino, per leggere meglio l’espansione delle mafie e saperla contrastare è necessario osservare bene il contesto in cui operano, senza prescindere dal territorio. “La mafia non può essere spiegata come un virus, una malattia – ha chiarito il sociologo – perché casi come lo scioglimento del Comune di Leinì, dimostrano che vi è una sorta di nebulosa dove la legalità e l’illegalità si fondono”. “Con la Commissione del Comune di Torino ha proseguito –  presieduta da Fosca Nomis, abbiamo già avviato degli studi e presentato delle ricerche, è bene che queste istituzioni lavorino e non rimangano solo etichette simboliche antimafia”.

Il capoluogo piemontese è stato anche teatro di omicidi eccellenti, primo tra tutti quello del magistrato Bruno Caccia, ucciso dai clan calabresi nel 1983; è anche la città natale di Mauro Rostagno, giornalista morto in Sicilia e protagonista di molte campagne di stampa contro Cosa Nostra. E proprio per tenerne viva la memoria, Libera aveva proposto già da tempo al Comune di intitolargli il ponte sulla Dora di via Livorno: “Da Palazzo di Città ci hanno comunicato che gli dedicheranno un sedime in una piazza a sud di Torino – ha annunciato Andrea Zummo dell’associazione Acmos, afferente a Libera -  e noi lanceremo un concorso rivolto alle scuole per realizzare un murale in suo onore e rendere quel posto degno di memoria”.

 

20/03/2015

Migliaia a Torino in ricordo delle vittime delle mafie, “illuminiamo la verità”

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , — Gianluca Palma @ 15:23

Il “popolo delle lampadine” ha attraversato questa mattina il centro di Torino. Un corteo colorato e variopinto, popolato da un migliaio di persone, giovani e giovanissimi, studenti dell’università e delle scuole primarie e secondarie, che ha animato la manifestazione regionale in ricordo delle vittime delle mafie, organizzata da Libera Piemonte.

Tanti bambini indossavano in testa, o allacciato al collo, un piccolo lume di cartone “perché – hanno detto – dobbiamo illuminare la verità della giustizia, contro le mafie che dicono solo bugie”. Alcune lampadine recitavano “la giustizia è uguale per tutti”, “la giustizia è l’amore tra le persone” o ancora “giustizia è eliminare le discriminaizioni”.

Sono in piazza con i loro insegnanti, che li hanno istruiti sulle tematiche della lotta alle mafie, attraverso percorsi formativi. E sono così piccoli che, sentirli pronunciare quelle parole, fa un certo effetto, segno del buon lavoro svolto nelle scuole.

Tra loro c’è anche chi ne sa qualcosa di più, è uno scolaretto della Scuola Primaria Antonelli: “Oggi stiamo ricordando Giovanni Falcone e i magistrati che hanno lottato contro il pizzo, una tassa che devi pagare ai mafiosi sennò ti bruciano il negozio”.

Tutto ciò e tanto altro è la XX Giornata della Memoria e dell’Impegno, indetta a livello nazionale dall’associazione Libera, il 21 marzo, e che in Piemonte si celebra il 20 marzo a Torino. Dal 2007 la Regione l’ha promossa cerimonia ufficiale. Il corteo è partito alle 9.30 da piazza Vittorio Veneto, ha attraversato via Po e si è concluso intorno alle 12 in piazza Carignano, dove sono stati letti gli oltre 900 nomi delle vittime delle mafie a cui si sono aggiunti quelli della strage di Tunisi, quattro dei quali erano italiani.

Tanti i cartelli e gli striscioni. Uno di questi rimanda direttamente al titolo scelto quest’anno per la manifestazione “La verità illumina la giustizia” e recita, ricalcato accanto a una lampadina gigante “La mafia ha paura della luce”, mentre su un altro si legge “Chi lotta può vincere, chi non lotta ha già perso”.

Oltre alle tante scolaresche, venute da più parti del Piemonte, c’era una nutrita componente di studenti universitari. Luca Russano, iscritto al primo anno di Giurisprudenza all’UniTo spiega: “Partecipo ogni anno. Ho conosciuto questa iniziativa grazie ai miei amici, che fanno parte dell’associazione Acmos e si occupano anche di lotta alle mafie”. Anche Viviana è una veterana di questa giornata: “E’ importante partecipare e sensibilizzare, soprattutto in questo momento che alcune sentenze hanno ribadito l’espansione della criminalità al nord”.

Fra le testimonianze più significative, quella delle figlie di Bruno Caccia, magistrato ucciso proprio in Piemonte nel 1983 dalla ‘ndrangheta. “Nostro padre ci ha educate al senso del dovere, se tutti si comportassero in tal senso cambierebbe il mondo”, hanno spiegato Paola e Cristina. “Come familiari di una vittima è nostro dovere testimoniare, per fare capire ai ragazzi che parliamo di persone comuni, che facevano semplicemente il proprio dovere”.

Presenti anche il sindaco Piero Fassino, il presidente della Consiglio Regionale, Mauro Laus, la consigliera cittadina Fosca Nomis e il presidente della Regione Sergio Chiamparino.

Proprio quest’ultimo ha sottolineato l’impegno dell’istituzione da lui guidata sul contrasto al malaffare: “Oltre promuovere la trasparenza della pubblica amministrazione con ogni tipo di strumento, stiamo lavorando per restituire alla collettività il Castello di Miasino, bene confiscato al clan Galasso”.

In piazza anche l’ex procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, che sulla presenza delle mafie nel territorio piemontese ha affermato: “Dobbiamo parlare di mafie del nord, non solo di mafie che si sono estese al nord. Ma il nostro territorio reagisce bene, penso al coraggio dei ragazzi di Libera che si sono costituiti parte civile nei processi”.

Una manifestazione ricca e partecipata, dunque. Ma non è finita qui, infatti centinaia di persone si apprestano a partire questa notte alla volta di Bologna, dove domani ci sarà la manifestazione nazionale e si attendono centinaia di migliaia di persone.

23/05/2011

Torino: la casa del boss mafioso diventa casa della musica

Filed under: Futura,Notizie — Tag:, , , , , — Pietro Santilli @ 13:14

E’ stata inaugurata oggi la sede dell’associazione musicale “Musicaviva” di Torino, riconvertendo così quella che era stata la casa di Luciano D’Agostino, boss dell’’ndrangheta, che la utilizzava per gestire i suoi traffici criminosi. L’abitazione, confiscata nel 1997, dal 2001 era stata assegnata al Comune di Torino, che due anni fa lo ha affidato in gestione all’associazione musicale. Da oggi è sede delle iniziative sonore.“In un posto che è stato luogo di criminalità – ha detto Maria José Fava di Libera Piemonte – d’ora in poi verranno svolte attività per i giovani, in particolare, corsi di pianoforte, viola e canto”.

(continua…)

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