Futura

23/05/2016

Torino a scuola di integrazione, presentati i migliori studenti

Filed under: Cultura,Futura,Notizie — Tag:, , , , — Federico Gervasoni @ 13:14

Per un anno oltre trecentocinquanta studenti degli istituti multietnici di Torino sono stati coinvolti nel progetto “Un ponte per la sicurezza”, ideato dalla Polizia di Stato e giunto oggi alla sua conclusione.

L’iniziativa, nata lo scorso autunno, era costituita da una serie di incontri didattici e informativi che hanno coinvolto i ragazzi, affrontando il fenomeno dei migranti sotto gli aspetti tecnici, giuridici e, soprattutto, umani. “Il valore dell’accoglienza è fondamentale, per questo sta a noi trasmetterlo e insegnarlo alle nuove generazioni” – così il questore di Torino, Salvatore Longo durante l’incontro di questa mattina al Teatro Carignano.

Nel corso dell’evento sono, stati, poi illustrati i lavori sviluppati dagli studenti che hanno intervistato diversi loro coetanei provenienti dai Paesi più lontani e oggi in Italia per cercare un futuro migliore.
La commissione, composta da esponenti della Questura di Torino ha, quindi, premiato la 1C dell’istituto Giulio di Torino, per un book fotografico contro il razzismo. Menzione d’onore per “Sguardi annegati”, lavoro grafico sui drammi che si sono consumati nel Mediterraneo, realizzato dalla IIC dell’istituto professionale Birago. “L’idea del ponte nasce dall’incontro i migranti oggi presenti nel centro di Settimo Torinese” – ha spiegato Michele Sole, dirigente dell’ufficio immigrazione di Torino e responsabile del progetto -. A tutt’oggi lavoriamo con profitto affinché le realtà straniere si integrino nella nostra comunità e possano trovare un luogo dove vivere con maggiore serenità”.
Special guest della mattinata e testimonial dell’iniziativa l’artista Arturo Brachetti che con le sue performance in meno di mezz’ora è riuscito a rappresentare quasi tutti i Paesi del pianeta, vestendo gli abiti più rappresentativi di ogni singolo territorio. “Per lavoro viaggio moltissimo e devo dire che ho portato la mia fantasia un po’ in tutto il mondo – ha raccontato -. Questo mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti andando incontro a culture diverse e conoscendo nuove realtà”.  Ad affiancare il trasformista torinese è stato il giovane mago Luca Bono che ha intrattenuto e stupito i ragazzi con il suo numero dello sdoppiamento delle colombe.

21/03/2016

Un testimone di Ayotzinapa a Torino con le Carovane Migranti

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , — Gianluca Palma @ 12:25

Dal Messico a Torino per attraversare l’Italia insieme alle Carovane Migranti. A fine mese arriverà sotto la Mole, Omar Garcìa Velazquez, portavoce degli studenti della Scuola Normale Rurale di Ayotzinapa, nel sanguinario Stato del Guerrero, laddove vige la “legge” dei narcos e dei cartelli criminali. La Scuola Rurale è considerata un istituto “scomodo”, perché garantisce accesso gratuito alla formazione ai ceti più poveri della popolazione e studiare vuol dire “pensiero critico”, emancipazione. Omar è uno dei pochi superstiti della tragica notte del 26 settembre 2014, quando la polizia represse brutalmente una manifestazione di protesta contro la riforma dell’istruzione, con un bilancio da guerriglia: 6 studenti assassinati, cinque feriti e 43 “desaparecidos”. Spariti. Da allora Omar Garcìa Velazquez gira per il Messico insieme ai familiari di quei ragazzi per chiedere alle istituzioni verità e giustizia sui sopravvissuti.

Carovane Migranti è un’iniziativa, giunta alla seconda edizione. Un gruppo di torinesi, il 2 aprile, si metterà in viaggio facendo tappa in vare regioni italiane, diretti a Catania, dove il 17 aprile si terrà una manifestazione nazionale di solidarietà ai migranti. Già il primo appuntamento, nell’autunno 2014, vide la partecipazione di una delegazione messicana. Quest’anno si aggiungerà un gruppo di tunisini, tra cui Imed Soltani portavoce dell’associazione “Terres pour Tous”, che rappresenta i genitori di quei ragazzi sbarcati al sud Italia in questi anni e di cui non si hanno più notizie.

Tra i “carovanieri” ci sono molti giovani. “Questo cammino che intraprendiamo prende esempio dalla Carovana che ogni anno si svolge in Centro America, dove il Movimiento Migrante Mesoamericano unisce i familiari che cercano i loro figli ‘desaparecidos’ e partono dai confini con il Guatemala fino alla frontiera con gli Stati Uniti”, spiega Karen Sampò, 26 anni, nata a Savigliano da mamma kenyota e papà cuneese. “Già lo scorso anno, vivere per 10 giorni accanto a queste persone straordinarie, ascoltare il loro vissuto a ogni tappa dove le associazioni che ci ospitavano, volevano incontrarli, è stato emozionante”. È d’accordo con lei Chiara Cestari,  28 anni, studentessa di Antropologia all’UniTo. “Ho conosciuto Carovane per caso in piazza Castello il 3 ottobre 2014 – racconta – c’era la commemorazione del primo grande naufragio dei migranti a Lampedusa, proiettavano il documentario La Gabbia Dorata e sono rimasta tanto colpita dal quel tema che ho deciso di unirmi al viaggio. Siamo partiti a metà novembre, quella volta dal meridione verso il Piemonte”. Dopo la tappa conclusiva del dicembre 2014 a Canelli, nell’Astigiano e Chiara ha deciso di scrivere la sua tesi della laura magistrale su come è cambiata negli anni la produzione vinicola del celebre moscato delle Langhe, “dai giovani coltivatori nostrani, ai migranti sfruttati dai caporali”, precisa.

Ancora pochi giorni, dunque e la carovana si metterà in cammino. Anzi, “Carovane”, come ci tengono a precisare i viaggiatori. “Le migrazioni sono tante e vanno raccontate tutte, sia chi scappa dalla guerra, sia chi cerca lavoro altrove”, chiarisce Karen. “Vogliamo ricordare anche il caso di Giulio Regeni – aggiunge Chiara -  altro migrante e ricercatore italiano ucciso proprio in quei territori da dove tanta gente è in fuga”.

Ma in futuro le Carovane Migranti attraverseranno l’Europa, seguendo le ondate migratorie? “Purtroppo le nostre risorse economiche e logistiche sono scarse, per ora percorriamo l’Italia da nord a sud, dove c’è tanta umanità da raccontare, ma anche tanta disumanità – sottolineano le ragazze –  basti pensare alla presenza dei CARA e dei CIE, dove i migranti vengono tenuti in gabbia”.

 

 

29/02/2016

“I figli dei migranti, ponte indispensabile tra due civiltà”

“Per presentarci non ci sono termini migliori di figlie di seconda generazione”. Luisa Zhou e Sara Alikhani lo dicono con orgoglio. Sono intervenute durante la presentazione del progetto ‘Identità multiculturale delle seconde generazioni’, che si pone come obbiettivo l’integrazione dei figli di migranti, ma non solo, all’interno della società. Chi meglio di loro può rappresentare un ponte da una civiltà all’altra: “Ci sentiamo mediatrici tra quella che è la nostra cultura d’origine e quella del posto in cui viviamo – affermano le ragazze -. Per non avere problemi d’identità, crediamo si debba vivere in maniera spontanea e che il confronto con gli altri possa arricchirci enormemente”.
Proprio l’identità è al centro delle preoccupazioni del Comitato Italiano Città Unite (CICU) che, con il sostegno della Regione Piemonte e di Fondazione CRT, nei prossimi 4 mesi inizierà una sperimentazione con due classi dell’Istituto Quintino Sella, la I C e la V C.

“Quello che ci preoccupa maggiormente è il rischio di incertezza identitaria – dice Silvana Accossato, presidente del CICU -. Quando le seconde generazioni entrano in contatto con la comunità che ha accolto i loro genitori, non possiamo sapere quali siano le loro reazioni”.
Il progetto nasce dunque per creare uno spazio di confronto e integrazione, in particolare all’interno delle scuole, luogo in cui le differenze culturali emergono con più forza.

Gian Paolo Morello, segretario generale di CICU: “All’interno del ‘Sella’, che speriamo non sia l’unica scuola ad aderire a questa possibilità, vogliamo affrontare questa tematica attraverso un dialogo sulla cittadinanza attiva. Da metà marzo ci incontreremo una volta al mese per parlare di società, lavoro, scuola: al termine ci occuperemo della stesura del cosiddetto ‘libro bianco’ che relazioni su quanto fatto, da presentare alle istituzioni nazionali, ma anche europee. Germania e Francia sono più avanti da questo punto di vista: le risorse rappresentate dalle seconde generazioni sono già state documentate”.
I termini che ricorrono frequentemente nel corso della mattinata sono: inclusione sociale e cooperazione internazionale. “Sono bellissime parole – interviene Guido Fontana, docente dell’istituto -. In quanto professore che insieme ad altri colleghi curerà questo progetto, mi impegnerò affinché diventino fatti. Ritengo che l’integrazione non significhi dimenticare le proprie origini che, anzi, vanno mantenute. Il nostro compito deve essere quello di aiutare i giovani di seconde generazioni a comprendere il territorio in cui vivono. L’idea è che possano essere i portatori di una multiculturalità che li aiuti a vivere nel mondo”.
In chiusura il presidente del Consiglio regionale, Mauro Laus, ha ricordato come l’Italia stia affrontando una situazione rovesciata rispetto agli anni ’60: “Da paese di emigranti a nazione che accoglie migranti: questi flussi migratori hanno reso il nostro Paese un mosaico di etnie, religioni e culture”.

19/02/2016

Laura Boldrini alla Lecture Spinelli:”Se cade Schengen cade l’Europa”/il video

Filed under: Cronaca,Futura,Notizie — Tag:, , , — Daniele Pezzini @ 15:54

Le difficoltà attuali e le sfide future che attendono l’Europa, tra spinte conservatrici e necessità di rinnovamento. Sono stati questi i temi al centro dell’intervento di Laura Boldrini alla Lecture Altiero Spinelli, appuntamento annuale di confronto su temi di attualità europea organizzato dal Centro Studi sul Federalismo e dall’Università di Torino.

La presidente della Camera ha avuto parole dure nei confronti dei Paesi europei che blindano le proprie frontiere e rifiutano l’accoglienza dei migranti, definendo incomprensibile la richiesta avanzata da alcuni Stati membri di una riduzione dell’area Schengen per impedire l’afflusso di profughi provenienti dalla Grecia. La Boldrini ha ricordato che tra i valori costitutivi dell’Unione ci sono anche quelli dell’accoglienza e della solidarietà ed è arrivata a proporre un blocco dei finanziamenti per i Paesi che non accettano la propria quota di migranti. Ha infine sottolineato l’importanza di far riscoprire ai giovani la passione per le questioni europee, passaggio fondamentale di un percorso verso gli “Stati Uniti d’Europa”.

IL VIDEO

20/04/2015

Tragedia di migranti, le voci del Politecnico

Filed under: Cronaca,Futura,Notizie — Tag:, , — Tommaso Spotti @ 11:23

Quando novecento persone lasciano tutto per cercare fortuna sull’altra sponda del Mediterraneo, può essere solo la disperazione a muoverle. Famiglie abbandonate e sogni ripiegati nel cassetto per inseguire una vita migliore. Ieri il miraggio di quel futuro è naufragato tra le gelide onde del Mare Nostrum. ‘Mare Nostrum’ come l’operazione militare italiana che fino allo scorso anno salvava migliaia di vite, e che oggi è sparita in un progetto europeo di minor portata e ancor più microscopica utilità. Sono millesettecento anime ad aver perso la vita nel canale di Sicilia dall’inizio dell’anno. Millesettecento in più del 2014.

Oggi il Politecnico apre le porte agli studenti che il prossimo anno frequenteranno l’Ateneo. In un open-day per il futuro di tanti ragazzi, c’è spazio anche per ricordare chi quel futuro l’ha visto svanire in mare. “La disperazione porta queste persone a rischiare tutto – ha detto Alessio della scuola di Ingegneria – noi abbiamo una memoria corta: cento anni fa migravamo noi, ora sono costretti a farlo loro”. Le sue parole mascherano la frustrazione per quanto sta accadendo: “Noi comuni cittadini possiamo fare poco, sono le istituzioni a doversi mobilitare per aiutare queste persone”. A fianco a lui una studentessa di Architettura interviene accalorata: “Bisognerebbe rendersi conto di quanto vacilla il nostro concetto di comunità – dice Silvia – Questo problema è qualcosa di cui dovrebbero occuparsi tutte le istituzioni, non solo le singole realtà coinvolte direttamente”.
Non c’è soltanto cordoglio e dolore nelle aule del Politecnico. Più d’uno studente si ferma stordito alla domanda sui migranti, ignaro di quanto sia successo. E tanto spazio lo occupa la frustrazione verso la politica. “Sugli immigrati c’è un gigantesco magna magna  – lo urla quasi uno studente che vuole rimanere anonimo, attorno a lui annuiscono parecchi – questi si prendono i finanziamenti per le disgrazie e li spendono per i fatti loro. Non serve a niente spendere questi soldi se tanto vengono sprecati a questo modo”. Frustrazione che si abbatte anche sulla politica di Bruxelles: “Sono tutti coinvolti gli europei e la devono smettere di lasciare noi nei casini – si agita una ragazza mentre inveisce contro l’Ue – dobbiamo dire basta a questo menefreghismo”.  Cordoglio unito alla rabbia, per novecento persone affondate come i sogni della primavera araba. Nell’indifferenza di chi dovrebbe aiutarli, anche solo per pagare un debito vecchio di cent’anni.

Older Posts »

Powered by WordPress