Futura

28/04/2016

“Meno dodici”, alla Feltrinelli la storia del medico senza memoria

Filed under: Cultura,Futura,Notizie,Storie — Tag:, , , , — Alessio Incerti @ 12:05

Passare dal 2001 al 2013 senza ricordarsi nulla di questi dodici anni. Passare dalla lira all’euro, dai fax alle mail, da George W. Bush a Barack Obama, da Giovanni Paolo II a Francesco. È questa la storia di Pierdante Piccioni, giovane primario all’ospedale di Lodi, che il 25 maggio 2013 finisce fuori strada con la sua auto sulla tangenziale di Pavia. Dopo l’incidente, Pierdante va in coma e si risveglia solo qualche ora dopo. Ma per lui è il 25 ottobre del 2001.

Questa l’incredibile storia raccontata da Pierangelo Sapegno, nel suo “Meno dodici”, edito da Mondadori e scritto a quattro mani proprio col medico lombardo, e che oggi, alle 18, verrà presentato a La Feltrinelli di piazza CLN. Proprio Sapegno ci racconta la genesi di questo libro: “Ho scoperto questa storia quando facevo l’inviato per La Stampa. Andai al pronto soccorso di Codogno, dove Pierdante aveva ripreso servizio. Lo intervistai e inviai il pezzo, ma il direttore mi disse che non c’era spazio”. Una reazione inaspettata, che però non fece demordere Sapegno, il quale insistette per la pubblicazione e così l’articolo venne messo in apertura nel sito on-line, raggiungendo in poche ore moltissime visualizzazioni.  Pierangelo decise di andare ancora più a fondo nella storia di Pierdante e tra loro, come lui stesso ci racconta, “si creò un feeling particolare, possiamo dire che ci siamo subito piaciuti molto”.

Anche perché la vicenda di Pierdante è unica: “Dopo il risveglio dal coma, l’impatto è, a dir poco, traumatico: non riconosce i colleghi, rifiuta i figli, e della moglie – invecchiata- distingue solo gli occhi”. Per lui è il 25 ottobre del 2001, il compleanno del figlio, appena accompagnato a scuola: non può credere che quei ragazzi, ormai quasi adulti, siano i suoi bambini: pensa di averli uccisi nell’incidente, ma che i medici glielo vogliano tenere nascosto. Un impatto reso ancora peggiore dal compagno di camera, un giovane, munito di tablet e smartphone. Cose che lui non aveva mai visto – o meglio che non si ricordava di aver visto. Una storia di un marziano catapultato in un altro pianeta, in un mondo che non può sentire suo, con cui non riesce a entrare in contatto. Un mondo che lo spinge quasi a pensare al suicidio. Ma un giorno tutto cambia. Muore suo padre e Pierdante decide di uccidersi, ma proprio quando è nella casa dei genitori a cercare la pistola che suo papà aveva conservato dalla guerra partigiana, trova un libro: “Uomini e topi” di Steinbeck e a margine di una pagina un appunto, “gli amici non si uccidono, si salvano”. È il momento che fa cambiare tutto: torna a studiare e, grazie a quelle tecnologie che aveva rifiutato con disprezzo, riesce in pochissimo tempo a ridare gli esami, a partecipare a corsi d’aggiornamento, a tornare il medico che era stato, a (ri)realizzare il suo sogno.

Sapegno racconta anche un dettaglio del primo paziente che il medico curò dopo l’incidente: “Fu una vecchina che era caduta in casa e si era rotta il femore, e Pierdante le disse: ‘Se lei mi dà una mano, ce la facciamo’”.

29/01/2016

La Biblioteca Centrale celebra gli Oscar, storici “libri transistor” Mondadori

Costavano 350 lire e in un giorno ne venivano vendute anche sessantamila copie. I “libri-transistor”, i tascabili che Mondadori iniziò a vendere il 27 aprile 1965 (il primo numero fu “Addio alle armi” di Hemingway), hanno compiuto lo scorso anno sessant’anni e una mostra li celebra alla Biblioteca Centrale di Torino fino a domani.

Alle 16, in via della Cittadella 5, ci sarà un incontro con Elisabetta Risari, editor Mondadori che racconterà la storia e l’importanza dei tascabili, che settimanalmente proponevano un capolavoro della letteratura a prezzi economici e dimensioni pensate per i lavoratori, per i viaggi, per averli sempre a portata di mano. Dopo di lei interverrà Alba Andreini, curatrice per “Il Meridiano” dei “Racconti e romanzi” di Carlo Cassola, altro autore che ha segnato la storia degli Oscar: in sei anni, infatti, furono vendute 450 mila copie del suo long-seller “La ragazza di Bube”, vincitore anche del Premio Strega nel 1960. La mostra torinese lo omaggia con due teche che contengono documenti, foto e copie dei libri tascabili posseduti dalla Biblioteca stessa. L’autore romano sarà ricordato anche da Anna Bravo, che lo utilizzerà come strumento per narrare la Resistenza: Cassola, infatti, l’aveva vissuta da partigiano e per la sua brigata aveva scritto “L’ultima frontiera” in cui ricordava i luoghi dove aveva combattuto, i compagni che non erano sopravvissuti e quelli che invece ce l’avevano fatta.

L’evento accompagna la chiusura della mostra, che ripercorre la storia di libri che mettevano insieme praticità, economicità e un nuovo spirito pop: le copertine, infatti, raffiguravano i divi del cinema che avevano portato sullo schermo i protagonisti dei tascabili, come Rock Hudson che aveva recitato nel 1957 in “Addio alle armi” di Hemingway, o Claudia Cardinale in “La ragazza di Bube”, film del 1963 di Luigi Comencini e in edicola come secondo numero della collana, subito dopo quello dello scrittore statunitense.

 

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