Futura

07/06/2016

Settant’anni di Vespa all’ADPLOG di Alessandro Del Piero

Filed under: Cultura,Notizie,Sport — Tag:, , , , , , , — Azzurra Giorgi @ 11:59

Nel 70° anniversario dalla sua invenzione, da quando Enrico Piaggio depositò il brevetto dello scooter che avrebbe fatto la storia, Torino celebra la Vespa con una mostra che mette insieme cinema, design e icone. Nello spazio ADPLOG di Alessandro Del Piero in via Gobetti inizia, infatti, un’esposizione dedicata alla due ruote più famosa del mondo che durerà fino al 31 agosto.

Organizzata in collaborazione con Fondazione Piaggio, Promocinema e Museo del Cinema, la mostra propone locandine e fotogrammi dei numerosi film che hanno contribuito a renderla iconica: da Vacanze romane a Zoolander 2, passando per altre settanta pellicole tra le quali Nuovo cinema paradiso, Sapore di mare e Alfie. L’hanno guidata John Wayne, Anthony Quinn, Paul Newman, Vittorio Gassman, Nanni Moretti, Penelope Cruz, Nicole Kidman e molti altri, rendendola un simbolo di italianità nel mondo.

Il cinema sarà presente anche con alcune proiezioni di pellicole in cui la vespa è protagonista: dieci appuntamenti, il primo il 18 giugno con Vacanze romane e la 125 guidata da Gregory Peck e Audrey Hepburn.

Nello spazio espositivo che Del Piero ha scelto di dedicare alle sue passioni, dallo sport alla fotografia, saranno presenti anche sei modelli, passati e recenti, della Vespa che, dal 1951 al 2016 ripercorreranno decenni di storia, stile e design.

L’esibizione sta girando il mondo dal 2010: la prima a Pontedera, città della Piaggio che nell’aprile scorso l’ha festeggiata con giorni di eventi e mostre, per poi andare a san Pietroburgo, Cannes, Taormina in occasione dei Nastri d’argento e, adesso, all’ADPLOG.

26/01/2016

La via delle stelle a Torino? L’opinione di Bruno Gambarotta

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , , , — Sara Iacomussi @ 11:13

Torino come Hollywood: in via Montebello, ai piedi della Mole, ci sarà la “walk of fame” nostrana. Le stelle del cinema, dagli attori ai registi, che sono passati per il capoluogo piemontese segneranno la strada degli appassionati della settima arte. La decisione è stata presa ieri sera dal consiglio comunale.

“È un’iniziativa geniale, ma anche un bel guaio”: Bruno Gambarotta, scrittore, giornalista, profondo conoscitore della macchina da presa, è fiero che la sua Torino possa avere una via dedicata ai grandi del cinema, ma anche ironicamente preoccupato: “Un bel guaio, perché sono tanti gli interrogativi a cui ora bisogna dare risposta: chi mettiamo? Solo i vivi? Solo i morti?”. Gambarotta una soluzione ce l’avrebbe: “Io metterei solo i morti. Impossibile non inserire Mastroianni. E non farei lasciare l’impronta ai vivi: vedersi a fianco di chi non c’è più è un po’ macabro. Io mi chiederei: ma che è, mi hanno già comprato la tomba?”.
Una cosa è, però, sicura: “La nostra città è ancora molto attiva dal punto di vista cinematografico. Abbiamo un Museo del Cinema invidiatissimo. I numeri del Torino Film Festival sono impressionanti, anche per film assurdi c’è sempre una coda infinita”. Certo, il capoluogo piemontese “ha patito quando c’è stato il trasloco a Roma del cinema italiano: la via delle stelle può essere un modo per ricondurre a Torino i grandi che le hanno dato qualcosa e che hanno diritto a stare lì”.
Chi metterebbe Bruno Gambarotta? “Prima di tutto, la base, il punto fondamentale: Giovanni Pastrone, che con la sua Cabiria ha trasformato il mondo della celluloide da un gioco al grande cinema”. E poi: il già citato Mastroianni, “che, tra l’altro, ha frequentato le scuole elementari a Torino. E con lui, tutti coloro che hanno un passato nella nostra città. Mi piacerebbe, inoltre, che venissero ricordati i nomi di quelli che invece non passano mai alla storia: il cinema è un lavoro collettivo, è facile conoscere a memoria tutti gli attori famosi, ma ci sono anche i dimenticati, dagli sceneggiatori agli operatori di macchina. Io riserverei un posto anche per loro”.
Degli attuali, anche se ancora vivo, Gambarotta lascerebbe spazio a Dario Argento, “che ha dato un grande contributo alla città, raccontandola certamente con uno stile tutto suo, ma alla perfezione”.

12/01/2016

L’ultimo addio a Gianni Rondolino

Oggi alle 9.30 si sono tenuti i funerali di Gianni Rondolino, accademico, critico cinematografico e personaggio chiave della Torino capitale del cinema. Amici, ex studenti e persone comuni si sono stretti attorno ai familiari nel dare l’ultimo saluto al professore nella Chiesa del Sacro Cuore di via Nizza. Una cerimonia dai toni intimi, come si addice a quello che era sì un personaggio pubblico, ma anche una figura attorno alla quale, negli ultimi 40 anni, si è raggruppato un piccolo stuolo di interlocutori privilegiati. Accanto alla moglie Lina e al figlio Fabrizio, noto politologo, c’erano, tra gli altri, la vicedirettrice del Museo del Cinema Donata Pesenti, il sovrintendente del Teatro Regio Walter Vergnano, l’amico di sempre Lorenzo Ventavoli e i registi Enrico Verra e Daniele Segre.

Hanno ritenuto doveroso presenziare anche il filosofo Gianni Vattimo, l’ex assessore Fiorenzo Alfieri, l’assessore Antonella Parigi, il consigliere Giampiero Leo, l’ex presidente del Museo del Cinema Ugo Nespolo e il presidente in carica Paolo Damilano, la direttrice del Torino Film Festival, Emanuela Martini, il direttore della Film Commission Paolo Manera e il presidente del Circolo dei Lettori Luca Beatrice.

“Non è semplice racchiudere in poche parole la storia di una vita”, ha esordito il celebrante. Ed è particolarmente vero per Gianni Rondolino, che domani avrebbe compiuto 84 anni e che è stato, tra le altre cose, il fondatore, nel 1981, del Festival Cinema Giovani, poi diventato il Torino Film Festival. Rondolino ha diretto la collana “cinema” della Utet, è stato scrittore, critico cinematografico per “La Stampa”, ha fatto parte, negli anni Ottanta, dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. È merito suo se il Museo nazionale del Cinema di Torino è diventato una tra le istituzioni culturali cinematografiche più importanti d’Europa. Sulla sua monumentale “Storia del cinema”, edita per la prima volta nel 1977, si sono preparati migliaia di studenti, oggi diventati docenti, giornalisti, critici.

“Rondolino non è stato solo un maestro per i suoi allievi, ma anche una delle anime culturali di Torino – ha detto il sindaco Piero Fassino alla fine della cerimonia – ll grande cordoglio della città ci dice quanto sia profondo il segno lasciato da Gianni”.

A nome degli ex allievi, è intervenuto Giaime Alonge: “Avrebbe potuto fare il docente con compiaciuta seriosità, invece ha scelto la leggerezza e l’ironia”. Alonge ha ricordato il libro pubblicato in occasione degli 80 anni del ‘professore’, curato dai suoi laureati, in cui sono raccolte fotografie che testimoniano il suo rapporto con loro, ma anche il ruolo cruciale che Rondolino ha svolto nella vita culturale italiana.

Commovente il ricordo di Steve Della Casa: “Non so se esista una famiglia del cinema torinese, ma sicuramente esiste una famiglia Rondolino. Gli dobbiamo tutti dire grazie”.

03/06/2015

Il Neorealismo in mostra al Museo del Cinema

Filed under: Cultura,Futura,Notizie — Tag:, , — Martina Tartaglino @ 11:19

La chiamano “l’età d’oro del cinema italiano”. La stagione più conosciuta, amata e studiata anche all’estero. E’ il Neorealismo dei genii De Sica, Visconti e Rossellini, di capolavori come Ladri di biciclette, La terra trema e Roma città aperta che proprio quest’anno compie settant’anni.

Ed è anche l’epoca dei grandi scrittori prestati alla sceneggiatura, da Suso Cecchi D’amico a Cesare Zavattini, di artisti che lavorano dietro le quinte come scenografi e direttori della fotografia, da Aldo Tonti a G.R. Aldo.

A questa ineguagliata stagione è dedicata la mostra Cinema Neorealista. Lo splendore del vero nell’Italia del dopoguerra, un progetto di Alberto Barbera realizzato in collaborazione con Grazia Paganelli e Fabio Pezzetti, dal 4 giugno al 29 novembre al Museo del Cinema di Torino.

Attraverso fotogrammi e sequenze di film, documenti, manifesti, materiali pubblicitari, testi e sceneggiature originali, frammenti d’interviste, note di produzione, lettere e dichiarazioni, la mostra  ripercorre le tappe più significative del Neorealismo: dall’influenza di alcune esperienze anticipatrici degli Anni Trenta e dei primi Anni Quaranta come i film di De Robertis e il Renoir di Toni, ai registi più celebri che hanno dato il via a quella che è considerata una vera e propria rivoluzione estetica.

Il racconto del vero, dell’Italia della miseria, della guerra e della lotta alla sopravvivenza, tra dramma e destini ineluttabili.

Un viaggio attraverso un movimento, i suoi precursori e le sue influenze, anche contemporanee.

Oltre al percorso espositivo nella Mole, la mostra si completa con una rassegna cinematografica, prevista a novembre al Cinema Massimo, che riproporrà invece i film più importanti del periodo abbinati ad opere successive, provenienti dalle più disparate cinematografie, che tradiscono l’influenza del Neorealismo.

 

15/04/2015

Torino Gay&Lesbian Film Festival: trent’anni di eccellenza

Filed under: Cultura,Futura,Notizie — Tag:, , , — Sara Iacomussi @ 12:43

“Trent’anni diversi perché unici” è lo slogan per l’edizione 2015 del Torino Gay&Lesbian Film Festival. 115 titoli di cui 49 anteprime italiane, 5 europee e 3 internazionali; 30 Paesi di provenienza; 4 premi principali e 2 selezionati dal pubblico: questi i numeri del 2015.

Il terzo decennale della manifestazione, oggi presentato al Museo del Cinema, si svolgerà dal 29 aprile al 4 maggio, con grandi novità per festeggiare un anniversario così importante. “Prima di tutto – spiega Giovanni Minerva, fondatore e direttore del Festival – è tornato il marchio della Regione Piemonte tra i patrocini dell’evento, grazie all’iniziativa di Sergio Chiamparino”. Temi nuovi, come il bullismo e e i turbamenti adolescenziali, vengono ripresi da artisti provenienti da tutto il mondo. L’assessore Luca Cassiani, rappresentante del Comune di Torino, evidenzia che “questi film non verranno mai proiettati al cinema o in altri festival. L’importanza dell’andare a vederli consiste nell’avere la possibilità di conoscere cosa succede sui temi omosessuali in Francia piuttosto che in Cile”.

Anche Alberto Barbera, direttore del Museo del Cinema, parla della prima rassegna in Europa e terza nel mondo dedicata all’omosessualità “Qualcuno si chiede se abbia ancora senso, dopo tutto questo tempo, continuare con la manifestazione. Trent’anni fa è nato nella militanza, si è trasformato e sono avvenuti molti cambiamenti in positivo per quanto riguarda i diritti civili. Eppure, non viviamo in un mondo ideale. Se tutti i diritti delle minoranze fossero riconosciuti e rispettati, allora il Festival non avrebbe più ragione di esistere. Purtroppo non è così”.

A precedere il Torino Gay&Lesbian Film Festival, il 22 aprile ci sarà l’intitolazione di una via di Torino a Ottavio Mario Mai, fondatore nel 1986 insieme a Giovanni Minerva della rassegna. Cassiani commenta l’iniziativa: “Esattamente un anno fa io e Giovanni abbiamo pensato di riconoscere a Ottavio l’importanza della sua figura culturale. Gli verrà dedicata una via vicino al Campus Einaudi, a fianco di un luogo in cui si insegna tutto ciò in cui Ottavio ha sempre creduto”.

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