Futura

02/03/2016

No di Unito all’assemblea anti Technion: “manca una controparte”

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , , , , , , — Sabrina Colandrea @ 15:56

Il Campus Einaudi dell’Università di Torino

Era prevista da 10 giorni, ma, da ultimo, l’Università ha deciso di negare l’aula e, quindi, di impedire l’assemblea degli studenti contro il Technion israeliano di Haifa. Il motivo ufficiale è l’assenza di contraddittorio. All’incontro, organizzato dal Collettivo Palestina, avrebbero, infatti, dovuto partecipare l’antropologo Roberto Beneduce, tra i 300 docenti italiani firmatari della petizione anti-Technion, e Ronnie Barkan, israeliano attivista per i diritti dei palestinesi. Nessun relatore avrebbe, invece, preso le parti del Technion. “Riteniamo che la concessione revocata dell’aula sia avvenuta per motivi pretestuosi – commenta la studentessa Charlotte del Collettivo Palestina -. Non abbiamo mai detto che avremmo avuto una controparte né la riteniamo necessaria per un’assemblea universitaria. Probabilmente l’ateneo, leggendo il nome di Barkan tra gli ospiti, ha dato per scontato che fosse una voce pro Israele. Quando si sono resi conto dell’errore hanno deciso di negarci l’aula”.

Il Technion di Haifa

Intanto uno dei relatori, il professor Beneduce, ha, però, preso le distanze dall’assemblea: “L’iniziativa è utile e io sono pro boicottaggio. Ma, dal momento che non è stata cercata una controparte, riconsidero la mia partecipazione. In un ateneo ha senso fare incontri dove tutti la pensano allo stesso modo?”. Anche per il vicerettore alla ricerca Federico Bussolino “l’Università deve essere un luogo di discussione, dove si può anche esprimere il dissenso”.

Gli studenti vogliono, però, tenere ugualmente l’incontro nella main hall dell’ateneo, oppure in cortile, in caso di bel tempo, all’orario previsto, le 17. “Da un anno organizziamo dibattiti, invitiamo professori ed esperti per discutere le questioni palestinesi e sensibilizzare i nostri compagni sull’argomento”, ha detto Charlotte. “In passato il Technion ha sviluppato sistemi di controllo e repressione della popolazione palestinese, per questo temiamo che gli accordi di ricerca con l’Università e il Politecnico di Torino possano avere risvolti militari”.

Di diverso avviso Peppino Ortoleva, docente di Comunicazione e Culture dei Media all’Università di Torino, che ritiene sbagliato boicottare un luogo di cultura israeliano in cui si formano anche pensieri ostili al regime di Benjamin Netanyahu. “Non si fanno assemblee su un tema tanto delicato senza permettere o, meglio, promuovere la discussione con persone che la pensano diversamente – ha sostenuto il professore –. In realtà c’è una campagna internazionale molto vasta per il boicottaggio di tutte le università israeliane, ma è sbagliato combattere proprio gli intellettuali, che generalmente sono i più critici”. Secondo Ortoleva, infatti, più si colpiscono le università israeliane più si corre il rischio che il senso di isolamento su cui il governo di Netanyahu specula acquisti credibilità presso l’opinione pubblica ebraica di tutto il mondo.

02/02/2016

Unito non cambia idea: l’accordo con il Technion di Haifa si farà

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , , , , , , , , , — Sabrina Colandrea @ 14:21

In risposta al gruppo di docenti che si è schierato contro l’intesa tra Unito, PolitecnicoTechnion di Haifa, temendo che l’ateneo israeliano possa utilizzare le scoperte a fini diversi da quelli scientifici, l’Università di Torino ha ribattuto: l’accordo non ha nulla a che vedere con la sperimentazione militare. Ciò nonostante, 30 professori hanno lanciato una petizione per bocciarlo. Secondo il ricercatore di Unito Alessandro Ferretti, “il Technion sviluppa sistemi di controllo e repressione della popolazione civile. Sul sito dell’ateneo israeliano si possono trovare ricerche effettuate su dispositivi, controllati da remoto, che servono a demolire le abitazioni palestinesi”. I 30 firmatari sono compatti nel ritenere che non dovrebbero esserci accordi con chi progetta armi, ma l’Università non cambia idea.

Per il prorettore Elisabetta Barberis, “ricerca e politica non possono essere confuse”. Un’opinione simile a quella del vicerettore per la ricerca Federico Bussolino: “Alle scuole elementari ci dicevano che non si possono addizionare le patate con le carote: quello palestinese è un problema enorme, che non si risolve di certo boicottando il progresso della scienza”. L’accordo con il Technion deve essere inquadrato in un’ottica culturale. “Non si tratta di un’intesa ‘sionista’ – ha aggiunto Bussolino – Non ci sarà scambio a livello industriale e non sono previsti stage per i ricercatori italiani in aziende israeliane. Questo dovrebbe dimostrare lo spirito esclusivamente scientifico dell’accordo”.

L’argomento ha coinvolto anche il mondo politico. Sulla questione, infatti, è intervenuto il sindaco Piero Fassino, al termine di un dibattito fra maggioranza e opposizione incentrato sui rapporti da tenere con la comunità islamica. Al primo cittadino non è piaciuta la presa di posizione dei 30 docenti contro il proprio ateneo: “Non vogliamo fornire sostegno all’occupazione militare e alla colonizzazione della Palestina – ha spiegato Fassino -. Il nostro obiettivo è far sì che Torino diventi sempre più una città aperta, tollerante, capace di riconoscere ogni identità”. E ha aggiunto: “Stigmatizzo chi propone di boicottare l’accordo”.

07/12/2011

L’alta velocità non fa discutere solo in Piemonte

Uno dei container della Pizzarotti installato nel cantiere dell'Alta Velocità tra Tel Aviv e GerusalemmeUn piccolo consiglio comunale contro un colosso delle costruzioni: succede a Rho, in provincia di Milano, dove  la maggioranza di sinistra ha adottato una risoluzione contro la Pizzarotti s.p.a., azienda italiana leader del settore edile e colpevole – secondo il documento – di prendere parte ai lavori per una linea alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme. Una decisione singolare – è il primo caso in Italia – visto che la società è privata e l’alta velocità non di per sé un crimine. E mentre domani in Val di Susa sfileranno tre cortei contro il Tav Torino-Lione, colpisce che un consiglio comunale nostrano adotti una risoluzione per condannare un cantiere che ha sede all’estero. (continua…)

01/06/2011

Format FuturaTv puntata numero due

Filed under: Notizie — Tag:, , — Futura Online @ 15:55

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18/05/2011

Israele-Palestina: il conflitto secondo il poeta Samih Al-Qasim

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , , — lorenzacastagneri @ 13:10

Samih Al-Qasim (Fonte: Google Immagini)

“Noi vogliamo la pace tra Israele e la Palestina, nel pieno rispetto dei diritti umani e delle leggi internazionali”.

Samih Al-Qasim, 72 anni, è un intellettuale palestinese con passaporto israeliano. E’ nato a Zarqa in Giordania, quando suo padre faceva parte dell’esercito di Re Abdallah, ma le origini della sua famiglia sono a Rameh, città palestinese dell’Alta Galilea. In seguito alla guerra del 1948 la sua famiglia è stata costretta ad abbandonare la sua città e ora vive in Israele. Al-Qasim ha lavorato per diversi quotidiani, ma è conosciuto soprattutto per le sue raccolte di poesia. Lo scrittore da sempre si batte per i diritti del popolo palestinese, e quest’anno ha fatto parte della delegazione giunta in Italia per il XXIV Salone Internazionale del Libro di Torino.

Quale immagine del suo paese ha voluto trasmettere ai visitatori del Lingotto?

“Il messaggio che ho voluto portare al Salone del Libro sulla Palestina non è nuovo. Quello che voglio far capire a Torino, all’Italia, all’Europa e al mondo intero è che noi palestinesi da sessantatre anni viviamo in una condizione di profonda sofferenza. Ne abbiamo abbastanza. Noi palestinesi ci sentiamo vittime del terrorismo e della violenza”. (continua…)

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