Futura

19/04/2016

Giornalismo, magistratura e intercettazioni nel corso di formazione dell’Odg

Filed under: Cronaca,Futura,Notizie — Tag:, , , , , — Francesco Beccio @ 15:26

Al Centro Incontri della Regione Piemonte si tiene oggi il dibattito “Giornalismo e Magistratura”, valido come corso di formazione per gli iscritti all’Ordine. Un’occasione per parlare del rapporto tra il giornalista e il magistrato e tra il giornalista e l’avvocato. Temi cruciali dell’incontro, l’utilizzo delle nuove tecnologie e l’annoso problema delle intercettazioni telefoniche, con relativi usi e abusi.

A intervenire, Marcello Maddalena, magistrato ed ex Procuratore della Repubblica di Torino, il presidente del Consiglio Territoriale di Disciplina dell’Ordine, Sergio Ronchetti, l’avvocato Giulio Bonadio e Vincenzo Tessandori, già inviato speciale della Stampa, tra i maggiori esperti italiani di terrorismo.

“Giornalisti e magistrati hanno compiti ben precisi – commenta Marcello Maddalena -. I primi dovrebbero parlare di un fatto, mentre i secondi hanno il compito di accertare la verità. Entrambi non devono essere né ostili né compiacenti nei confronti delle persone o delle vicende che trattano”.

“Tra magistrato e giornalista c’è un rapporto molto delicato – nota Tessandori -. Il giornalista deve evitare il rischio di diventarne succube. Così come, con l’avvocato, deve evitare il pericolo di trasformarsi in complice. In che modo? mantenendo la schiena dritta e la propria autonomia. I legali, spesso, danno notizie perchè è loro interesse che vengano pubblicate. Spetta al giornalista essere sufficientemente perspicace per rendersene conto e non lasciarsi strumentalizzare”. Le ricerche possono essere fatte in maniera indipendente da un giornalista, anche se la verità che ne esce è parziale. Proprio per questo motivo avere un buon rapporto con magistrati e avvocati è importante. “Le nuove tecnologie – prosegue Tessandori – mettono in luce un aspetto ancor più delicato: il controllo delle notizie. Si rischia di perderlo totalmente se non si va a controllare alla base chi è a fornirle. Il giornalista, per conformazione professionale, non dovrebbe fidarsi nemmeno di se stesso”.

Altro elemento fondamentale, quello delle intercettazioni telefoniche. “Emblematico il caso del ministro Guidi – spiega Sergio Ronchetti -. Si tratta di un fatto privato e, secondo me, è da pubblicare. Il confine rimane molto sottile: il magistrato può ritenere rilevante per la sua inchiesta l’utilizzo del traffico telefonico. A mio avviso il giornalista, nel momento in cui viene a conoscenza di un atto pubblico, deve attivare la propria sensibilità per cogliere la rilevanza di un particolare che può diventare notizia e meritare, quindi, la pubblicazione”.

Gioco d’azzardo, le nuove regole della Regione Piemonte

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, — Daniele Pezzini @ 11:00

Divieto di collocare macchinette per il gioco d’azzardo nei locali situati a meno di 500 metri da scuole, ospedali e luoghi di culto, ma anche sportelli bancomat e negozi di pegni o compro oro. Corsi di formazioni sulle ludopatie predisposti dalle Asl per tutti gli esercenti e i dipendenti delle sale da gioco. Sanzioni amministrative fino a 15.000 euro per chi non rispetta questi obblighi.

Il Consiglio Regionale del Piemonte si prepara ad approvare il disegno di legge per il contrasto al gioco d’azzardo patologico. L’obiettivo è quello di rendere operative le nuove norme prima che entri nel vivo la campagna elettorale per le elezioni amministrative.

Il testo in discussione a Palazzo Lascaris, approvato dalle commissioni commercio e sanità con il sostegno di tutte le forze politiche, accorpa il pdl 112 e il ddl 126, presentati rispettivamente a febbraio e aprile 2015. I principali destinatari della legge sono i comuni e le Asl: i primi dovranno individuare i luoghi sensibili in cui vietare l’installazione di slot machine e potranno predisporre degli incentivi per i cosiddetti esercizi “slot no grazie”; alle aziende sanitarie spetterà invece il compito di promuovere le iniziative di sensibilizzazione e educazione preventiva, oltre ovviamente alla gestione delle attività cliniche, che vanno dalle cure psicologiche al reinserimento sociale.

Secondo gli ultimi dati, in Piemonte si spendono ogni anno oltre 5 miliardi di euro per il gioco d’azzardo, escludendo le giocate effettuate online, che non possono essere distinte su base regionale. A partire dal 2005, l’anno della prima rilevazione specifica, i giocatori patologici trattati dalle Asl piemontesi sono aumentati del 643% e, dato particolarmente preoccupante, molti di loro sono giovanissimi. Oltre il 40% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni dichiara di aver giocato almeno una volta nella vita e, secondo le stime, l’8% dei giocatori patologici ha meno di 18 anni, nonostante sia espressamente vietato l’accesso alle sale slot ai minorenni.

14/04/2016

Cooperazione internazionale: la Regione riparte con otto progetti

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , , — Federica Frola @ 14:32

“Finalmente riportiamo in Giunta Regionale il tema della cooperazione internazionale, per anni considerato un argomento su cui apportare tagli e non investimenti”, Robertò Montà, sindaco di Grugliasco e presidente coordinamento Comuni per la pace (Cocopa), alla conferenza di presentazione del bando “Piemonte&Burkina Faso – partenariati territoriali per un futuro sostenibile”. E l’assessora alle Pari opportunità Monica Cerutti gli fa eco: “Siamo tornati a dare legittimazione politica a questo tema, impedendo così al terrorismo di allontanarci dal sud del mondo”.

Ventotto fondazioni, di cui sette piemontesi, promotrici di “Fondazioni For Africa Burkina Faso”, e la Regione Piemonte hanno finanziato otto progetti di cooperazione decentrata. Il contributo totale assegnato è di 103 mila euro di cui 53 mila della Regione e 50 mila delle Fondazioni. Le iniziative mirano a promuovere il diritto al cibo, la sicurezza alimentare e i sistemi agricoli in diverse aree del Paese africano, tra i più poveri al mondo secondo gli indici di sviluppo. Dal 1997 il programma di lotta alla povertà nella zona Sub sahariana ha permesso la realizzazione di oltre 550 progetti coinvolgendo oltre 800 soggetti, tra associazioni, enti pubblici e privati, Ong, Università, e più di 400 in Africa.

All’incontro è intervenuto Oumaou Lenglengue, 38 anni originario del Burkina Faso: “Non date il pesce al contadino, insegnategli a pescare”. La sua cooperativa di Acqui Terme “Crescere insieme” e il Comune di Bistagno per il primo anno partecipano al bando. “Teingo Soore: la strada per il cambiamento” è un intervento a Village Betta che si concentra sulla riorganizzazione della produzione agricola. “Un gruppo di rifugiati che hanno incrociato il Burkina nel loro viaggio, una volta in Italia sono stati coinvolti da una start-up di Canelli, Maramao Agricoltura bio, in cui imparano a coltivare e ad autogestirsi il lavoro”.

Oltre al progetto di Bistagno sono stati presentati quelli di Piossasco, Moncalieri, Beinasco, Grugliasco, Fossano, Chieri e Villar Perosa. “Da anni collaboriamo a distanza con una comunità di suore nel nord – racconta il sindaco di Villar Perosa Marco Ventre – L’obiettivo è migliorare la situazione economica del luogo. Fino al 2012 un gruppo andava sul territorio, mentre in questi anni più difficili si progetta nel nostro Comune grazie alla partecipazione delle scuole e di tutta la comunità”.

“Grazie a questo bando si dà una risposta concreta anche al problema migranti perché riporta i diritti in Paesi come il Burkina – ha aggiunto Montà -. Nessuno migra, rischiando la vita, se a casa propria si vive bene. Lavoriamo, quindi, su progetti che, non solo mobilitano risorse, ma costituiscono istituzioni democratiche”.

Il sindaco firmerà in settimana insieme al presidente del consorzio Ong Piemontesi, Umberto Salvi, un protocollo d’intesa “per la promozione della cultura della pace e della cooperazione allo sviluppo sul territorio piemontese” per rafforzare il rapporto tra le varie realtà civili. “Parliamo di un bando che costruisce reti e non erige muri: uno strumento di conoscenza reciproca – spiega Salvi -. Nord e Sud del mondo non sono lontani: sono formati da comunità che insieme possono riconoscere e affrontare pericoli e problemi”.

La psicologia delle mafie: un seminario alla “fabbrica delle E”

Chiunque immagini il mafioso come un pistolero anni ’20 dei film americani, è sulla strada sbagliata. E’ questo il messaggio lanciato oggi, ancora una volta, dal palco del seminario “mafia e dintorni”, organizzato dall’ordine degli psicologi del Piemonte. L’incontro, diretto sia agli esperti del settore sia alla cittadinanza, si è svolto nella “Fabbrica delle E”, gestita dall’associazione “Libera” e dal “Gruppo Abele”, un edificio noto a Torino per essere un attivo laboratorio di legalità.

A confrontarsi sulla “mentalità mafiosa” e sull’impatto che le organizzazioni hanno nei confronti delle vittime e della cittadinanza, sono intervenuti accademici da molte parti d’Italia.

“Questi studi sono nati dal dipartimento di Psicologia dell’Università di Palermo, che si è interessato alla psiche mafiosa sin dal ’92, subito dopo le stragi, grazie al lavoro del prof. Lo Verso – ricorda Luciana Calvarese – Negli ultimi 7 anni, però, sono approdati anche anche all’università di Brescia e stiamo lavorando affinché si allarghi sempre di più la conoscenza sui nuovi strumenti di pervasività psicologica e sociale delle mafie.”

“Le recenti operazioni della polizia e della magistratura, da ultimo il processo Minotauro – sostiene Antonino Giorgi – hanno messo in evidenza le nuove caratteristiche e il successo delle organizzazioni mafiose al Nord, soprattutto della ‘ndrangheta che, accanto ad una struttura verticistica, ne affianca una orizzontale e familistica nei vari settori economici e geografici del Paese.”. Un’organizzazione, la ‘ndragheta, che non solo ha imparato dagli errori delle sue “malvage sorelle”, Cosa Nostra e Camorra, ma che interpreta i territori in cui si radica al di fuori della terra d’origine come vere e proprie “colonie”, pezzi di altra-Calabria.

La Stato, secondo gli studiosi, ha compreso troppo tardi l’importanza di analizzare la psicologia criminale e l’evoluzione storica del fenomeno mafioso, tralasciando spesso di comprendere che anche al Nord vi sia un’omertà dovuta alla mancata conoscenza e alla paura.”

Ciò che davvero importa è come la “cultura” del silenzio e della gestualità, dell’accondiscendenza e dell’ospitalità, che hanno contribuito allo sviluppo della società mediterranea, sia stata corrotta dalle organizzazioni criminali, che l’hanno utilizzata per i propri fini.” Anche la strategia del confino, adottata dallo Stato, non ha condotto a risultati soddisfacenti.

Tuttavia, a parere di Giorgi “negli ultimi tempi non mancano casi virtuosi e lungimiranti. In Lombardia, ad esempio, è stata scritta una buona legge regionale, la 17/2015. Tutto sta nel renderla effettiva e nel coinvolgere sempre più psicologi e altre figure collaterali, per un contrasto efficace al fenomeno mafioso”.

07/04/2016

“Noi Italia”, l’indagine che racconta la nostra evoluzione

Filed under: Cronaca,Futura,Notizie — Tag:, , , , , , — Francesco Beccio @ 14:33

L’indagine “Noi Italia” dell’Istat mira a fare un punto della situazione del nostro Paese su diversi fronti. Decine di dati che ci permettono di analizzare la situazione economica e sociale del territorio italiano.

Popolazione italiana: in 3 regioni più di 20 milioni di persone

Il primo dato che balza agli occhi è quello sulla popolazione residente. Nel 2014, oltre un terzo degli italiani è concentrato tutto in tre regioni: Lombardia, Lazio e Campania. A questo proposito, è importante il dato riguardante gli stranieri residenti in Italia. Il gradino più alto del podio va alla Lombardia che ne ospita oltre un milione. Secondo e terzo posto per Lazio e Emilia-Romagna, che superano i 500mila. Ultimo in questa graduatoria la Valle d’Aosta, che ne ha poco più di 9000 su una popolazione di circa 130mila persone.

Furti: Emilia-Romagna maglia nera

Nella classifica delle regioni con il maggior numero di furti troviamo al primo posto l’Emilia-Romagna con 3500 furti ogni 100mila abitanti. Non se la passa meglio il Piemonte, che si trova in quarta posizione con i suoi 2941 furti. Nel 2014, cresce anche il numero dei detenuti. Al primo posto l’Umbria che conta 152 persone su un campione di 100mila abitanti. Piemonte 12esimo con 81.

Istruzione: il paradosso del Mezzogiorno

Un altro macrosettore all’interno dell’indagine è quello relativo all’istruzione. Sono quattro le regioni che figurano sempre nei peggiori posti: Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Un paradosso, se si pensa che nel 2013 proprio queste quattro regioni sono quelle che hanno speso più soldi pubblici per istruzione e formazione (Tutte con percentuali che variano tra il 6,5 e il 6,3% del Pil regionale). Anche qui, il Piemonte si colloca nelle posizioni centrali. Nel 2013, il 15% ha abbandonato gli studi (prima la Sicilia con il il 25,4%) e il 22,5% di giovani che non studiano e non lavorano (sempre prima la Sicilia con il 49%).

Sanità: Piemonte tra le migliori

Passando al settore sanitario, le regine sono Trentino, provincia di Bolzano e di Trento. Per quanto riguarda i posti letto, il Piemonte, nel 2012, si posiziona in settima posizione con 3,7 ogni 100 abitanti. Fanalino di coda la Campania con i suoi 2,7. Altra buona posizione per quanto concerne la mortalità infantile. In Piemonte, nel 2012, sono 2,3 i decessi ogni 1000 nati vivi. Quasi il doppio quelli della Calabria (4,5) nello stesso anno. Quinto posto, invece, per quanto riguarda il tasso di mortalità di tumori. Con quasi 26 persone per 100mila abitanti, nel 2012, il Piemonte è quinta dietro a Lazio (26,3), Campania (26,4), Lombardia (27,1) e Friuli (27,2).

Da questa indagine viene fuori che il Piemonte è tra le regioni più equilibrate, senza grandi picchi negativi o positivi. Si tratta, in alcuni casi, di un leggero peggioramento e in altri di stabilità continuativa nel corso degli ultimi dieci anni.

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