Futura

25/05/2016

La sfida di Rizzotti: creare la crema personalizzata

Filed under: Notizie,Young — Tag:, , — Federica Frola @ 11:32

Se non sai mai quale cosmetico scegliere, Francesco Rizzotti ha la soluzione ideale: “Fattela Tu la crema”. Ventotto anni a dicembre, ingegnere chimico originario di Bardolino in provincia di Verona, ha studiato a Torino a cui ora è legato lavorativamente. La sua azienda Hekatè fa parte di i3P, l’incubatore del Politecnico. “L’idea è nata all’incirca due anni fa per rispondere all’esigenza della mia ragazza, Aurelie Sabatier, che di fronte alle mille proposte del mondo cosmetico non capiva mai quale prodotto fosse adatto alla sua pelle – spiega il giovane imprenditore -. Così ho formulato il primo prodotto con gli ingredienti giusti per lei”.

Rizzotti non si è, però, fermato alla richiesta occasionale e ha deciso di ampliare la ricerca. Dopo un anno e mezzo di sviluppo, costruzione del laboratorio e acquisizione delle certificazioni, la produzione è stata lanciata a dicembre del 2015. “Ho deciso di semplificare il processo – racconta l’ingegnere -. Andando sul sito di Hekatè, l’utente comincia a ideare la propria crema: le dà un nome, indica le proprie esigenze cutanee – rughe, pelle sensibile, allergie -, poi l’effetto desiderato – lifting, purificante, ristrutturante, nutriente e così via -, e infine seleziona gli ingredienti principali – fragranza, principi attivi e estratti– per oltre 1 milione e mezzo di combinazioni”.

Il giovane ingegnere offre gli strumenti ai consumatori per esprimere la propria singolarità: Hekatè è di fatto la prima azienda al mondo in cui il cliente può mettere mano alla formulazione dei propri cosmetici.

Rizzotti si avvale di diversi collaboratori, sparsi per l’Italia e l’Europa: dall’incubatore del Politecnico di Torino, che gli fornisce consulenza di digital marketing, a Parigi dove vive il product designer che progetta i packaging personalizzati. “Le formulazioni sono invece il mio lavoro quotidiano – dice -. Nei periodi in cui ho più richieste chiedo aiuto ad altri colleghi. Ci sono due figure che mi aiutano nelle questioni burocratiche: da un lato i3P che mi mette in contatto con investitori e interessati, dall’altro il valutatore della sicurezza che si interfaccia con la realtà scientifica”. Un’ulteriore possibilità per il compratore è quella di fare il test del DNA per capire di quali geni, utili a sintetizzare le sostanze che mantengono la pelle sana, è più carente. “Certo, il nostro target-tipo sono persone tra i 25 e i 50 anni, per l’80% donne, con una capacità di acquisto medio alta – aggiunge Rizzotti -. Il costo dei nostri prodotti va dai 50 ai 98 euro per boccetta di crema, 190 euro se si vuole fare il test del DNA. Anche se per l’utente finale è molto facile ordinare la formulazione ad hoc, per noi è una vera sfida: l’emulsione è, infatti, chimicamente instabile”.

L’ingegnere fa parte di quella sempre più numerosa cerchia di giovani italiani che provano a mettersi in gioco e a scommettere sul proprio futuro lavorativo. Per creare Hekatè ha, infatti, abbandonato il lavoro a tempo indeterminato in un’azienda farmaceutica: “Si è trattato di avere un pizzico di coraggio – conclude -. La vera difficoltà è il contesto italiano che non è ancora pronto per questo tipo di prodotti. Ho fatto un viaggio, l’anno scorso, in Silicon Valley e ho notato che lì c’erano condizioni più favorevoli per dare vita alla start up, ma non volevo perdere il made in Italy: ci tenevo che le competenze di ricerca e sviluppo rimanessero qui, dando un occasione alla clientela della penisola. Se, però, parli di Hekatè a un americano ti dice: ‘che figata!’, l’italiano dovrà prima essere sicurissimo che il prodotto trovato su internet non sia una fregatura: ‘Ma sarà sicuro?, Chi sono questi?’, sono le domande più comuni che mi rivolgono”.

03/05/2016

Poli, tutto esaurito per le lezioni di hackeraggio

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , — Sara Iacomussi @ 09:55

Ancora hackeraggio, ancora sold out. Torna al Politecnico l’evento organizzato da Jetop e dedicato ai patiti dei computer sulla sicurezza informatica. Anche questa volta l’aula, la cui capienza massima è di 140 persone, sarà piena, lasciando fuori chi non è riuscito ad accaparrarsi il biglietto in tempo. “Abbiamo provato a chiedere una sala più grossa – spiega Luca Pezzolla, presidente di Jetop – ma purtroppo al Poli è sempre complicato gestire gli spazi”.
Dalle 15 alle 19 dietro la cattedra ci sarà il team di Kpmg, un network di consulenza attiva in 155 paesi e che fa parte delle “Big Four”, le quattro società di revisione che a livello mondiale si spartiscono la grande parte del mercato. “È un evento più teorico rispetto all’altra volta – prosegue Pezzolla – ma segue lo stesso filone: non ci sarà la simulazione su un caso specifico, ma verrà presentata una panoramica più ampia sulla sicurezza informatica”.
Il talk ha, infatti, lo scopo di introdurre al mondo della Cyber Security andando ad analizzare le principali minacce e la figura dell’hacker. Si vedranno poi alcuni esempi di attacchi e si discuteranno le principali contromisure.

13/04/2016

A scuola di hackeraggio: al Politecnico è tutto esaurito

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , , — Sara Iacomussi @ 10:12

Hackeraggio che passione: tutto esaurito al Politecnico per l’evento sulla sicurezza informatica. Un sold out che ha spinto gli organizzatori, Jetop, la Junior Enterprise dei futuri ingegneri, a programmare un secondo incontro, ma anche questo ha una waiting list al completo.

Che cosa può attirare così tanti studenti verso il mondo dell’hackeraggio? La Penetration Testing, l’attività con lo scopo di identificare e sfruttare la vulnerabilità di un sistema, ripercorrendo i passaggi di un “attaccante malintenzionato”. Non solo teoria: la simulazione verrà condotta ai danni di una macchina volutamente vulnerabile. A tenere le redini, Shielder, azienda specializzata nel campo della sicurezza informatica e dello sviluppo web.

Uno degli esperimenti di oggi, ad esempio, è quello della costruzione di una “barriera informatica” per prevenire gli attacchi esterni. “Una possibile vulnerabilità – spiega Marco Rupolo di Jetop – è quella dei siti che prevedono un trasferimento dati. Se si ha un sito in cui si effettuano pagamenti, nel database sono contenuti tutti i dati dei clienti, compresi i codici delle carte di credito: se non si adottano delle barriere di sicurezza, un hacker può ottenerli”.

“Sia oggi sia al prossimo evento – racconta Luca Pezzolla, presidente di Jetop – ci saranno 140 persone: l’aula ha la capienza più grande che siamo riusciti ad avere a disposizione per una giornata intera all’interno del Poli”. I numero, però, giocano a favore degli organizzatori: dato il sold out di “Hacker di professione”, si chiederà “una sala più ampia, anche se è difficile incastrare nella programmazione delle aule del Politecnico un evento per un’intera giornata”.

08/04/2016

Wide Eyes Factory il collettivo che fa video e grafica

Filed under: Futura,Notizie,Young — Tag:, , , — Sara Iacomussi @ 13:16

Fare il lavoro dei sogni, con il migliore amico: è quello che stanno realizzando Lorenzo Ritorto e Marco D’Almo, in arte Wide Eyes Factory, che insieme hanno creato un collettivo artistico di videomakers e grafica.

Studente di vent’anni di Design e comunicazione visiva al Politecnico il primo, di diciannove anni e matricola di Ingegneria del Cinema il secondo, il duo giovanissimo è nato di recente, ma ha già riscosso un discreto successo nello scenario torinese. “Tutto è iniziato tre mesi fa – spiega Lorenzo Ritorto – Ero stato chiamato per fare delle fotografie a una festa e mi è venuto in mente che sarebbe stato bello collaborare insieme al mio amico esperto di video. Dopo aver visto che c’eravamo divertiti, alle tre di notte, davanti a un kebab, abbiamo fondato la Wide Eyes Factory”, nome che “deriva dal fatto che per fare il nostro lavoro dobbiamo avere sempre gli occhi spalancati”.

Si definiscono un collettivo artistico perché “non escludiamo che prima o poi ci possano essere collaborazioni con altri professionisti”. Ma, dopo un mese di attivo, Ritorto e D’Almo sono molto soddisfatti: “Abbiamo realizzato una serie di lavori, principalmente video di eventi. Grazie a dei nostri contatti, abbiamo girato tre video clip per la band torinese Sunny Boys. Il primo di questi è già uscito e ha fatto 22 mila visualizzazioni. Gli altri due usciranno il prossimo mese”.

In cantiere ci sono, poi, “la realizzazione di un video per un amico dj, Bixi, e quello dei due rapper torinesi Biro e Nux. In più sta partendo la nostra collaborazione con l’Astoria (il locale in via Berthollet), in particolare con la festa Xanax Party”. E Ritorto scherza, data la natura dei frequentatori di quelle serate: “Andiamo a fare gli hipster, che è un po’ quello che siamo”.

Il resoconto di questo primo periodo di attività è positivo: “Siamo molto soddisfatti, stiamo avendo abbastanza successo per essere appena nati. Stiamo facendo gavetta, siamo giovani, ma è bello realizzare a vent’anni l’inizio di quello che si vorrebbe fare per il resto della vita, per di più con il proprio migliore amico”. Certo, non vogliono fare video di feste per sempre, ma “la base di partenza è questa: vogliamo arrivare a livelli più alti, Marco il cinema, io uno studio di design e fotografia”.

08/03/2016

8 marzo tra feste e riflessione: così lo vedono sette donne

di Francesco Beccio e Federica Frola.

“Cara amica, quest’anno ti scrivo per dirti che siamo riuscite a fare qualcosa di importante: insieme abbiamo avuto la forza di fare approvare in Piemonte una legge contro la violenza sulle donne e per il sostegno alle vittime e ai loro figli”, così Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, ha iniziato la lettera indirizzata a tutte le donne.

L’8 marzo è la giornata per ricordarci quanto loro siano importanti: mamme, nonne, figlie ma soprattutto grandi lavoratrici. A dimostralo, anche i dati: il 41% studia all’estero contro il 27 % dei maschi, e il 54 % fa uno stage durante il percorso accademico rispetto al 51% degli uomini. Tante volte, però, gli sforzi non vengono ripagati nel mondo del lavoro: solo il 64% ha un impiego stabile dopo la laurea, contro il 77% dei maschi e con uno stipendio più basso del 21%.

Anche l’Università di Torino ha celebrato l’8 marzo con il Convegno “Io parlo e non discrimino”, al quale ha partecipato, tra gli altri, la giornalista torinese Stefanella Campana.

“Credo che più che una festa, questa debba essere una giornata di riflessione. Le donne oggi sono ancora svantaggiate e in molti casi sono vittime di violenza: non c’è bisogno di una festa che lo ricordi ogni anno. E’ doveroso, invece, raggiungere una parità sul piano della carriera e dello stipendio. La maggiore consapevolezza, ovviamente, deve arrivare dagli uomini perché staremo tutti meglio se ci fosse una maggiore condivisione di valori e una diversa mentalità. Non si tratta di essere come gli uomini, ma almeno considerate alla pari”.

Stefania Bertola, scrittrice, traduttrice e sceneggiatrice torinese.

“Questa giornata ha, in determinati contesti sociali e culturali, una valenza importante: ci si confronta su quello che c’è ancora da conquistare e sulla forza necessaria per combattere le ingiustizie. Nel corso del tempo però ha assunto una connotazione di banalità: dalla mimosa alle feste in discoteca alla cena con le amiche. Una pizzata tra donne puoi organizzarla tutto l’anno, non solo oggi! Il mondo della scrittura credo sia uno dei pochi campi lavorativi in cui non esiste alcun tipo di discriminazione e, anzi, abbiamo una corsia preferenziale aiutate dal fatto che ci sono molte più donne che leggono rispetto agli uomini”.

Cristina Bignardi, Ingegnera Meccanica e professoressa associata di Bioingegneria al Politecnico di Torino

Il giorno della donna è importante perché dà la possibilità di promuovere iniziative a favore della figura femminile in un mondo gestito dai maschi. Nello stesso tempo mi urta un po’ in quanto mi fa sentire parte di una categoria debole che ha bisogno delle quote rosa per poter accedere ai posti di comando. Da quando ci hanno lasciato studiare abbiamo dimostrato di poter svolgere qualsiasi mestiere a parte quelli in cui è necessario applicare forze fisiche importanti, ma, nonostante questo, è difficile fare carriera. In paesi che si dichiarano civili, come gli Stati Uniti, le donne a parità di impegno, sono, infatti, pagate meno degli uomini e in molti settori devono ancora scegliere tra lavoro e famiglia. Ciò è inaccettabile.

Raffaella Bologna, produttrice di vino dell’azienda piemontese Braida.

“A 10 anni avevo già scelto cosa volevo fare da grande: un ruolo che vesto con passione. In quanto produttrice di vino piemontese do un sesso alle uve: produco la Barbera, che, come una donna si presenta sempre in modi diversi. “La Monella”, ad esempio, è frizzante e gioiosa come una giovane fanciulla. La festa della donna è anche una scusa per bere un buon bicchiere di spumante: al di là dell’orgoglio femminista, diventa un’occasione per celebrarsi tra colleghe e amiche. Mi preoccupo di far star bene la famiglia e gli uomini di casa, non ricevendo solo, ma offrendo amore a mio fratello, mio marito e mio figlio. Nel ruolo di enologa e titolare di azienda ciò che dico è ascoltato con cognizione di causa. I miei agricoltori, invece, a volte mi trattano come se mi mancasse l’esperienza. Nei campi, infatti, le donne tradizionalmente si occupano della raccolta di sementi, mentre i lavori che contano spettano ancora ai maschi”.

Cecilia Lasagno, arpista nata e cresciuta a Torino dove ha studiato al Conservatorio

“Trovo che sia una festa carina e penso sia bello avere un giorno dedicato a noi. Ciò che bisognerebbe cambiare di più è la mentalità degli uomini. Ancora oggi, una delle cose peggiori che puoi dire loro è paragonarli a una donna. Fossi una mamma educherei i miei figli a prescindere dal loro sesso: non bisognerebbe caricare le bambine di aspettative diverse rispetto a quelle dei coetanei maschi. Ricordiamoci che abbiamo cominciato a votare solamente 60 anni fa e che prima il genere femminile non aveva voce in capitolo. ‘Femminista’ non è una parolaccia, ma una figata”.

Assunta Confente, avvocato di Torino

“Quella di oggi è la giornata dedicata alla donna, non una festa. Purtroppo negli ultimi tempi ha assunto un valore consumistico e commerciale. Credo sia necessario riscoprire lo spirito iniziale per il nostro futuro e per quello delle nostre figlie. Sono stati fatti tanti passi in avanti, anche se la strada è ancora lunga. Una giornata dedicata a noi donne dev’essere l’occasione per fare il punto della situazione e ripartire. Quello che vorrei è un mondo dove tutti siano uguali, con le stesse opportunità, a prescindere dall’orientamento sessuale”.

Chantal Menard, pluricampionessa mondiale di kickboxing offre una lezione gratuita di difesa personale presso la palestra Thai Boxe di via Pietro Giuria 30/B.  Di Monica Merola

Il desiderio di emancipazione femminile a Torino si esprime anche con sacco, scarpette e guantoni. In una società dove è sempre più acceso il dibattito sul ruolo della donna e sulla sua tutela da parte della società, Oktagon non resta in silenzio, e offre una lezione gratuita di difesa personale per celebrare l’8 marzo. Solo per oggi, infatti, sarà possibile partecipare a uno stage con Chantal Menard, pluricampionessa mondiale di kickboxing. La prima ora di stage sarà dedicata alle principianti, mentre la seconda a chi ha già familiarità con il ring. Menard, stella della kickboxing, ha iniziato la sua carriera come modella. Dopo essere arrivata alla finale di Miss Francia nell’88, ha cominciato a praticare sport a livello agonistico, aggiudicandosi un titolo mondiale Iska e un europeo Wka.

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