Futura

08/03/2016

8 marzo tra feste e riflessione: così lo vedono sette donne

di Francesco Beccio e Federica Frola.

“Cara amica, quest’anno ti scrivo per dirti che siamo riuscite a fare qualcosa di importante: insieme abbiamo avuto la forza di fare approvare in Piemonte una legge contro la violenza sulle donne e per il sostegno alle vittime e ai loro figli”, così Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, ha iniziato la lettera indirizzata a tutte le donne.

L’8 marzo è la giornata per ricordarci quanto loro siano importanti: mamme, nonne, figlie ma soprattutto grandi lavoratrici. A dimostralo, anche i dati: il 41% studia all’estero contro il 27 % dei maschi, e il 54 % fa uno stage durante il percorso accademico rispetto al 51% degli uomini. Tante volte, però, gli sforzi non vengono ripagati nel mondo del lavoro: solo il 64% ha un impiego stabile dopo la laurea, contro il 77% dei maschi e con uno stipendio più basso del 21%.

Anche l’Università di Torino ha celebrato l’8 marzo con il Convegno “Io parlo e non discrimino”, al quale ha partecipato, tra gli altri, la giornalista torinese Stefanella Campana.

“Credo che più che una festa, questa debba essere una giornata di riflessione. Le donne oggi sono ancora svantaggiate e in molti casi sono vittime di violenza: non c’è bisogno di una festa che lo ricordi ogni anno. E’ doveroso, invece, raggiungere una parità sul piano della carriera e dello stipendio. La maggiore consapevolezza, ovviamente, deve arrivare dagli uomini perché staremo tutti meglio se ci fosse una maggiore condivisione di valori e una diversa mentalità. Non si tratta di essere come gli uomini, ma almeno considerate alla pari”.

Stefania Bertola, scrittrice, traduttrice e sceneggiatrice torinese.

“Questa giornata ha, in determinati contesti sociali e culturali, una valenza importante: ci si confronta su quello che c’è ancora da conquistare e sulla forza necessaria per combattere le ingiustizie. Nel corso del tempo però ha assunto una connotazione di banalità: dalla mimosa alle feste in discoteca alla cena con le amiche. Una pizzata tra donne puoi organizzarla tutto l’anno, non solo oggi! Il mondo della scrittura credo sia uno dei pochi campi lavorativi in cui non esiste alcun tipo di discriminazione e, anzi, abbiamo una corsia preferenziale aiutate dal fatto che ci sono molte più donne che leggono rispetto agli uomini”.

Cristina Bignardi, Ingegnera Meccanica e professoressa associata di Bioingegneria al Politecnico di Torino

Il giorno della donna è importante perché dà la possibilità di promuovere iniziative a favore della figura femminile in un mondo gestito dai maschi. Nello stesso tempo mi urta un po’ in quanto mi fa sentire parte di una categoria debole che ha bisogno delle quote rosa per poter accedere ai posti di comando. Da quando ci hanno lasciato studiare abbiamo dimostrato di poter svolgere qualsiasi mestiere a parte quelli in cui è necessario applicare forze fisiche importanti, ma, nonostante questo, è difficile fare carriera. In paesi che si dichiarano civili, come gli Stati Uniti, le donne a parità di impegno, sono, infatti, pagate meno degli uomini e in molti settori devono ancora scegliere tra lavoro e famiglia. Ciò è inaccettabile.

Raffaella Bologna, produttrice di vino dell’azienda piemontese Braida.

“A 10 anni avevo già scelto cosa volevo fare da grande: un ruolo che vesto con passione. In quanto produttrice di vino piemontese do un sesso alle uve: produco la Barbera, che, come una donna si presenta sempre in modi diversi. “La Monella”, ad esempio, è frizzante e gioiosa come una giovane fanciulla. La festa della donna è anche una scusa per bere un buon bicchiere di spumante: al di là dell’orgoglio femminista, diventa un’occasione per celebrarsi tra colleghe e amiche. Mi preoccupo di far star bene la famiglia e gli uomini di casa, non ricevendo solo, ma offrendo amore a mio fratello, mio marito e mio figlio. Nel ruolo di enologa e titolare di azienda ciò che dico è ascoltato con cognizione di causa. I miei agricoltori, invece, a volte mi trattano come se mi mancasse l’esperienza. Nei campi, infatti, le donne tradizionalmente si occupano della raccolta di sementi, mentre i lavori che contano spettano ancora ai maschi”.

Cecilia Lasagno, arpista nata e cresciuta a Torino dove ha studiato al Conservatorio

“Trovo che sia una festa carina e penso sia bello avere un giorno dedicato a noi. Ciò che bisognerebbe cambiare di più è la mentalità degli uomini. Ancora oggi, una delle cose peggiori che puoi dire loro è paragonarli a una donna. Fossi una mamma educherei i miei figli a prescindere dal loro sesso: non bisognerebbe caricare le bambine di aspettative diverse rispetto a quelle dei coetanei maschi. Ricordiamoci che abbiamo cominciato a votare solamente 60 anni fa e che prima il genere femminile non aveva voce in capitolo. ‘Femminista’ non è una parolaccia, ma una figata”.

Assunta Confente, avvocato di Torino

“Quella di oggi è la giornata dedicata alla donna, non una festa. Purtroppo negli ultimi tempi ha assunto un valore consumistico e commerciale. Credo sia necessario riscoprire lo spirito iniziale per il nostro futuro e per quello delle nostre figlie. Sono stati fatti tanti passi in avanti, anche se la strada è ancora lunga. Una giornata dedicata a noi donne dev’essere l’occasione per fare il punto della situazione e ripartire. Quello che vorrei è un mondo dove tutti siano uguali, con le stesse opportunità, a prescindere dall’orientamento sessuale”.

Chantal Menard, pluricampionessa mondiale di kickboxing offre una lezione gratuita di difesa personale presso la palestra Thai Boxe di via Pietro Giuria 30/B.  Di Monica Merola

Il desiderio di emancipazione femminile a Torino si esprime anche con sacco, scarpette e guantoni. In una società dove è sempre più acceso il dibattito sul ruolo della donna e sulla sua tutela da parte della società, Oktagon non resta in silenzio, e offre una lezione gratuita di difesa personale per celebrare l’8 marzo. Solo per oggi, infatti, sarà possibile partecipare a uno stage con Chantal Menard, pluricampionessa mondiale di kickboxing. La prima ora di stage sarà dedicata alle principianti, mentre la seconda a chi ha già familiarità con il ring. Menard, stella della kickboxing, ha iniziato la sua carriera come modella. Dopo essere arrivata alla finale di Miss Francia nell’88, ha cominciato a praticare sport a livello agonistico, aggiudicandosi un titolo mondiale Iska e un europeo Wka.

10/02/2016

Anche l’Università di Torino si mobilita per Giulio Regeni

Filed under: Cronaca,Futura,Notizie — Tag:, , , — Federico Gervasoni @ 11:35

Il rettore Gianmaria Ajani a nome dell’ateneo torinese e almeno una quarantina di docenti della nostra città hanno firmato l’appello internazionale che ha già raccolto 4600 adesioni in tutto il mondo per domandare chiarezza sull’uccisione di Giulio Regeni.
“Non è tollerabile che non ci dicano perchèe come sia morto un giovane così valoroso e impegnato – afferma Stefano Musso, docente di Storia del lavoro a Palazzo Nuovo e tra i firmatari dell’iniziativa -. L’appello vuole essere una protesta verso queste forme di tortura inaccettabili in un regime dittatoriale”.
A Torino tra chi ha sottoscritto studenti di tutte le facoltà e professori come Angelo D’Orsi, già in prima linea per boicottare l’accordo con il Technion di Haifa, la linguista Carla Bazzanella e il professore di Filosofia Teoretica Gaetano Chiaruzzi.
“In qualità di collega accademica sono molto scossa, la sua tragica vicenda ha leso la libertà e la ricerca” – dice Silvia Inaudi, ricercatrice di Storia Contemporanea. Preghiamo perché episodi di questo genere non debbano ripetersi” – conclude.

La manifestazione di solidarietà globale è partita dalla comunità accademica di Cambridge, nella quale Regeni studiava.
Due docenti dell’università inglese, Anne Alexander e  Maha Abdelrahman (quest’ultima è la professoressa che seguiva il dottorando italiano nella sua tesi) hanno, infatti scritto una lettera indirizzata al presidente egiziano Al-Sisi con l’obiettivo di far luce su quanto accaduto al giovane ricercatore, ma anche su tutti gli altri casi di sparizioni forzate, torture e morti in detenzione.
La risposta del governo egiziano non si è fatta attendere, rigettando le accuse di occultamento della verità. Per le autorità del Cairo, infatti, è impensabile che dei docenti ipotizzino tali accuse soprattutto in assenza di prove.

02/02/2016

Unito non cambia idea: l’accordo con il Technion di Haifa si farà

Filed under: Cultura,Notizie — Tag:, , , , , , , , , , , — Sabrina Colandrea @ 14:21

In risposta al gruppo di docenti che si è schierato contro l’intesa tra Unito, PolitecnicoTechnion di Haifa, temendo che l’ateneo israeliano possa utilizzare le scoperte a fini diversi da quelli scientifici, l’Università di Torino ha ribattuto: l’accordo non ha nulla a che vedere con la sperimentazione militare. Ciò nonostante, 30 professori hanno lanciato una petizione per bocciarlo. Secondo il ricercatore di Unito Alessandro Ferretti, “il Technion sviluppa sistemi di controllo e repressione della popolazione civile. Sul sito dell’ateneo israeliano si possono trovare ricerche effettuate su dispositivi, controllati da remoto, che servono a demolire le abitazioni palestinesi”. I 30 firmatari sono compatti nel ritenere che non dovrebbero esserci accordi con chi progetta armi, ma l’Università non cambia idea.

Per il prorettore Elisabetta Barberis, “ricerca e politica non possono essere confuse”. Un’opinione simile a quella del vicerettore per la ricerca Federico Bussolino: “Alle scuole elementari ci dicevano che non si possono addizionare le patate con le carote: quello palestinese è un problema enorme, che non si risolve di certo boicottando il progresso della scienza”. L’accordo con il Technion deve essere inquadrato in un’ottica culturale. “Non si tratta di un’intesa ‘sionista’ – ha aggiunto Bussolino – Non ci sarà scambio a livello industriale e non sono previsti stage per i ricercatori italiani in aziende israeliane. Questo dovrebbe dimostrare lo spirito esclusivamente scientifico dell’accordo”.

L’argomento ha coinvolto anche il mondo politico. Sulla questione, infatti, è intervenuto il sindaco Piero Fassino, al termine di un dibattito fra maggioranza e opposizione incentrato sui rapporti da tenere con la comunità islamica. Al primo cittadino non è piaciuta la presa di posizione dei 30 docenti contro il proprio ateneo: “Non vogliamo fornire sostegno all’occupazione militare e alla colonizzazione della Palestina – ha spiegato Fassino -. Il nostro obiettivo è far sì che Torino diventi sempre più una città aperta, tollerante, capace di riconoscere ogni identità”. E ha aggiunto: “Stigmatizzo chi propone di boicottare l’accordo”.

14/04/2015

Tubo antincendio rotto al Campus Einaudi

Filed under: Cronaca,Notizie — Tag:, , , — Sabrina Colandrea @ 10:51

Lezioni saltate e esami di laurea posticipati questa mattina al Campus Einaudi (lungo Dora Siena 100) dell’Università di Torino. Durante la notte, infatti, si è verificato un guasto a un tubo antincendio che ha fatto scattare l’allarme, allagato i sotterranei e danneggiato una centralina. L’acqua è arrivata anche al primo piano, rendendo impraticabile l’ingresso.

Gli studenti arrivati come sempre alle 8 per seguire le lezioni, e anche alcuni laureandi in attesa di sostenere l’esame finale, sono rimasti fuori dalla struttura.

I vigili del fuoco hanno dichiarato inagibile l’edificio fino ad avvenuta riparazione. In un primo momento sembrava che la situazione si potesse risolvere entro le 10. In realtà, le attività riprenderanno regolarmente a partire dalle 12.

 

 

15/01/2015

L’artista Michelangelo Pistoletto presenta a Torino il “Terzo Paradiso”

Terzo Paradiso

Terzo Paradiso

Avete mai sentito parlare di “Terzo Paradiso”? Oggi finalmente potrete scoprire di cosa si tratta: alle 17.30, presso la nuova Aula Magna della Cavallerizza Reale (via Verdi 9), l’artista biellese Michelangelo Pistoletto presenterà il celebre simbolo di sua invenzione. L’incontro sarà moderato dal rettore dell’Università di Torino, Gianmaria Ajani, e dal professore di Estetica Federico Vercellone ed è organizzato dal Goethe-Institut, in collaborazione con GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, grazie al contributo della Compagnia di San Paolo.

Pistoletto, pittore e scultore italiano appartenente alla corrente dell’arte povera, ha ideato il simbolo del Terzo Paradiso nel 2003, allo scopo di rappresentare la fusione tra due mondi. Nella sua concezione, il primo Paradiso è una sorta di Eden laico, che coincide con il momento in cui tra uomo e natura c’era piena integrazione, mentre il secondo è la fase che stiamo vivendo, in cui tutto è reso possibile dalla tecnologia. Con le parole dell’artista, il progetto del Terzo Paradiso, raffigurato come un’evoluzione del segno matematico dell’infinito, «intende condurre l’artificio, ovvero la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica, a restituire vita alla Terra». La speranza di Pistoletto è che ogni essere umano scelga di contribuire alla creazione del mito del Terzo Paradiso, impegnandosi a rifondare dei comportamenti etici comuni.

Negli anni, il tema è stato declinato in happening cui hanno preso parte moltissime persone di tutte le età, unite dall’intento di proporre un messaggio di rispetto verso la natura attraverso l’arte, fulcro della trasformazione sociale responsabile. Nel 2012 si è anche svolto il primo “Rebirth-day”, festa del Terzo Paradiso e celebrazione universale del cambiamento.

La conferenza di Pistoletto si inserisce all’interno di un ciclo dal titolo “L’immagine come ambiente culturale”. Il professor Federico Vercellone ha così spiegato la necessità di riflettere su questo tema: «Viviamo in un mondo dominato dall’immagine, ma dobbiamo proprio arrenderci all’idea che sia fatuo o è possibile trovare ancora degli elementi di senso? Si tratta di un problema di etica dell’immagine piuttosto urgente. Si pensi al terrorismo. Quali immagini vogliamo mostrare? Siamo sicuri di voler vivere circondati da immagini negative?».

Vercellone ha poi continuato: «In medicina si ricorre spesso alla “terapia del paesaggio”, che palesa l’influsso benefico dell’immersione in un ambiente naturale sull’essere umano. L’immagine, anche quando è positiva, ha un enorme potere». Non a caso per il secondo incontro del ciclo la scelta è ricaduta su Michelangelo Pistoletto, che ha lavorato spesso combinando immagini e specchi, posizionati in modo da dare al visitatore l’impressione di trovarsi immerso in svariati contesti.

«La ricerca artistica di Pistoletto apre alla possibilità che l’immagine non abbia solo un valore contemplativo, ma strategico. Pistoletto ha dato vita alla “Città dell’arte“, una fantastica istituzione che utilizza l’arte come motivo educativo, intervenendo a diversi livelli. Per esempio utilizzando creativamente le risorse per dare vita a progetti di design dei rifiuti», ha concluso Vercellone.

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