Thyssen: ritrattano i testimoni indagati

“Andrea Cortazzi mi diede due fogli con delle domande, presumibilmente quelle che mi avrebbero fatto il giorno successivo (…) Mi disse che non voleva in quel modo invogliarmi a testimoniare il falso, ma solo farmi ricordare meglio”. Queste sono le parole di Luigi Veraldi, ex dipendente della ThyssenKrupp, che hanno riaperto la discussione sugli ex lavoratori dell’azienda indagati per falsa testimonianza. Lo scorso 10 novembre Veraldi e altri due testimoni della difesa avevano negato di aver incontrato i colleghi prima dell’udienza, ma dalle risposte date oggi ai pm (Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso) è uscito uno scenario nuovo che conferma la pista dell’indagine.

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L’ex dipendente ha raccontato di aver incontrato l’ex vicedirettore dello stabilimento, Andrea Cortazzi, il 9 novembre 2009, giorno prima dell’udienza in cui fu chiamato a testimoniare. “Fu Cortazzi a chiedermi di incontrarci. Il 6 novembre scorso Cosimo Cafueri (ex responsabile sicurezza, ndr) mi chiamò per chiedermi l’indirizzo di casa, visto che doveva inviarmi l’invito a testimoniare. Io allora chiamai Cortazzi, anche se era da quattro anni che non lavoravo in Thyssen, perché era lui il mio punto di riferimento e volevo sentire qualcuno riguardo al processo. Lui mi disse di stare tranquillo. Il giorno dopo mi chiamò per chiedermi l’incontro, e non mi sembrava niente di male. Ci vedemmo a Moncalieri. Mi diede un foglio con delle domande, spiegandomi che l’indomani avrebbero potuto farmele in Tribunale. Io ne lessi solo due o tre, poi mi misi il foglio in tasca e a casa lo cestinai perché non mi sembrava giusto quello che era successo”.

Il testimone ha poi raccontato ancora che in quell’incontro “mi chiese se mi ricordavo, ad esempio, quale fosse il ruolo di Cafueri nell’azienda oppure se mi ricordavo che ci fossero stati degli incendi sulla linea 5”.  “Il mio ex superiore – ha proseguito ancora Veraldi – mi disse che qualche mese prima aveva fatto la stessa cosa con un altro ex collega che però aveva denunciato il fatto alla magistratura e quindi non era più stato sentito. In quel caso, oltre alle domande, c’erano anche le risposte, ma nei miei fogli no”. Il teste ha continuato dichiarando che “il giorno 12, dopo l’udienza, Cortazzi venne direttamente a casa mia senza preavviso. Quel giorno avevo ricevuto l’invito a presentarmi in Procura perché si indagava sulla mia falsa testimonianza. Io rimasi freddo”.

Il procuratore Raffaele Guariniello ha incalzato Veraldi chiedendogli se Cortazzi gli avesse riferito di un incontro con Cafueri, domanda alla quale Veraldi ha risposto negativamente. “Ma perché Cortazzi si dava tanto da fare?”, ha proseguito il pm. “Non so, so che era amico di Cafueri”, è stata la risposta. Prima di lui sono tornati in aula altri due testimoni, uno dei quali ha dichiarato che dopo aver lasciato la ThyssenKrupp aveva incontrato i suoi colleghi diverse volte, compreso un paio di cene e che, a cavallo del suo licenziamento nel dicembre 2008, “Cafueri mi disse che ci saremmo rivisti perché sarei stato chiamato a testimoniare e che mi avrebbe dato il piano di sicurezza nel caso non me lo ricordassi bene. Mi fu poi consegnato da un’altra persona ma io non l’ho guardato e l’ho buttato via perché non mi sembrava giusto e per lo stesso motivo non lo consegnai, come mi era stato chiesto, a un altro collega perché mi sembrava una sorta di preparazione”.

Non ha soddisfatto particolarmente i giudici, invece, il terzo testimone che, al termine dell’udienza, è stato oggetto di una contestazione con alcuni insulti, da parte di un gruppetto di parenti delle vittime.

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