Processo Thyssen – Dai teste della difesa emergono anomalie

Lex stabilimento Thyssen Krupp di Torino dopo lincendio

L'ex stabilimento Thyssen Krupp di Torino dopo l'incendio

Un sopralluogo di cinque minuti sulla linea 5, stranamente pulita, e poi l’annuncio della chiusura, che avrebbe reso inutili l’adeguamento dei sistemi di sicurezza antincendio. Questi sono alcuni degli elementi più importanti emersi dalle deposizioni dei teste all’udienza  del processo ThyssenKrupp  mercoledì al Tribunale di Torino. Nella maxiaula hanno sfilato otto teste chiamati dal difensore dell’azienda, Enzo Audisio, quasi tutti componenti del Comitato Tecnico Regionale, organismo per il controllo della sicurezza nelle industrie che usano sostanze pericolose.

La linea 5 pulita - Durante il sopralluogo del 15 gennaio 2007, su sette ore di intervento il “gruppo di lavoro” è rimasto tra i cinque e i dieci minuti alla linea 5, ha affermato l’ingegnere Ugo Riccobono, ex ispettore regionale dei vigili del fuoco per il Piemonte e la Val d’Aosta e coordinatore del gruppo. Le verifiche sono state fatte “a campione”, ha detto l’ingegnere. I partecipanti si sono soffermati “sui punti bisognosi di attenzione, identificati anche sui documenti dell’azienda e dall’esperienza personale”, reparti come la torre con “idrogeno al 100%, molto infiammabile”.
Il sopralluogo era stato annunciato, ha detto l’ingegnere al procuratore Raffaele Guariniello, “per avere degli interlocutori dell’azienda”. Guariniello gli ha anche chiesto se nella zona fossero presenti anche frammenti di carta e perdite di olio, elementi scatenanti dell’incendio mortale. “C’era solo olio idraulico”, è stata la risposta dell’ingegnere che ha destato qualche dubbio tra i presenti.
L’avvocato di parte civile Sergio Bonetto ha chiesto se i macchinari fossero in funzione e se ci fossero operai. “Erano sui pulpiti”, ha risposto. Sul perché non avesse chiesto loro informazioni sui pericoli ha poi aggiunto che “hanno le loro sedi per rappresentare proprie osservazioni e valutazioni”. Principi d’incendio, ha precisato dopo, erano stati notificati, ma in termini generici e senza specificare i reparti.
Fatto che contraddice quanto detto dallo stesso testimone: “in realtà le problematiche più serie erano relative gli aspetti antincendio più che al rischio legato alle sostanze tossiche”. “C’era già stato un incendio (quello del marzo 2002, ndr) e c’erano grosse quantità di oli e molti rischi d’iniezione per l’alta temperatura, l’energia meccanica e quella elettrica”, ha anche affermato.

Niente interventi per la chiusura – Un altro intervento significativo, che però ha trovato pochi riscontri nelle testimonianze finali dell’udienza, è quello dell’ingegnere dell’Arpa Cristina Zonato. Durante la riunione del Ctr del 21 giugno 2007, dopo la stesura delle conclusioni con le prescrizioni per migliorare la sicurezza dello stabilimento, hanno partecipato anche i due imputati, Cosimo Cafueri e Raffaele Salerno. L’azienda, avrebbero detto  i due responsabili durante la riunione, “al termine dato per l’attuazione delle prescrizioni sarebbe già chiusa. Cafueri ha fatto questo commento e il tono era abbastanza sconsolato”, ha detto la testimone al difensore Audisio. Alla dichiarazione sulla chiusura ha fatto riferimento anche l’ingegnere Michele Ferraro nell’udienza del 16 marzo.

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