Torino firma un ‘patto di condivisione’ con la comunità islamica

Da Torino un messaggio di integrazione e apertura. Oggi pomeriggio, a Palazzo Civico, la Città di Torino e i rappresentanti della comunità islamica locale firmeranno il ‘Patto di condivisione’, per promuovere l’affermazione dei valori di convivenza, il rispetto reciproco e la comune conoscenza.
Dopo Firenze, dove il sindaco Dario Nardella ha firmato ieri con l’imam Izzedin Elzir un accordo simile, anche il capoluogo piemontese compie un passo significativo sulla strada dell’integrazione, nella speranza che l’esempio venga seguito negli altri comuni d’Italia.

L’accordo, proposto dai centri islamici torinesi all’indomani degli attentati di Parigi, prevede: la costituzione di un coordinamento permanente con i centri islamici cittadini; la realizzazione di un magazine, una bacheca in tutte le moschee torinesi, in italiano e arabo, con comunicazioni sulla vita della città, realizzato da una redazione di ragazzi e ragazze di seconda generazione che sono già al lavoro su articoli e interviste; una giornata di ‘Moschee aperte’, in cui la comunità musulmana possa raccontarsi al territorio e fare entrare la città dentro i propri luoghi di preghiera.

“Il valore del patto è da un lato riconoscere che la comunità musulmana è pienamente inserita nella città – ha dichiarato l’assessora alle Politiche per la multiculturalità Ilda Curti –  dall’altro nasce dall’esigenza della comunità di comunicare per non essere schiacciata dalla cattiva informazione. È una risposta visibile e concreta al terrorismo, un atto di condanna e un impegno a riconoscersi nelle norme che regolano la convivenza civile”.

Lunedì 1 febbraio l’accordo è stato oggetto di una serrata discussione in Sala Rossa, con i consiglieri del gruppo Lega Nord che hanno criticato l’iniziativa definendola “un programma privilegiato nei confronti della comunità islamica”.
Il sindaco Piero Fassino ha risposto alle critiche dichiarando che il patto non rappresenta un privilegio o una concessione, ma ha “l’obiettivo di liberare la vita dei cittadini dalle paure, ribadendo valori di libertà, democrazia e rispetto della vita umana”.

“È un investimento per il futuro – ha concluso Ilda Curti – senza mai smarrire i principi di laicità delle istituzioni, tenendo insieme tutte le diverse componenti della nostra comunità”.

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