Torino in marcia per ricordare il partigiano Artom / Gallery

Dal binario 17 della stazione di Porta Nuova, simbolo delle deportazioni nazifasciste, alla sinagoga di San Salvario. Torino marcia in memoria di Emanuele Artom, il partigiano ebreo torturato e ucciso dalle SS italiane nella primavera del 1944. “Non c’è futuro senza memoria”, è questo lo slogan che ha guidato il corteo, composto soprattutto da studenti degli istituti superiori torinesi, che ha sfilato mostrando i cartelli con i nomi dei campi di concentramento e di sterminio.
“Come tanti altri giovani della sua generazione Emanuele Artom combattè per la libertà del nostro paese – ha ricordato il sindaco Piero Fassino nel suo intervento di fronte alla Sinagoga, nella piazzetta dedicata a Primo Levi -. Sono passati oltre 70 anni dalla Shoah, il decorrere del tempo espone questi fatti drammatici al rischio dell’oblio, ce li fa percepire come distanti dalla nostra vita. Ma non è così. Ricordare significa rendere onore a chi ha combattuto, come Artom, ma anche trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza di quella tragedia per far sì che non si ripeta”.

Fassino ha voluto anche ricordare gli attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, che proprio questa mattina hanno sconvolto l’Europa: “In queste ore siamo di fronte ad attacchi terribili e vigliacchi, che si sommano a quelli di Parigi, Ankara, Bomako e tanti altri. Noi abbiamo il dovere di reagire nei confronti di chi vuole diffondere il terrore. Anche per questo ricordare è fondamentale: ci aiuta a non piegarci all’indifferenza e alla paura”.
Come già accaduto dopo la strage di Charlie Hebdo, quella del Bardo a Tunisi e gli attentati di Parigi a novembre, Fassino ha annunciato che le istituzioni e la comunità torinese scenderanno in piazza per dire no alla violenza e al clima di paura che i terroristi puntano a diffondere in Europa. L’appuntamento è alle 18 davanti a Palazzo Civico.

Emanuele Artom nasce ad Aosta nel 1915, ma la sua vita è strettamente legata alla città di Torino: dopo aver studiato al liceo classico Massimo D’Azeglio, si laurea in Lettere all’Università degli Studi nel 1937. Da sempre su posizioni antifasciste, nel 1943 aderisce ufficialmente al Partito d’Azione e dopo l’8 settembre diventa a tutti gli effetti un partigiano. Il 25 marzo 1944 viene catturato da una pattuglia di SS italiane durante alcune operazioni di rastrellamento nelle valli a ovest del capoluogo piemontese. Dopo essere stato torturato per giorni, viene trasferito alle Carceri Nuove, dove muore il 7 aprile.

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