Ecco perchè Torino è la seconda città più “intelligente” d’Europa

Capitale italiana dell’innovazione e medaglia d’argento in Europa. Il giudizio della commissione europea, che ha assegnato a Torino la seconda posizione, dopo Amsterdam, nel concorso “European capital of innovation Award”, la dice lunga sui progressi fatti negli ultimi anni in direzione del modello ideale di smart city.

Dalle fontane “intelligenti” che raccontano la vita presente e passata dei quartieri, alla soluzione in polvere ideata dagli studenti del Politecnico per attenuare le immissioni odorose dei bidoni della spazzatura e prolungare, così, i tempi di passaggio dei veicoli per la raccolta dei rifiuti. Dal Torino social innovation, che mette insieme 40 partner tra fondazioni, istituti bancari, università, in cui l’amministrazione svolge un’attività di accompagnamento e selezione di proposte, al progetto Innovato dedicato ai dieci mila dipendenti pubblici, invitati ad esprimere delle proposte per rinnovare dal basso le istituzioni. E poi ancora il progetto Smile, in cui 350 stakeholder del territorio sono stati coinvolti per la progettazione di masterplane per smart city; e poi Firstlife, piattaforma ideata dall’università per mappare le criticità o i punti d’interesse dei quartieri, rispondendo a domande come quali sono gli spazi pubblici che dedicati agli adolescenti?

Sono numerose le proposte ricevute e sperimentate in questi anni dall’amministrazione, premiata per aver saputo convogliare gli sforzi e le promesse di business più innovative.

“In Italia, Torino ha lanciato un modello nuovo di sviluppo – spiega Michele Fatibene, funzionario presso l’Assessorato  all’innovazione, allo  sviluppo  e alla sostenibilità  ambientale  della  città -. La commissione ha riconosciuto come centrale il tema della open innovation. Ovvero di un’amministrazione che ha scelto di accentrare su di sé la responsabilità di facilitare i processi di innovazione nel territorio, non solo accompagnando le imprese finanziariamente ma diventando soggetto attivo”. Parere che emerge nelle motivazioni espresse dalla giuria di Bruxelles, sensibile a un modello di sviluppo in cui pubblico e privato collaborano per sfruttare e accrescere le potenzialità del territorio.

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