Torino, rappresentanti curdi in prima linea contro l’Isis

«Ho il sospetto che i curdi facciano la guerra che noi non vogliamo fare». Sono le parole che l’inviato de La Stampa Domenico Quirico ha pronunciato questa mattina nel corso dell’incontro “Mutamenti geopolitici in Medio Oriente. Le future prospettive del Kurdistan”. L’evento, organizzato dall’Istituto internazionale di cultura curda, si è tenuto nella Sala delle colonne del Comune di Torino. Il secondo appuntamento dopo l’incontro a Palazzo Chigi del mese scorso per sensibilizzare l’opinione pubblica sul destino di un popolo troppo spesso dimenticato.

 

Secondo l’assessore comunale alle politiche per la multiculturalità Ilda Curti «l’opinione pubblica è in preda alla semplificazione della realtà in 140 caratteri, bisogna capire che il mondo non è uniforme, che non c’è un noi contro loro, che il nemico non ha un volto solo». E il popolo curdo ha un volto diverso da quello dell’Islam integralista e intransigente. «In Kurdistan ci opponiamo all’identità tra Stato e religione – ha raccontato Sadi Pira, responsabile Esteri dell’Upk – ci sono più di 1200 organi di informazione, non esiste una prigione politica e nelle istituzioni esiste una grandissima rappresentanza femminile. Il nostro sistema disturba i Paesi confinanti. Stiamo ottenendo buoni risultati contro l’Isis, li stiamo respingendo. Saremo sempre presenti laddove ci sarà da combattere il terrorismo. Ma come ha potuto un gruppo di meno di mille persone avanzare e prendere il controllo di una città di due milioni di abitanti come Mosul?».

 

Domenico Quirico ha invitato tutti a non sottovalutare il fenomeno del Califfato: «L’Isis è un gigantesco tentativo di semplificazione e riduzione all’omogeneità – ha affermato il giornalista rapito in Siria nel 2013 – una creazione totalitaria. La ricostruzione del califfato islamico è un progetto politico e militare, con formazioni armate estremamente potenti, un’economia svincolata dai Paesi burattinai come l’Arabia Saudita, con una strategia globale precisa. I curdi sono la prima linea di questa battaglia. A breve, però, non sarà più sufficiente e dovremo affrontare direttamente l’avanzata dell’Isis».

 

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