Tre proposte di legge: reato di tortura, legalità in carcere e depenalizzazione del consumo di droga

Di Caterina Grignani e Camilla Micheletti

La fila di persone, soprattutto ragazzi, occupa le scale di ingresso del Palazzo di Giustizia. Sono tutti in attesa per sottoscrivere l’iniziativa popolare “Tre leggi per la giustizia e i diritti. Tortura, carcere, droghe”.
Oggi davanti ai tribunali delle principali città italiane sono stati allestiti banchetti per raccogliere le 50 mila firme necessarie a presentare le proposte di legge.
Argomento centrale e trainante dell’iniziativa è l’introduzione del reato di tortura. Il codice penale, datato 1930, prevede solamente un’aggravante in caso di abuso di autorità dell’ufficiale contro i detenuti (Art. 608 del codice penale).
L’urgenza di istituire questo reato, che la Convenzione Onu ha ratificato e imposto come obbligo internazionale nel lontano 1987, è recentemente stata riattualizzata dal processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001.
Le altre leggi propongono di ridurre l’affollamento nelle carceri, l’introduzione di un garante dei detenuti e il ricorso a misure alternative alla reclusione. L’ultimo punto riguarda la depenalizzazione del consumo delle droghe leggere, operando una distinzione con quelle pesanti e restituendo centralità ai servizi pubblici per le tossicodipendenze.

Le modifiche al codice penale, elaborate dagli avvocati delle numerose associazioni promotrici della campagna (Antigone, il torinese Gruppo Abele, i Giuristi democratici, Associazione Federico Aldrovandi, Unione Camere penali italiane), toccano temi controversi e attuali.
L’iniziativa è appoggiata dai consiglieri comunali Roberto Tricarico (Pd), Michele Curto e Mauro Grimaldi (Sel) che da tempo si interessano a temi giudiziari di rilevanza sociale. Tra i firmatari anche Don Ciotti.
Italo Pedaci, della funzione pubblica Cgil, è seduto al banchetto, alle undici aveva raccolto oltre 200 firme ma è fiducioso che si sfondi la soglia necessaria delle 50 mila adesioni entro luglio.
“La Cgil è tra i promotori dell’iniziativa perché in carcere, ad esempio, lavorano dipendenti pubblici ed il lavoro pubblico è sinonimo di diritto – spiega – Insieme ai consiglieri comunali che hanno aderito abbiamo già portato avanti battaglie comuni; grazie ad una di queste campagne oggi in carcere lavora personale della sanità nazionale mentre prima venivano impiegate risorse di aziende private convenzionate”.

I testi integrali delle proposte di legge si possono leggere sul sito www.3leggi.it E non mancano l’hashtag twitter #3leggi e la pagina Facebook. Proprio attraverso i social network, i più giovani sono venuti a conoscenza della campagna. I prossimi appuntamenti torinesi per aderire sono fissati per il 18 aprile a Piazza Castello, in occasione dello sciopero sindacale contro la Giunta regionale per la sanità, il welfare e i trasporti. Ed è previsto anche un banchetto serale, il 20 all’Hiroshima mon amour, durante il concerto dei Tre allegri ragazzi morti.

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