Venti giorni per studiare italiano e incontrare gli studenti torinesi

Studiare una lingua con i libri di grammatica è noioso. E’ molto più facile optare per la “tattica della sopravvivenza”: quella condizione in cui per conoscere nuove persone, uscire e divertirti sei obbligato a parlare l’idioma straniero. E in men che non si dica, con un po’ di coraggio e senza scoraggiarsi per gli inevitabili, e divertenti, strafalcioni, si impara a parlare. La Summer School dell’Unito unisce ai tradizionali corsi di lingua e conversazione una componente ludica: una formula che ha successo da ormai 15 anni. Dal 3 al 25 luglio, presso l’Auditorium Quazza, si svolgerà il corso “Italiano arte e cultura”, mentre il modulo previsto per settembre sarà incentrato sulla musica. “Facciamo parlare anche le pietre – assicura la professoressa Marie Berthe Vittoz che da decenni si occupa dell’internazionalizzazione dell’Università di Torino – è una scuola aperta a tutti, ai professionisti e agli amatori della cultura italiana”.

A questa full immersion di “italianità” partecipano persone dai 18 ai 60 anni; chi vuole riscoprire le radici di lontani parenti e chi lo fa per amore. E poi ci sono i professionisti dalla stilista giapponese che vuole imparare la lingua del paese della moda per eccellenza, al chirurgo texano che dovrà tenere un corso sulle nuove tecnologie mediche proprio all’Unito. Per questo motivo la didattica è cucita su misura così da andare in contro alle diverse esigenze. “La particolarità della nostra Summer School – prosegue la direttrice – è che coniughiamo apprendimento e divertimento. La Città di Torino per esempio ci ha fornito le biciclette per scoprire la città. E poi si assaggiano i vini perché non avrebbe senso soggiornare in Piemonte senza visitare una cantina”. E ancora si vedono film, si scoprono i musei cittadini e i dintorni della città. Una scuola poco sedentaria insomma, tanto che sono previste anche attività sportive in collaborazione con la Città di Torino. E la sera libera uscita, alla ricerca di concerti, spettacoli teatrali e serate che animano la calda estate sotto la Mole.
Le iscrizioni scadono il 3 luglio e la scuola chiuderà i battenti il 25. Sarà una squadra di professori e tutor del Dipartimento di Lingue e Letterature straniere e Culture Moderne a organizzare le attività. I corsi sono divisi in più livelli, sono tenuti da professori che assicurano l’eccellenza delle didattica e sono animati dai tutor. “I tutor sono ragazzi che studiano lingue ma che in quelle settimane parlano italiano con gli stranieri, li coinvolgono e li spronano, diventando più amici che altro” dice la professoressa Vittoz.

 

C’è anche chi, dopo la Summer School, è rimasto in Italia. “Avevo conosciuto una ragazza italiana da me in Brasile – racconta Louis Torres Guimares – ho trovato la scuola su Internet e nel 2006 sono partito per seguire la Summer School. Poi sono rimasto e mi sono iscritto all’Università, facoltà di psicologia”. Oggi Louis lavora come psicologo e sta per diventare papà. La dimostrazione che la Summer School non è proprio solo un corso di lingua.

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