Vinitaly: il prestigio del vino Piemontese che viaggia all’estero

Il padiglione del Piemonte a Vinitaly

Il padiglione del Piemonte a Vinitaly

Vinitaly è la più grande fiera espositiva di vini d’Europa. Ogni anno arrivano a Verona più di 160.000 fra visitatori, compratori ed importatori. Chi arriva in Veneto per bere un bicchiere di un vino che normalmente non potrebbe permettersi, chi per assaggiare un po’ tutte le regioni d’Italia o per partecipare a una delle tante degustazioni guidate, chi per concludere affari.

Quest’anno fra i 4.300 espositori ce n’erano ben 600 piemontesi, i quali,  spiega Salvatore Vullo del Settore tutela e valorizzazione della Regione, hanno avuto diversi motivi per ritenersi soddisfatti. A cominciare “dagli evidenti segnali di ripresa dati dal mercato”, perchè se da un lato quello italiano “è ancora piuttosto stanco e saturo”, dall’estero si avverte una “inversione di tendenza” con l’attenzione degli importatori stranieri verso il vino nostrano che torna a crescere.

Vinitaly è soprattutto un’occasione, per i produttori, di rafforzare i contatti e i canali di vendita, incontrare i clienti, presentare i nuovi vini e mantenere buoni rapporti con gli acquirenti. Per il Piemonte, che esporta il 60% della sua produzione all’estero, questo significa trattare con i propri importatori storici: Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania su tutti ma anche Russia e Giappone.

“Ad andare all’estero – continua Vullo – sono soprattutto i prodotti più blasonati che da sempre alimentano il mito e il prestigio del Piemonte: dal barolo al barbaresco, al gavi e al gattinara. Oltre a quote minori di esportazioni per il barbera d’Asti e del Monferrato e il dolcetto di Dogliani”.

Ogni anno però si aprono nuovi mercati e Vinitaly e la porta di accesso per paesi emergenti che vogliono avvicinarsi al vino italiano e in particolare a quelli piemontesi. Secondo Vullo “l’India è la novità di questi anni, un mercato molto interessante e in netta crescita”.

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