Vino italiano in cima al mondo a 30 anni dallo scandalo metanolo

Se il vino migliore è quello più vecchio, gli ultimi dati sull’export dicono che gli anni hanno reso quello italiano il primo e più apprezzato vino del mondo. Nel 2015, il Belpaese è tornato in vetta alla classifica dei Paesi esportatori di Doc e Doccg, con - rispettivamente – 3,7 e 3,3 milioni di ettolitri piazzati fra mercato Ue ed extra Ue. Rossi, bianchi e spumanti dei vitigni nostrani hanno fatto registrare un volume di vendite pari a 5,4 miliardi. Oggi, nel mondo, una bottiglia su cinque proviene dalle cantine delle nostre aziende. Gli Stati Uniti sono il nostro primo compratore, con acquisti per un valore pari a 1,3 miliardi di euro, seconda la Germania eterzo il Regno Unito con 700 milioni. Dal Chianti al Barolo, dal Brunello di Montalcino al Pinot Grigio, per finire col Prosecco: sono queste le etichette più richieste. La vera sorpresa è, però, la performance dello spumante che, con un miliardo di euro di vendite, ha sorpassato di ben una volta e mezzo il principale e più famoso rivale con le bollicine, lo Champagne francese.

L’anno d’oro del vino italiano, come ha ricordato oggi la Coldiretti nel convegno dal titolo Accade domani, giunge a trent’anni dallo scandalo del metanolo, la truffa per adulterazione delle bottiglie che costò la vita a decine di persone e il marchio di infamia all’immagine di numerose aziende del made in Italy. Era il marzo 1986, quando, in seguito alle segnalazioni di alcuni casi di intossicazione registrati a Milano, al sostituto procuratore della Repubblica, Alberto Nobili, era stato dato l’incarico di fare luce su quello che si sarebbe rivelato come uno dei più clamorosi casi di contraffazione del settore alimentare. La vicenda si chiuse con la condanna a 14 e 4 anni di carcere per i principali responsabili, proprietari della ditta Ciravegna di Narzole, in provincia di Cuneo. Dagli esiti dell’indagine risultarono coinvolte circa sessanta aziende, che vendevano vino prodotto con l’aggiunta di alcol metilico di sintesi. Gli imputati, che dovettero rispondere dell’accusa di omicidio plurimo colposo e lesioni permanenti (furono diversi i casi di cecità e danni neurologici), si resero responsabili delle pesanti ripercussioni che travolsero l’intero settore vitivinicolo. Il 1986 si chiuse, infatti, con una contrazione delle vendite pari al 37%. Una pagina nera per l’Italia e i produttori di vino, superata solo grazie alla forza di una tradizione millenaria e alla rinomata qualità della produzione nostrana. Dimenticare non è consentito, ma per i produttori italiani è tempo di far tintinnare i calici.

 


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